venerdì 26 aprile 2024

Strumenti Rituali Wiccan

 


Nelle pratiche wiccan vengono utilizzati numerosi e svariati oggetti, ciascuno con una precisa funzione pratica o simbolica.
Sull’altare del Mago ne abbiamo visti quattro strettamente correlati agli Elementi e ai semi degli arcani minori: la bacchetta,
la spada, la coppa e il pentacolo. I primi due hanno valenze maschili e rappresentano rispettivamente l’Aria e il Fuoco. La bacchetta che a volte assume la forma di un bastone vero e proprio
serve per dirigere le energie, è la forza coagulante. La spada che
invece serve per delimitare il cerchio ha una funzione difensiva,
è il solve. L’athame, il pugnale col manico nero, uno dei principali strumenti della Wicca, oltre ad essere il corrispettivo della
spada spesso assolve anche alle funzioni della bacchetta. E qui
esiste un problema di corrispondenze in cui molti inciampano:
nella tradizione esoterica della Golden Dawn, ripresa dalla Wicca, all’aria è associata la daga (o la spada o il coltello), mentre
al fuoco è associata la bacchetta (o il bastone). L’aria è associata all’est, mentre il fuoco è associato al sud. In questa stessa
tradizione esoterica, quando si traccia la croce cabalistica, gli
arcangeli che presiedono alle direzioni sono ad est Raphael, a
sud Michael, a ovest Gabriel, e a nord Uriel: a livello iconografico
Raffaele è rappresentato con il bastone del pellegrino, mentre
Michele tiene in mano la spada fiammeggiante: spada e bastone
in questo caso si trovano invertiti, la spada è fuoco, mentre il
bastone è aria. Coppa e Pentacolo simboleggiano invece la parte
femminile, Acqua e Terra. La Coppa è un calice consacrato mentre il Pentacolo può assumere forme diverse.
Se ci rivolgiamo alla tradizione wiccan in realtà gli strumenti tradizionali della strega sono sette: l’athame, il pentacolo, la bacchetta, l’incensiere, la corda, il coltello dal manico bianco e la frusta.
La spada è il corrispettivo dell’athame, mentre per un motivo
ben preciso la coppa (e il suo corrispettivo il calderone) e la scopa non sono presenti. Se ci pensate né coppa, né scopa vengono
citate nella Cantica delle Streghe (la Witches’ Rune)32.
Gli strumenti sono molto personali e dovrebbero avere per chi
li usa un valore che va oltre al semplice elemento estetico o
economico. Per questo motivo, come abbiamo già detto, vengono spesso fabbricati artigianalmente o modificati, impregnandoli
così della propria energia. Altrimenti possono essere reperiti un
po’ ovunque come nei mercatini dell’usato o in alcuni negozi. In
questo caso è però cosa saggia scegliere senza fretta, aspettando un oggetto che ci attiri particolarmente o che ci comunichi
qualcosa, quasi come fosse lui a scegliere noi. Naturalmente per
preservarne e aumentarne la sacralità gli strumenti rituali vengono utilizzati unicamente all’interno del Cerchio di Potere.
Da quali strumenti iniziare quindi? Siamo pratici: in primo luogo
da quelli che vi serviranno effettivamente per la consacrazione
del Cerchio: in primis l’athame (che comunque almeno all’inizio
assolverà sia alla funzione di bacchetta che di spada), poi l’incensiere e il pentacolo:
Athame
È l’oggetto più irrinunciabile per chi pratica la Wicca, è un pugnale a doppia lama, solitamente non affilato e dalla punta non
necessariamente acuminata, con il manico nero.
Di aspetto palesemente fallico, è strettamente correlato ai simbolismi maschili e della fertilità, ma rimanendo pur sempre un’arma, sebbene solo nella forma, simboleggia anche la potenza e la
forza fisica. E’ tradizionalmente associato all’Est e all’elemento
Aria visto che non si tratta infatti di un oggetto atto ad offendere, tanto meno da impiegare per lavori manuali quali incidere o
tagliare (per questi scopi si usa il bolline o il coltello dal manico
bianco), tuttavia la sua natura di arma lo lega anche all’elemento fuoco: il dibattito all’interno della tradizione esoterica e
della Wicca è ancora aperto. Assolvendo alle funzioni di spada e
bacchetta, solve e coagula, la sua natura può comunque essere
legata sia all’aria che al fuoco.
L’Athame serve per incanalare e convogliare le energie. Di fatto
si comporta come un prolungamento del braccio del mago. Raccoglie l’energia e la concentra, liberandola dalla punta. Non a
caso il manico è spesso di colore nero, che permette un maggiore assorbimento energetico. Come gradevole effetto collaterale avremo quindi uno strumento sempre “carico”.
Nei rituali viene comunemente usato per tracciare i pentacoli
nell’aria, per delineare il Cerchio di Potere o per la consacrazione
dell’acqua e del sale. Durante le libagioni viene immerso in una
coppa di vino figurando l’unione sacra tra la Dea e il Dio.
In alcune tradizioni durante gli handfasting, i matrimoni wiccan,
l’unione delle mani avviene mentre entrambi i coniugi stringono
lo stesso pugnale.
Lo si personalizza facilmente ricoprendone o sostituendone l’impugnatura oppure è possibile inciderne la lama disegnando dei
simboli o delle lettere.
Nella scelta è bene orientarsi su di un coltello dalla forma lineare, preferibilmente non affilato. E’ inoltre utile considerare
che spesso lo si dovrà trasportare o addirittura nascondere. Per
questo motivo, ma anche per una semplice questione di maneggevolezza, non dovrebbe quindi avere dimensioni eccessive. Naturalmente i migliori Athame sono quelli fatti da sé, esponendo
un pezzo di ferro alla viva fiamma e battendolo con una mazza
fino ad appiattirlo. A questo punto potremo raffreddarlo immergendolo in acqua, conficcandolo nella terra e agitandolo in aria.
Avremo così ottenuto un meraviglioso strumento magico a cui
saremo intimamente legati, creato utilizzando tutti e quattro gli
elementi.
Pentacolo
Un Pentacolo è un pentagramma (una stella a cinque punte)
inscritto in un cerchio. E’ legato alle energie femminili, all’elemento Terra e al Nord. Si tratta di un simbolo magico che rappresenta l’insieme di tutti e quattro gli elementi più il quinto, lo
Spirito, inserito all’interno di un cerchio che simboleggia il ciclo
della vita. Solitamente è realizzato in legno, creta o metallo.
Durante i rituali vi si appoggiano sopra gli oggetti da consacrare,
da caricare o da incantare, lasciandoveli spesso per tutta la durata della celebrazione, mentre adagiato sull’altare è un potente
strumento di protezione.
Incensiere
L’Incensiere è un oggetto su cui vengono bruciate sostanze odorose, producendo una considerevole quantità di fumo. E’ legato
all’Est, alle energie maschili e dell’Aria. Tuttavia nel suo cuore
arde anche la fiamma che brucia le resine. Può trattarsi di un sofisticato turibolo come di un semplice piattino contenente terra o
sale, secondo i gusti e le scelte personali. Solitamente si evitano
gli incensi già preparati come quelli venduti in forma di cono o in stick, mentre si preferiscono i dischetti di carboncino su cui far
bruciare per lungo tempo una qualsiasi miscela di erbe o resine e
che permettono di utilizzare anche misture elaborate, preparate
appositamente per i singoli rituali.
Particolari fragranze hanno utilizzi magici o simbolici come abbiamo visto e possono produrre effetti sulle persone. Si cerca
così di utilizzare gli ingredienti adatti per ottenere più facilmente
il proprio scopo. Inoltre le fumigazioni, unite alle fioche luci delle
candele aiutano ad entrare in stati mentali maggiormente ricettivi, facilitando la connessione con il divino e l’attività magica in
generale.
Il fumo prodotto dall’incensiere ha inoltre un ruolo molto importante all’inizio di ogni rituale, quando viene utilizzato per la
purificazione dei partecipanti e dello spazio sacro.
E’ importante tenere a mente che un incenso rimasto acceso a
lungo avrà certamente scaldato l’incensiere raggiungendo temperature molto elevate. Bisogna perciò fare attenzione a dove lo
si appoggia assicurandosi che sia adeguatamente isolato.
Naturalmente, anche se “sembra” non far parte dei sette strumenti della tradizione, e il suo significato può essere appreso
pienamente solo in un contesto iniziatico, vi sarà utile anche una
coppa che potrete utilizzare per libare in onore delle divinità:
Coppa
E’ lo strumento femminile per eccellenza, intimamente legato
alle energie dell’Acqua e della fertilità. E’ associata all’Ovest e
simbolicamente rappresenta il ventre della Dea. Si tratta infatti
di un bicchiere o comunque di un recipiente atto a contenere un
liquido, proprio come il grembo femminile fa con il seme maschile.
Viene usata nella maggior parte dei rituali durante la libagione
quando, riempita di vino viene fatta passare tra i partecipanti
al cerchio. A prima vista si potrebbe perciò pensare che si tratti
di uno strumento indispensabile principalmente per una ragione pratica. Invece è proprio durante la libagione che la coppa
manifesta la sua alta valenza simbolica sessuale. Il sacerdote
in ginocchio porge la Coppa alla sacerdotessa che vi immerge il
pugnale rituale, di evidente richiamo fallico. Si celebra così un
momento di unione tra Maschile e Femminile.
Scegliendo la propria Coppa è preferibile orientarsi verso materiali robusti, maneggevoli e facilmente lavabili. Lo strumento
del sottoscritto, per esempio, è blu: colore legato sia all’Acqua
che all’Ovest. All’esterno sono raffigurati un uomo e una donna nell’atto dell’accoppiamento. Nell’aspetto è perfetta per il suo
scopo, esprimendo bene tutti i simbolismi del caso. Purtroppo
è di vetro e, per quanto bella, risulta essere decisamente poco
maneggevole e troppo delicata. I materiali migliori sono i metalli, in particolare l’argento per la stretta correlazione con le divinità femminili, ma sono indicati anche il legno o la pietra.
Anche altri strumenti come la frusta e la corda assumono un
significato esclusivamente in un contesto iniziatico, ma questo
non significa che non possiate usare una corda per legare la
vostra veste. Il coltello dal manico bianco (o il suo corrispettivo
il bolline) può essere invece una finezza di cui non sentite la necessità, a meno che voi stessi non vi recate a raccogliere le erbe
o non incidiate i vostri strumenti. Mentre la bacchetta (o il suo
corrispettivo il bastone) può essere uno strumento da prendere
in considerazione soprattutto quando durante il percorso vi dedicherete con dedizione all’Arte magica:
Bacchetta
Di norma dovrebbe essere di legno di noce, possibilmente di una
pianta giovane che non abbia mai dato frutti, tuttavia la quercia,
albero sacro alla tradizione druidica va benissimo e in fin dei
conti qualsiasi pianta che abbia un buon legno o che voi sentiate
particolarmente affine.33
Esiste una differenza tra bacchetta magica (lunga all’incirca
come il vostro avambraccio) e il bastone, io utilizzo sia la bacchetta che un bastone biforcato in punta a formare due “corna”
simboliche, dovrebbe essere lungo 130 cm, dalla punta alla biforcazione, arrivandovi più o meno all’altezza della mano con il
gomito piegato.
Non è difficile fabbricare una bacchetta da se: il ramo va tagliato
di netto, meglio se al sorgere del sole, in primavera e di Luna
crescente. Fate un offerta alla pianta di cibo e vino e bagnate la
sua ferita con la saliva.
Naturalmente nei rituali si utilizzano anche il calderone, la scopa
e la spada che completano lo strumentario della strega, ma il cui
utilizzo è di solito legato a rituali di gruppo. Vale infine la pena
di citare altri due oggetti: il Libro delle Ombre e il libro specchio.
Libro delle Ombre e Libro Specchio
Il Libro delle Ombre è per inciso il testo che si tramanda nelle
congreghe di iniziati e che ciascuna strega ricopia a mano, con- tiene le formule e i rituali segreti. Ovviamente una buona parte
del Libro delle Ombre di diverse tradizioni wiccan è stato pubblicato, questo tuttavia non inficia il fatto che un Libro delle Ombre
deve essere “passato”.
Il libro specchio è un’“invenzione” moderna che sostituisce il Libro delle Ombre nella pratica dei neofiti, si tratta di un diario
dove il praticante può scrivere tutto quello che sperimenta nella
sua pratica magica e spirituale. Consacrare uno strumento magico
Ecco un semplice metodo per consacrare uno strumento: è opportuno che scegliere uno dei momenti rituali, cioè un sabba,
oppure la luna piena o la luna nuova.
Dopo aver tracciato il Cerchio sacro, procederete come segue.
Sollevate davanti all’altare con entrambe le mani ciascuno strumento, dicendo:
Io prendo e consacro questo (nome dello strumento) nel nome
dei Grandi Antichi, alle arti della magia.
Spruzzate lo strumento con qualche gocciolina d’acqua e sale
usando un rametto di qualche erba se desiderate, dicendo:
Io ti purifico con l’acqua.
Quindi tenete lo strumento sul fumo dell’incenso dicendo:
Io ti purifico con il fuoco.
Quindi ripetete la preghiera di consacrazione:
Io ti evoco, oh forma di questo strumento, per i poteri della vita
che ha creato i cieli, la terra e il mare, e tutte le cose che essi
contengono; per le virtù dei cieli e di tutti gli astri che ruotano
al loro interno; per le virtù delle pietre e delle erbe; per le virtù
dei quattro elementi; e allo stesso modo per le virtù dei quattro
venti; qui in questo luogo per ricevere tale consacrazione da te a
perfetto compimento della nostra volontà. Io ti evoco per essere
una forza e una difesa contro tutti i nemici visibili e invisibili, in
tutti i lavori di magia. Così sia!
Tenete per un po’ lo strumento stretto tra le vostre mani, respirate su di lui e desiderate che il potere entri in lui.
Il nuovo strumento consacrato deve essere immediatamente
usato. Per esempio per tracciare di nuovo il circolo. Infine portate il nuovo oggetto consacrato intorno al cerchio, cominciando
da est verso sud, poi ovest e finendo a nord, sollevando lo strumento ad ogni punto cardinale presentandolo ai guardiani.

RAGIONAMENTI IN DIFESA DEL FASCINO VOLGARMENTE DETTO JETTATURA (Seconda parte)

 

6. Come da un luogo di Gellio.
Per vedersi però quanto antica sia l'opinione della jettatura, basterà leggere il solo Aulo Gellio; il quale racconta, che ne' suoi viaggi giunto a Brindisi, ritrovò sul lido alcuni volumi antichissimi, che si vendevano; e li comprò: sapete perchè? perchè, com'ei dice, il prezzo era dolce. Credo, che il pover'uomo stava, com'oggi sto
io, con pochissima moneta; e mi diverto i fiati discorrendo. Basta! non parliamo di questo punto, ch'è generalmente doloroso. Di quegli antichissimi libri in poche

notti fece lo spoglio Aulo Gellio; come oggi fanno i nostri barbagianni forensi il foliario, o sia lo spoglio de' processi: se non che il fanno di giorno. Le notti si riserbano ad occupazioni tutte diverse da quelle di Atene.
Fra le cose ritrovate scritte da Gellio, vi fu questo, che nell'Africa alcune famiglie erano, che colle parole di lodi mandavano a male i fanciulli, le vaghe campagne, i cavalli superbi: e nell'illirico eranvi degli uomini, grandissimi jettatori cogli occhi. È bello assai il luogo di Gellio.




7. E dalla favola di Priapo, che fu creduta Divinità contraria alla Jettatura.
Fin dagli eroici antichissimi tempi per aiuto, e difesa contra la jettatura tenevasi Priapo, che perciò i Latini poscia chiamarono fascinum, quasi fugator del fascino.
Quanto va, che voi non mi sapreste dire la ragione di questa, per altro, cieca Religione? Io ve la dirò; ma resti così tra di noi; non essendo cosa la più pulita, e onorata del mondo. Venere, che pur verginella uscì dal mare, si andava poi spassando con tutti gli Dei.

Fece una volta con Bacco certa cosa, che non si può dire. Basta: concepì Priapo. Intanto Giunone, perchè sterile non produceva da' campi suoi, tuttoche coltivatissimi, un frutto, invida e gelosa, la forma prese di vecchia ostetrica, per prendere il parto di Venere, e con incantamenti, e fescinazioni ammazzare il povero innocentino Priapetto; volendocela maledettamente jettare.



Ma che fece il padre Bacco? Possa star sempre buono! salvò Priapo dalla jettatura. Ora chi non sa, che le favole sono le antiche storie del genere umano, e le primiere belle verità racchiuse sotto alcuni velami, e finzioni, del pari, che la natura i più, delicati, e gentili frutti di più soda, e dura corteccia veste, e difende? Or chi non sa, che gli antichi saggi non esposer mai il vero nel suo puro, o luminoso aspetto al volgo profano; ma piacque loro covrirlo con favole arcane, ed oscure? e che con quei simboli, e mistiche dottrine vollero o l'altrui merito, e fatica, o gli ordini del fato dimostrarci? Perciò fin da quelle antichissime età siccome le Genti alla jettatura credettero fermamente, così a rintuzzarla sempremai opportuna, ed idonea è stata l'imagine di Priapo; e perciò in gran conto, e venerazione tenuta.

Egli non avea mica piccola quella parte del corpo, che modestia vuol, che non si nomini: anzi per la grandezza, e ferocia di quella, fu discacciato da Lampsaco, dov'era nato. Tanto vero, che fascino con significazione posteriore, cominciò a dinotare, quella stessa parte che il bel sesso nostro dal brutto donnesco (così dovrebbesi dir con ragione) distingue e che credeasi rimovere la jettatura, non altramente, che tutte le cose turpi, destando il riso, distolgono, e rimovono, gli occhi degl'invidiosi. Ed ecco perchè la sua lieta imagine sulle porte, specialmente de' Fabri Ferrari, e sugli orti ch'eran pure sotto la cura di Venere, si ponea per rimedio contro alla jettatura, onde le biade, e le piante, e l'altre cose illese dagli occhi de' jettatori fosser rimaste. Per la ragione medesima Priapo, ch'è il genio delle donne anche oneste, dalle medesime sospeso al collo, o negli anelli si portava. Che anzi era rito de' Gentili, di far sedere le spose sulla sua imagine stessa; mentre avendosi Priapo per Dio de' semi, si venerava, affinchè ne' campi, come nelle nozze non si fosse per jettatura la fecondità impedita. Anzi dal fascino molti dicono esser appellati versi fescinnini, quelli che nelle nozze alle soverchie lodi si aggiungevano per allontanare la jettatura. Che più? Siccome la Dea Cunina dalle culle de' fanciulli rimoveva la jettatura; così ad essi grandicelli al collo per l'oggetto medesimo la figura di Priapo si sospendea. Nè solo era d'infanti custode; ma degl'Imperadori altresì. Onde sotto il cocchio de' Trionfatori si sospendea (perchè la gloria grande è all'invidia ed alla jettatura grandemente soggetta); e dalle Vestali si adorava fra le cose sacre de' Romani. E se mai venissemi il catarro di far l'antiquario farei eziandio vedere, che aveano gli antichi le vitree drillopote; ch'eran vasi, o bicchieri della figura di Priapo.


8. I Greci alla jettatura credettero.
Ma perchè non credasi, che l'idea della jettattura, come altri dice, o da popolar pregiudizio, o soltanto nelle riscaldate teste de' favolosi poeti fosse nata, io, senza che faccia la causa di costoro, che furono soli i primi Storici, e Filosofi, e coll'armonia de' versi le più grandi, ed utili verità ci tramandarono, vi pongo sotto gli occhi indistintamente tanto i più gravi Poeti, quanto i Filosofi più dotti, e severi che Grecia e Roma vantassero, i quali alla jettatura, al pari, che alla propria esistenza credettero. Presso Plutarco Metrio Floro vaglia per tutti; perciocchè secondo il comune opinare de' dotti difese, che vi sieno i mal'occhi de' jettatori; dicendo parimente, che chi alle cose, delle quali ignora le cause, non crede, in certo modo uccide la Filosofia: mentre dove manca la ragione là incominciamo a dubitare, ed inquerire, cioè a filosofare; oportet vero, cur unumquodque fiat, causam ratione investigare: an fiat ex histortis est percipiendum; e poi recando gli esempi di coloro, che la jettavano cogli occhi, non solo ai bambini, che per l'umidità e debolezza loro possono più facilmente esser mutati in peggio, ma a' corpi fermi altresì. Si adducono poscia alcuni paragoni, ed argomenti per l'esistenza della jettatura: e conchiudesi il bellissimo luogo di Plutarco col fatto di Eutelida, il quale la jettò a se stesso.



E che gli antichi Greci fossero stati facilissimi a credere alla jettatura può arguirsi senza tema di errare dalla greca originazione stessa della voce fascino, poc'anzi dichiarata; e dagli brevi, che aveano per rimedio contro alla jettatura, appellati bascania. E bascanus è colui, il quale cogli occhi uccide, e guasta, oculorum acie pernecat, corrumptique visa. Varrone e Festo ne insegnano esser tali rimedi chiamati prœbra, cioè prohebra, a prohibendo. E fra l'altro credeano, che giovasse a rimuovere la jettatura lo sputare. 

Onde Teocrito: Ne vero fascino laederer, ter in gremium meum despui. Pindaro ancora per la Jettatura, che nasce da invidia dell'altrui felicità scrisse:
 Opus enim, cioè, res valde secundae, non parum invidiam habent. Ed oltracciò i Greci adoravano Nemesi per divinità contro alla jettatura: che fu anche nel Campidoglio venerata. Or perchè i più dotti de' Greci alla jettatura credettero, è da conghietturare giustamente, che come tutte le altre dottrine de' Caldei, e dagli Egiziani, questa ancora della jettatura ad essoloro fosse dall'Oriente pervenuta. Infatti tutte le Nazioni antiche ebbero i loro rimedi, e gli brevi, e pentacoli contro alla Jettatura.

giovedì 25 aprile 2024

Il fenomeno della caccia alle Streghe

 

Durante l’Illuminismo la caccia alle streghe era attribuita all’assolutismo religioso e alla superstizione; più avanti, con i movimenti di liberazione femminile, è stata vista come un tentativo delle autorità patriarcali di soggiogare le donne; i movimenti neopagani del Novecento l’hanno interpretata come un tentativo delle autorità cristiane di eliminare un’autentica religione delle streghe di carattere precristiano e non satanico. Ma tra le possibili cause sono state invocate
anche la Riforma, la Controriforma, la nascita degli Stati moderni, l’avanzata del capitalismo e perfino la diffusione dell’uso di narcotici.
Oggi, grazie soprattutto alle innovazioni storiografiche dell’ultimo secolo che vedono nella comparazione e nell’uso di discipline ausiliarie il miglior metodo per comprendere le società del passato, l’orientamento prevalente tra gli storici è quello di considerare troppo semplicistiche le spiegazioni monocausali e di attribuire invece la caccia alle streghe a una molteplicità di cause incrociate economiche, culturali, giuridiche, sociali e religiose che richiedono di essere analizzate con un approccio interdisciplinare.



Solo in questo modo sarà possibile rendere conto della complessità cronologica e geografica del fenomeno, che non fu né omogeneo né centralizzato, ma costituito invece da una serie di episodi distinti, ciascuno con le proprie dinamiche, nei quali i diversi fattori ebbero pesi differenti, tanto che alcuni storici preferiscono parlare di “cacce alle streghe” piuttosto che genericamente di “caccia alle streghe”.
In questa sede non è possibile descrivere esaurientemente un dibattito storiografico estremamente complesso: ci limitiamo a riassumere alcuni dei fattori considerati più importanti.
La definizione di strega non compare improvvisamente ma si evolve nel corso di vari secoli attraverso quello che lo storico statunitense Brian Levack ha chiamato il «concetto cumulativo di stregoneria». Il primo elemento del concetto cumulativo di stregoneria era l’accusa di origine popolare di compiere malefici, cioè riti magici che causavano la morte dei bambini, i cattivi raccolti e le malattie. La seconda componente era la convinzione colta, diffusa tra teologi e filosofi scolastici, che le streghe adorassero il Diavolo durante i sabba.

Prima della caccia alle streghe vera e propria era già accaduto che l’accusa di compiere malefici e quella di adorare il Diavolo venissero rivolte a specifiche categorie di persone (la prima, per esempio, nei confronti degli ebrei e dei lebbrosi, la seconda nei confronti degli eretici), ma soltanto quando le due accuse iniziarono a convergere verso le stesse persone nacque il concetto di strega tipico del mondo occidentale e si crearono le condizioni per la caccia alle streghe. L’unione delle due accuse trasformava infatti le streghe da criminali comuni in pericolosi eretici e apostati e giustificava misure straordinarie contro di loro. La credenza nei poteri delle streghe esisteva anche nelle società antiche, ed esiste ancora oggi in alcune società contemporanee, ma in
questi casi la mancanza di un sistema di credenze paragonabile a quello dei demonologi tardo medievali non ha prodotto il meccanismo della reazione a catena, cioè il coinvolgimento progressivo di un gran numero di accusati.


Esisteva davvero una religione delle streghe?


Nell’Ottocento lo storico romantico francese Jules Michelet fu tra i primi a ipotizzare che le streghe avessero praticato una religione pagana in contrasto con la Chiesa cattolica. La teoria
fu ripresa negli anni Venti e Trenta del Novecento dall’antropologa ed egittologa inglese Margaret Murray, che attribuiva alle streghe la pratica di un culto precristiano incentrato sulla fertilità, che era sopravvissuto per secoli ai margini dell’Europa occidentale. Secondo la Murray, la religione delle streghe prevedeva l’adorazione di un dio pagano cornuto (che le autorità cristiane avrebbero poi confuso con il Diavolo), nonché la pratica di quattro Sabba ogni anno.

La teoria di una religione pagana praticata dalle streghe trovò nel corso del tempo i sostenitori più disparati.
Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, il gerarca nazista Heinrich Himmler fece intraprendere da un gruppo di SS la più grande rassegna di resoconti di caccia alle streghe condotta fino a quel momento, con l’obiettivo di rintracciare le prove di una religione naturale celto-germanica repressa dall’Inquisizione e di ricostruire tale religione.
L’opera di Margaret Murray ispirò anche l’occultista inglese Gerald Gardner, che negli anni Cinquanta dichiarò di avere aderito fin dal 1939 a un gruppo di seguaci della religione delle streghe miracolosamente sopravvissuto alle persecuzioni.

Insieme con prese di posizione analoghe, la dichiarazione di Gardner fu all’origine della moderna
religione neopagana della Wicca.
Più recentemente alcuni studiosi autorevoli, come l’italiano Carlo Ginzburg, hanno parzialmente ripreso la teoria di Margaret Murray, sostenendo che alcune limitate pratiche religiose di origine pagana siano sopravvissute nell’età moderna e abbiano contribuito alla formazione del concetto
di stregoneria. Ma nella sostanza la tesi originale della Murray è risultata del tutto priva di fondamento.
Non solo non esiste alcuna prova certa che le donne accusate di
stregoneria adorassero davvero divinità pagane, ma manca persino una qualsiasi prova concreta che si riunissero collettivamente per uno scopo qualsiasi.
La stregoneria viene talvolta definita una religione immaginaria: più che le effettive idee degli accusati, rispecchia infatti paure o desideri degli accusatori, che attraverso la tortura riuscivano a far confessare alle imputate proprio ciò che volevano sentirsi dire. La strega incarnava quindi il
perfetto stereotipo del ribelle: colpevole di tradimento contro Dio in quanto eretica e apostata, di cospirazione politica in quanto adoratrice del Diavolo. William Perkins, l’autore del Discourse of the Damned Art of Witchcraft (1608), sosteneva «Il più famoso traditore e ribelle che ci possa essere è la strega.
Perché rinuncia a Dio stesso, il Re dei Re, abbandona la società della sua Chiesa e del popolo, fa lega col Diavolo».
La seconda condizione che rese possibile la caccia alle streghe fu una serie di innovazioni giuridiche, intraprese a partire dal XIII secolo. In primo luogo i tribunali secolari ed
ecclesiastici dell’Europa continentale adottarono un sistema
inquisitorio di procedura penale che facilitava notevolmente l’avvio e lo svolgimento dei processi per stregoneria. Mentre con il sistema accusatorio il giudice era un arbitro imparziale tra le parti, e se l’imputato veniva assolto l’accusatore rischiava di essere perseguito penalmente secondo la legge del taglione, nel sistema inquisitorio la figura dell’accusatore si fondeva con quella del giudice, che quindi poteva avviare
l’inchiesta anche senza l’accusa formale di un privato e aveva il compito diretto di determinare se l’imputato fosse colpevole o no. Inoltre venne reso legittimo per i tribunali inquisitori l’uso della tortura nei confronti degli imputati di stregoneria. Se il sistema inquisitorio favorì l’apertura di
inchieste per stregoneria, le confessioni estorte con la tortura aumentarono il numero di condanne e talvolta generarono una serie di delazioni a catena che moltiplicarono esponenzialmente il numero di accusati favorendo, inoltre, la diffusione del concetto cumulativo di stregoneria, che fu a sua volta causa di ulteriori processi.
In più, nelle zone non sotto il diretto controllo della Chiesa cattolica (o dove c’era un potere statale più forte di quello ecclesiastico), i tribunali secolari acquisirono la giurisdizione
sul reato di stregoneria, aggiungendosi, e spesso sostituendosi, ai tribunali ecclesiastici e manifestando in genere una maggiore propensione a condannare gli imputati. Nei due paesi, la
Spagna e l’Italia, in cui i tribunali dell’Inquisizione conservarono la giurisdizione primaria in materia di stregoneria, invece, il numero di processi e di esecuzioni rimase decisamente più basso che nella media europea.
Questo non significa che il clero non intervenisse nella caccia alle streghe. I tribunali ecclesiastici continuarono ad agire, anche se in modo ausiliario nei confronti delle autorità giudiziarie; inoltre i religiosi promuovevano la caccia alle streghe attraverso i sermoni e i trattati teologici che denunciavano il pericolo della stregoneria.
Infine, la caccia alle streghe si sviluppò soprattutto dove i tribunali locali potevano agire senza troppe interferenze da parte delle istituzioni centrali. I tribunali locali erano generalmente meno clementi di quelli centrali, perché temevano maggiormente il potere delle streghe, che vivevano
nello stesso territorio di giudici e avvocati, e perché erano meno rispettosi delle garanzie procedurali previste dalla legge per gli imputati. Questa dinamica fu particolarmente evidente nelle regioni del Sacro Romano Impero, scarsamente controllate da un’autorità centrale. Anche la
Spagna e l’Italia, come la Germania, erano politicamente frammentate, ma avevano un’istituzione giudiziaria altamente centralizzata, l’Inquisizione, che controllava la maggior parte dei processi per stregoneria e che, contrariamente all’opinione comune, tendeva a evitare che i processi andassero fuori controllo attraverso il meccanismo della reazione a catena.
Un altro elemento importante, seppure più difficile da quantificare, fu il cambiamento della sensibilità religiosa.
Con l’età della Riforma si fecero più forti la convinzione che il Diavolo intervenisse nel mondo e la volontà di combatterlo.
Inoltre sia i predicatori cattolici sia quelli protestanti attribuirono una maggiore importanza alla santità personale (e, quindi, anche al suo contrario: ovvero che un singolo potesse essere diretto strumento del Demonio).

Storici come Robert Muchembled e Alan Macfarlane hanno evidenziato come il mancato adempimento dei doveri religiosi comportasse un senso di colpa che poteva essere riversato
sugli altri attraverso le accuse di stregoneria: per esempio, ci sono casi documentati di individui che si erano rifiutati di fare l’elemosina ai mendicanti e che poi accusarono quegli stessi mendicanti di stregoneria.

La dinamica della proiezione del proprio senso di colpa sugli altri è ben rappresentata nel dramma di Arthur Miller Il crogiuolo.
Le autorità si impegnarono nello sradicare le credenze e le pratiche superstiziose, eliminando i residui di paganesimo e contrastando la magia in tutte le sue forme. È interessante notare che sia i protestanti sia i cattolici continuarono a reprimere legalmente varie forme di magia bianca e di
superstizione anche molto tempo dopo l’esaurimento dei processi per stregoneria.
La Riforma e la Controriforma causarono inoltre aspri conflitti tra cattolici e protestanti (si pensi al fenomeno cinque-seicentesco delle cosiddette Guerre di religione), così come tra le diverse confessioni protestanti.

La caccia alle streghe fu infatti particolarmente intensa nei paesi più eterogenei dal punto di vista religioso come Germania, Svizzera, Francia, Polonia e Scozia, e meno intensa in paesi solidamente cattolici come la Spagna e l’Italia.

Questo non perché la caccia alle streghe fosse uno strumento immediato di conflitto religioso (nella maggioranza dei casi gli individui accusati di stregoneria appartenevano infatti alla stessa
confessione dei loro persecutori), ma perché le divisioni religiose aumentavano la paura della sovversione morale. In realtà l’influenza delle guerre di religione sulla caccia alle streghe fu indiretta.

I periodi di più intensa caccia alle streghe furono quelli di pace religiosa dopo i conflitti, dato che la
guerra impediva il funzionamento regolare della macchina giudiziaria e forniva agli abitanti una spiegazione alternativa delle proprie sventure: al termine del conflitto la vita della comunità poteva essere sconvolta da morti, carestie ed epidemie ed era più probabile che avvenissero processi per stregoneria. Infine, è da notare che nel lungo periodo la Riforma protestante favorì una diminuzione dei processi per stregoneria, perché diffuse l’idea della sovranità di Dio rispetto al diavolo e perché con la cristianizzazione delle aree rurali ridusse la credenza e la pratica della magia, fornendo così meno pretesti ai cacciatori di streghe.
Un ulteriore fattore da prendere in considerazione sono i profondi cambiamenti sociali ed economici che attraversarono l’Europa. Data la grande varietà di tensioni socio-economiche, è impossibile fornire una sola spiegazione ed è necessario analizzare localmente i diversi episodi caso per caso.

In generale si può osservare che fenomeni come l’inflazione senza precedenti, il declino delle condizioni generali di vita, il grande numero di ribellioni e di guerre civili, la distruzione dell’apparente unità della cristianità medievale contribuirono a diffondere sentimenti di ansia e paura, che poi si rivolgevano contro le streghe a causa del contesto culturale e religioso citato in
precedenza.

In primo luogo le cacce alle streghe rispondevano al timore di ribellioni che animava le classi
dominanti e davano loro la convinzione di contrastare l’influenza del Diavolo nella società.

Più in genere, la convinzione che esistesse la stregoneria permetteva di giustificare l’esistenza del male del mondo e di dare una spiegazione a eventi tragici come le carestie, le epidemie e la
morte dei bambini.
Le streghe divennero così il capro espiatorio dell’intera comunità e la loro descrizione rappresentava efficacemente gli stereotipi della devianza, cioè della violazione dei valori
sociali condivisi. Le pratiche attribuite alle streghe non avevano una loro coerenza interna, ma proiettavano un’immagine rovesciata delle virtù cristiane: la comunione di Cristo diventava il cannibalismo di bambini, l’adorazione di Dio quella del diavolo, la continenza si trasformava nella
lussuria.
Così come sulle cause che originarono la caccia alle streghe, gli storici si dividono anche su quelle che la fecero declinare.
Tradizionalmente la causa principale è considerata la rivoluzione scientifica, che fece scomparire la credenza nell’esistenza delle streghe, ma anche in questo caso gli storici mettono in guardia dal teorizzare in modo semplicistico una sola causa. L’orientamento attuale consiste nel tenere conto di diversi fattori, non solo culturali, ma anche giuridici, economici e sociali: per esempio la
rivoluzione filosofica di Cartesio e la diffusione del meccanicismo, il declino delle guerre di religione dopo la pace di Westfalia del 1648, le riforme giudiziarie che limitarono il ricorso alla tortura e vietarono i processi per stregoneria, e così via.

mercoledì 24 aprile 2024

Seicento anni di Inquisizione a Ferrara

 

Erano anni difficili quelli che abbiamo lasciato alle nostre spalle appena un secolo e mezzo fa. Ci è voluta l’annessione della città al Regno d’Italia per porre fine al feroce tribunale della Santa Inquisizione, attivo a Ferrara almeno dal 1265. Fu abolito e ripristinato varie volte, nei suoi periodi migliori il potere che aveva nello Stato estense si estendeva anche a Modena e Reggio Emilia, e non erano rari i casi di confessioni estorte con la tortura senza prove di accusa.



La Biblioteca Ariostea, tra le centinaia di migliaia di opere che custodisce, ci offre al proposito un documento interessante, il ‘Libro dei giustiziati’, una vera e propria raccolta di verbali stilati dagli inquisitori. 853 condanne a morte in pieno Rinascimento, tra il governo di Niccolò III e quello di Alfonso II, non solo per eresia o crimini contra Dei, ma anche per reati legati alla sfera civile, come furti e omicidi. E quanto a eresie o culti proibiti, c’è da dire che Ferrara non si lasciava mancare niente, tra Templari, catari ed ebrei!
Il ‘Libro dei giustiziati’ ci riserva però anche un’altra sorpresa: tra tutti i nomi riportati, solamente ventidue sono femminili, contribuendo a sfatare il mito della caccia alle streghe. L’Inquisizione, nella sua storia ferrarese, si è spesso rivelata magnanima con le donne e non si fa fatica a trovare casi di ragazze liberate dopo che avevano abiurato.
Che si trattasse di donne o uomini, tutti i processi si tenevano tuttavia in un luogo ben definito, una chiesa naturalmente, ancora oggi in piedi nonostante sia stato l’edificio religioso più devastato dal sisma del 2012 nella nostra città. Una vela del campanile di San Domenico, infatti, a causa del terremoto si è staccata, sfondando il tetto e finendo all’interno della costruzione. Le esecuzioni, invece, avvenivano nella piazza di fronte alla facciata, ben visibili dalla popolazione.

L’edificio, un tempo appartenente a un intero complesso domenicano, venne eretto nel 1726 al posto di una chiesa più antica, orientata, come spesso accadeva in passato, sull’asse Ovest-Est: si entrava con l’oscurità di Ponente per avvicinarsi alla luce dell’altare rivolto a Levante. La costruzione attuale ha l’orientamento opposto, ma della vecchia chiesa, risalente al XIII secolo, rimangono il campanile e la cappella Canani, ovvero la primitiva struttura absidale. All’interno, la chiesa ci accoglie con varie meraviglie: si passa dai dipinti di importanti artisti ferraresi, quali lo Scarsellino o Carlo Bononi, al magnifico coro ligneo del 1384, uno dei più antichi della regione, fino ad arrivare al pavimento quasi interamente ricoperto di lapidi sepolcrali antiche.
Noi oggi guardiamo tutto questo con gli occhi dello stupore e del fascino, ma se ci immaginiamo la reale funzione di ciò che resta, l’atmosfera cambia drasticamente. Una vicenda, in particolare, attirerebbe l’attenzione di chiunque: è quella del mago Benato. Accusato di utilizzare la propria magia contro il marchese Leonello d’Este, venne condannato a morte e bruciato sul rogo. Consumatosi il fuoco, però, un terribile terremoto si abbatté sulla città e qualcuno pensò a Lucifero o alle forze degli inferi.
Ma non è questa l’unica storia a nascondere del macabro. Il 1744 è l’anno in cui a Mantova vide la luce un futuro fisico e ingegnere, Bartolomeo Chiozzi, giunto presto a Ferrara, dove prese casa in un grande e curato palazzo. Un giorno, rovistando in cantina, trovò un libro di formule magiche per invocare il demonio. E a questo punto le fonti si dividono: da un lato, sembrerebbe che Chiozzi avesse un fedele servitore di nome Magrino; dall’altro, pare che Magrino fosse addirittura il nome del diavolo che si materializzò dopo le invocazioni dello studioso. Dopo aver venduto l’anima al demonio, comunque, ed essersene pentito, mago Chiozzino, come iniziava a chiamarlo la gente, si recò alla chiesa di San Domenico per purificarsi, contro la volontà di Magrino, servo o diavolo che fosse, che per la rabbia assunse forma caprina e diede una zampata sulla porta.



E ancora oggi, nell’attesa di poterci entrare, fermiamoci davanti all’entrata laterale. L’impronta del diavolo è il ricordo di esseri umani torturati e uccisi da altri esseri umani, un monito austero e tangibile per il futuro.

lunedì 22 aprile 2024

RAGIONAMENTI IN DIFESA DEL FASCINO VOLGARMENTE DETTO JETTATURA (Prima parte)

1. Se l'uomo non giunge a comprendere la jettatura, non è perciò, che non sia vera. Ma pazienza per poco, Signori miei, pazienza. Correte troppo in fretta a condannar, come sciocco e puerile l'argomento, che imprendo a trattare! Non ridete ancora. O siete voi nel numero di quei Giudici, che decidono la causa, secondo che più il destro lor viene, o ha lo stomaco fatta buona, o cattiva digestione, senza sentir le parti? Per condannarmi a portar le calzette e brache, ed a soffrir la sferza magistrale sulle chiappe, e ci vuol un processo, sapete? Non credo, no, che vi facciate dominare dalla prevenzione, e siate come quelli sputatondi, che per sembrar dotti, rabbuffano il volto, non portan polvere alla zazzera, e quel che non giungono ad intendere, pedantescamente disprezzano. Quanti di questi cotaloni mi si scaglieranno dietro, tacciandomi come Avvocato delle disperate liti! Eppure dovrebber meglior pensare che l'umana debolissima intelligenza non è misura adeguata del vero; a che l'Universo ripieno di verità indubitabili nel tempo stesso, ed incomprensibili, e le infinite meraviglie della natura, abbiano a reprimere una volta la presuntuosa confidenza dello spirito umano, e convincerlo della sua debolezza. Come potrà un cieco nato credere a chi di colori per avventura gli ragionasse? Geme intanto tuttogiorno l'umanità sotto gl'influssi funestissimi della jettatura; e vi ha di cui non sente il suo peso, anzi libero se ne crede, ed ama piuttosto di attribuire senza religione al fato fatuo, ed alla sorte, nomi vani del gentilesimo, ciò che non è, se non effetto di alcune naturali cagioni, che per poca attenzione non ben si ravvisano, ma colla sperienza chiaramente si manifestano. Quindi è, che i veri Sapienti, che han bene inteso il fatto loro, e quello degli altri, han sempremai prestata tutta la fede alla jettatura, e nella socievol vita, nella quale madre Natura ci ha per nostro bene, e vicendevol vantaggio situati, hanno, più de' cani o serpenti, evitati i malefici jettatori. Anzi a me pare che abbiano tutte le Nazioni alla jettatura creduto. E perciò, a marcio dispetto de' falsi letterati, mi è caduto in animo di mostrarvela con argomenti di sperienza, e di ragione, che due faci sono, de' giudizii nostri regolatrici. Io combattendo così il colosso del pregiudizio, figlio dell'ignoranza ed irreconciliabil nemico della sapienza, per un grillo, che m'è saltato in testa, spero di esser più giovevole all'umanità con questo mio festivo cicaleccio, che non sono stati tanti sacri ingegni colle invenzioni delle arti, e delle scienze, che per altro rendon beata la vita: s'è vero, com'è verissimo, che il fuggire i mali sia più interessante dell'acquisto de'beni. Io reco in mezzo tutti i principii della jettatura, perchè si possa evitare. Ed a tre punti atterrassi questa tiritera, che ho schiccherata per ingannare il tempo di una mia Villeggiatura. Primamente, facendola da storico, mostrerò, che sempre al Mondo da' più saggi alla jettatura si è creduto; e recherò insieme non pochi esempii d'essa. In secondo luogo verrò da Filosofo a vederne le cagioni. Il terzo punto sarà di pratica, e mostrerà i segni da conoscerla e il modo d'evitarla. Felice me, se mi riuscisse di persuadervi di una verità, della quale vengo, con poche chiacchiere a squarciare il denso velo ov'è involta! o almeno, se folgori di eloquenza a me mancano, e sarà il grave argomento scevero delle opportune riflessioni, per la povertà del mio ingegno, potessi destare più sublimi ed elevati genii, che il mio non è, alla difesa di un punto tanto interessante, quant'è il viver felice!
2. Colla voce Fascino, e jettatura non intendo
cosa diabolica.
Ma oh Dio! e dove mi trovo! Il credereste, Accademici? Io mi son messo a gracchiar di cosa, che non so in
mia coscienza ancora, che sia. E volesse Domeneddio,
che nel mondo io solo fossi di questa pasta! Un maestro
di Filosofia, e maestro non da dozzina, a' scolari che diceano di aver capita la lezione, rispose di non averla capita lui, che l'avea spiegata. Veniamo a noi. Ciò, che gli
antichi diceano
fascino, diciam noi jettatura: voce nella
nostra Nazione già ricevuta pel Napoletano graziosissimo 
mo idioma; anzi più estesa di quella, e più espressiva.
Ma jettatura! fascino! che roba è questa! Per comprendere intanto il senso di fascino, apro certi polverosi libracci, e trovo, che alcuni animali cerretani con discorso
inconcludente, chiamino
fascino una magica illusione
de' sensi, onde appaiano le cose agli occhi nostri tutt'altro da quel che sono, e così c'inganniamo: ovvero una
perniciosa qualità ingerita per arte diabolica, e prestigi:
cosicchè in virtù del patto espresso, o tacito, fra gli uomini e il demonio, questi offenda altri al guardar del malefico, diffondendo qualità cattive per l'aria circostante;
la quale infetta così, comunichi il male al corpo di chi
viene a respirarla. Guardimi Dio! co i diavoli non voglio
averci che fare; nè m'intendo punto, nè poco di Magia,
sia negra, sia del color pallidetto a modo del volto delle
donne. E se altra idea non vi è della voce
fascino, statevi
bene, Uditori. Basteravvi avere inteso il proemio.
3. Ma naturale influsso cattivo.
Ma piano: fermatevi. Grattandomi il cucuzzolo, ora
mi ricordo felicemente, che quando io leggeva sempre e
leggeva (che non l'avessi mai fatto; perchè sarei grasso,
e tondo, non già una notomia ambulante, qual mi sono!),
ritrovai di molti autori, che autorizzando dicono, prendersi fascino pur anche per cosa naturale, vale a dire per
una lesione che si apporti altrui, spesso nascente da
odio, amore, invidia del bello, e tramandato per mezzo
degli occhi, della lingua, del contatto, generalmente dal

mo idioma; anzi più estesa di quella, e più espressiva.
Ma
jettatura! fascino! che roba è questa! Per comprendere intanto il senso di fascino, apro certi polverosi libracci, e trovo, che alcuni animali cerretani con discorso
inconcludente, chiamino
fascino una magica illusione
de' sensi, onde appaiano le cose agli occhi nostri tutt'altro da quel che sono, e così c'inganniamo: ovvero una
perniciosa qualità ingerita per arte diabolica, e prestigi:
cosicchè in virtù del patto espresso, o tacito, fra gli uomini e il demonio, questi offenda altri al guardar del malefico, diffondendo qualità cattive per l'aria circostante;
la quale infetta così, comunichi il male al corpo di chi
viene a respirarla. Guardimi Dio! co i diavoli non voglio
averci che fare; nè m'intendo punto, nè poco di Magia,
sia negra, sia del color pallidetto a modo del volto delle
donne. E se altra idea non vi è della voce
fascino, statevi
bene, Uditori. Basteravvi avere inteso il proemio.
3. Ma naturale influsso cattivo.
Ma piano: fermatevi. Grattandomi il cucuzzolo, ora
mi ricordo felicemente, che quando io leggeva sempre e
leggeva (che non l'avessi mai fatto; perchè sarei grasso,
e tondo, non già una notomia ambulante, qual mi sono!),
ritrovai di molti autori, che autorizzando dicono, prendersi fascino pur anche per cosa naturale, vale a dire per
una lesione che si apporti altrui, spesso nascente da
odio, amore, invidia del bello, e tramandato per mezzo
degli occhi, della lingua, del contatto, generalmente dal
corpo nocivo; in virtù ancora, siccome alcuni opinano,
de’ celesti influssi, che a render taluno fascinatore concorrono. Ora va bene. In questo senso intendo parlare
del fascino. Io il chiamo jettatura, e gli do significato
più esteso, cioè per ogni nocumento, che l'uomo riceve
in sè, o nelle sue cose per cattivi influssi naturalmente
tramandati da altri nomini. Sentitemi bene, o mangiapani, che col vostro imprudente zelo nocete anzi che no; e
voi barbassori, che nei Caffè trinciate altrui il saio. Non
mi calunniate.
4. Etimologia delle voci Fascino e Jettatura.
E per ordir dall'uovo, la stessa voce jettatura, fatta già
cittadina per prescrizione, è nata dal gittarsi su di alcuno
gli occhi attenti, ed immoti. I Toscani dicono
affascinamento, mal d'occhio. Tal'è ancora la vecchia, e vera etimologia della voce fascino. Perciocchè (lasciando da
banda, che alcuni l'han dedotta dalle fasce, le quali per
lo più di tre colori composte, si adoperavano da' fascinatori malvagi. Festo
fascinum, deriva a fando cioè incantando. Opinavano in fatti i primi padri nostri, che alcune
parole, come versi composte, e concinnate, potessero sedar tempeste, l'amore altrui conciliare, curare morbi, addolcire i serpenti, e che so io. Di qui, che
canto talvolta
per
incanto si usurpa:
Frigidus In prato cantando rumpitur anguis
scrisse Virgilio. Appresso: i carmi, che per conseguir
qualche bene pria si adoperavano, atti si credettero ad
inferir de' mali. E perciocchè gl'incantatori non sempre
parole profferivano, secondo il primo significato d'incanto, ma implicavan quelle fra le labbra, borbottando,
di quì fu, che si credette, che s'incantasse cogli occhi.
Credo fermamente perciò, e scommetto gli occhiali miei
ancora, che la più semplice e più vera significazione
della parola fascino, sia quella di Cloazio Vero, rapportato da Gellio.
Quindi
Fascinum significa invidia, cioè, al dir di Tullio, nimium videre; mentre gli invidiosi più che gli altri
la
jettano infallibilmente coll'aspetto, e della felicità e
da beni altrui gli occhi non rimovon giammai. Che vi
credete? Anchi'io avea un po' di Greco in casa e di sceltissima vigna, ma col tempo si va perdendo.
Siffatta originazione è più consentanea alla nostra
bella voce
jettatura, che agli occhi principalmente attribuir sogliamo; allorchè alcuni jettatori incontrandoci o
stando a noi rimpetto, od à fianchi, il gioco, gli affari, i
fatti, e la persona nostra ancora viene a male, e rovina.
5. È antichissima l'idea della Jettatura.
Ma lasciamo, di grazia, le parole a' pedanti che sono
sorci, o tignuole nella Repubblica delle lettere, intesi
con fasto magistrevole unicamente a roder sillabe, e virgolette: e passiamo a dimostrare, che la cosa fu molto
prima del nome, e l'idea della jettatura, tale qual'è oggi
presso di noi, fu nella più rimota antichità presso tutte le
nazioni, più colte ancora. Nè isdegnerete di prender
meco in mano la fiaccola dalla ragione, e camminar primamente fra le dense tenebre de' tempi favolosi, ed eroici; quando il mondo era bambinello di latte. Nella felice
età dell'oro; oh ci fossimo stati! era bello vedere la terra
dare spontane
amente, non solcata, i doni suoi; le piante
gravide, senza agricoltore, di biondeggianti poma; l'erbe, ed i fiori in perpetua primavera da acuto gelo non
tocchi giammai: ma più di tutto era bello, che l'uomo
non temeva jettatori, chè non ce n'erano, affatto; ed a
ciascuno i fatti suoi venivan bene, e felicemente. D
al
vaso di Pandora poi, fra le miserie, la jettatura fu la prima ad uscire; scaturigine infelicemente feconda dei mali
tutti, piombati addosso all'umanità, e tratto tratto in tutta
la massa umana propagati, e diffusi. E che altro vuol
dire, che Circe, la bella figlia del Sole, coi carmi suoi incantava, e così trasformati vedeva innanzi a sè i bruti i
Greci d'ogni condizione?


Inno a Dioniso

 "Ultimo tra gli dei

Venisti ai mortali
E così grande
Che antichi
Segreti racconti
Dicono ricevesti
Le chiavi del Regno

A te che sei tutto
E di tutto 

l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi

In te e solo in te
si confondono
regni lontani
quando dei
animali e piante
e per ultimo l’uomo
si intrecciano inestricabili
tra le onde dei tuoi capelli 

danzanti al ritmo 
dei tuoi devoti
e dei suoni che da sempre
abitano il vasto universo

Certo, compagno tu sei 

dei mortali antico 
quando ignari,
ancora, del fuoco
divisero la preda esultando e,
strappate le membra,
ne divorano carni ancora viventi

ed in cerchio danzando
levarono alte le voci isolate
che prime si unirono
in un unico canto

Sei tu che l’ebbrezza
del comune sentire
concedi ai viventi
che in cuore ti onorano
per il dono del vino lucente
che levando lo spirito
dalle strette di affanni infiniti
mette le ali alle dolci
ingannevoli attese

Perché implacabile
la tua vendetta
cade sulla mente
oscurata dalla folle ambizione
di non celebrare
le tue danze notturne
e la perdita del senno
che solo varco ai mortali
è dato per accedere agli dei
nascosti ben oltre
gli angusti pensieri
della luce del giorno

Tu che radici hai profonde
nella oscura
nell’umida terra
tu parimenti
nell’alto del cielo
scagli le gemme
dei fruttiferi rami
e col canto ispirato
di poeti
che del tuo sangue
si nutrono
scandisci il duro cammino
perché si sciolga
in amabile danza

Tu della vita
ci conduci ai confini
dove la nera soglia
delle tue grandi pupille
ci invita con riso dolente
ad inoltrarci in oscuri sentieri
che non hanno ritorno
se la dolce promessa
del tuo eterno rinascere
non ci accompagna
più amica 


"Inno a Dioniso di "Omericchio"