lunedì 22 aprile 2024

RAGIONAMENTI IN DIFESA DEL FASCINO VOLGARMENTE DETTO JETTATURA (Prima parte)

1. Se l'uomo non giunge a comprendere la jettatura, non è perciò, che non sia vera. Ma pazienza per poco, Signori miei, pazienza. Correte troppo in fretta a condannar, come sciocco e puerile l'argomento, che imprendo a trattare! Non ridete ancora. O siete voi nel numero di quei Giudici, che decidono la causa, secondo che più il destro lor viene, o ha lo stomaco fatta buona, o cattiva digestione, senza sentir le parti? Per condannarmi a portar le calzette e brache, ed a soffrir la sferza magistrale sulle chiappe, e ci vuol un processo, sapete? Non credo, no, che vi facciate dominare dalla prevenzione, e siate come quelli sputatondi, che per sembrar dotti, rabbuffano il volto, non portan polvere alla zazzera, e quel che non giungono ad intendere, pedantescamente disprezzano. Quanti di questi cotaloni mi si scaglieranno dietro, tacciandomi come Avvocato delle disperate liti! Eppure dovrebber meglior pensare che l'umana debolissima intelligenza non è misura adeguata del vero; a che l'Universo ripieno di verità indubitabili nel tempo stesso, ed incomprensibili, e le infinite meraviglie della natura, abbiano a reprimere una volta la presuntuosa confidenza dello spirito umano, e convincerlo della sua debolezza. Come potrà un cieco nato credere a chi di colori per avventura gli ragionasse? Geme intanto tuttogiorno l'umanità sotto gl'influssi funestissimi della jettatura; e vi ha di cui non sente il suo peso, anzi libero se ne crede, ed ama piuttosto di attribuire senza religione al fato fatuo, ed alla sorte, nomi vani del gentilesimo, ciò che non è, se non effetto di alcune naturali cagioni, che per poca attenzione non ben si ravvisano, ma colla sperienza chiaramente si manifestano. Quindi è, che i veri Sapienti, che han bene inteso il fatto loro, e quello degli altri, han sempremai prestata tutta la fede alla jettatura, e nella socievol vita, nella quale madre Natura ci ha per nostro bene, e vicendevol vantaggio situati, hanno, più de' cani o serpenti, evitati i malefici jettatori. Anzi a me pare che abbiano tutte le Nazioni alla jettatura creduto. E perciò, a marcio dispetto de' falsi letterati, mi è caduto in animo di mostrarvela con argomenti di sperienza, e di ragione, che due faci sono, de' giudizii nostri regolatrici. Io combattendo così il colosso del pregiudizio, figlio dell'ignoranza ed irreconciliabil nemico della sapienza, per un grillo, che m'è saltato in testa, spero di esser più giovevole all'umanità con questo mio festivo cicaleccio, che non sono stati tanti sacri ingegni colle invenzioni delle arti, e delle scienze, che per altro rendon beata la vita: s'è vero, com'è verissimo, che il fuggire i mali sia più interessante dell'acquisto de'beni. Io reco in mezzo tutti i principii della jettatura, perchè si possa evitare. Ed a tre punti atterrassi questa tiritera, che ho schiccherata per ingannare il tempo di una mia Villeggiatura. Primamente, facendola da storico, mostrerò, che sempre al Mondo da' più saggi alla jettatura si è creduto; e recherò insieme non pochi esempii d'essa. In secondo luogo verrò da Filosofo a vederne le cagioni. Il terzo punto sarà di pratica, e mostrerà i segni da conoscerla e il modo d'evitarla. Felice me, se mi riuscisse di persuadervi di una verità, della quale vengo, con poche chiacchiere a squarciare il denso velo ov'è involta! o almeno, se folgori di eloquenza a me mancano, e sarà il grave argomento scevero delle opportune riflessioni, per la povertà del mio ingegno, potessi destare più sublimi ed elevati genii, che il mio non è, alla difesa di un punto tanto interessante, quant'è il viver felice!
2. Colla voce Fascino, e jettatura non intendo
cosa diabolica.
Ma oh Dio! e dove mi trovo! Il credereste, Accademici? Io mi son messo a gracchiar di cosa, che non so in
mia coscienza ancora, che sia. E volesse Domeneddio,
che nel mondo io solo fossi di questa pasta! Un maestro
di Filosofia, e maestro non da dozzina, a' scolari che diceano di aver capita la lezione, rispose di non averla capita lui, che l'avea spiegata. Veniamo a noi. Ciò, che gli
antichi diceano
fascino, diciam noi jettatura: voce nella
nostra Nazione già ricevuta pel Napoletano graziosissimo 
mo idioma; anzi più estesa di quella, e più espressiva.
Ma jettatura! fascino! che roba è questa! Per comprendere intanto il senso di fascino, apro certi polverosi libracci, e trovo, che alcuni animali cerretani con discorso
inconcludente, chiamino
fascino una magica illusione
de' sensi, onde appaiano le cose agli occhi nostri tutt'altro da quel che sono, e così c'inganniamo: ovvero una
perniciosa qualità ingerita per arte diabolica, e prestigi:
cosicchè in virtù del patto espresso, o tacito, fra gli uomini e il demonio, questi offenda altri al guardar del malefico, diffondendo qualità cattive per l'aria circostante;
la quale infetta così, comunichi il male al corpo di chi
viene a respirarla. Guardimi Dio! co i diavoli non voglio
averci che fare; nè m'intendo punto, nè poco di Magia,
sia negra, sia del color pallidetto a modo del volto delle
donne. E se altra idea non vi è della voce
fascino, statevi
bene, Uditori. Basteravvi avere inteso il proemio.
3. Ma naturale influsso cattivo.
Ma piano: fermatevi. Grattandomi il cucuzzolo, ora
mi ricordo felicemente, che quando io leggeva sempre e
leggeva (che non l'avessi mai fatto; perchè sarei grasso,
e tondo, non già una notomia ambulante, qual mi sono!),
ritrovai di molti autori, che autorizzando dicono, prendersi fascino pur anche per cosa naturale, vale a dire per
una lesione che si apporti altrui, spesso nascente da
odio, amore, invidia del bello, e tramandato per mezzo
degli occhi, della lingua, del contatto, generalmente dal

mo idioma; anzi più estesa di quella, e più espressiva.
Ma
jettatura! fascino! che roba è questa! Per comprendere intanto il senso di fascino, apro certi polverosi libracci, e trovo, che alcuni animali cerretani con discorso
inconcludente, chiamino
fascino una magica illusione
de' sensi, onde appaiano le cose agli occhi nostri tutt'altro da quel che sono, e così c'inganniamo: ovvero una
perniciosa qualità ingerita per arte diabolica, e prestigi:
cosicchè in virtù del patto espresso, o tacito, fra gli uomini e il demonio, questi offenda altri al guardar del malefico, diffondendo qualità cattive per l'aria circostante;
la quale infetta così, comunichi il male al corpo di chi
viene a respirarla. Guardimi Dio! co i diavoli non voglio
averci che fare; nè m'intendo punto, nè poco di Magia,
sia negra, sia del color pallidetto a modo del volto delle
donne. E se altra idea non vi è della voce
fascino, statevi
bene, Uditori. Basteravvi avere inteso il proemio.
3. Ma naturale influsso cattivo.
Ma piano: fermatevi. Grattandomi il cucuzzolo, ora
mi ricordo felicemente, che quando io leggeva sempre e
leggeva (che non l'avessi mai fatto; perchè sarei grasso,
e tondo, non già una notomia ambulante, qual mi sono!),
ritrovai di molti autori, che autorizzando dicono, prendersi fascino pur anche per cosa naturale, vale a dire per
una lesione che si apporti altrui, spesso nascente da
odio, amore, invidia del bello, e tramandato per mezzo
degli occhi, della lingua, del contatto, generalmente dal
corpo nocivo; in virtù ancora, siccome alcuni opinano,
de’ celesti influssi, che a render taluno fascinatore concorrono. Ora va bene. In questo senso intendo parlare
del fascino. Io il chiamo jettatura, e gli do significato
più esteso, cioè per ogni nocumento, che l'uomo riceve
in sè, o nelle sue cose per cattivi influssi naturalmente
tramandati da altri nomini. Sentitemi bene, o mangiapani, che col vostro imprudente zelo nocete anzi che no; e
voi barbassori, che nei Caffè trinciate altrui il saio. Non
mi calunniate.
4. Etimologia delle voci Fascino e Jettatura.
E per ordir dall'uovo, la stessa voce jettatura, fatta già
cittadina per prescrizione, è nata dal gittarsi su di alcuno
gli occhi attenti, ed immoti. I Toscani dicono
affascinamento, mal d'occhio. Tal'è ancora la vecchia, e vera etimologia della voce fascino. Perciocchè (lasciando da
banda, che alcuni l'han dedotta dalle fasce, le quali per
lo più di tre colori composte, si adoperavano da' fascinatori malvagi. Festo
fascinum, deriva a fando cioè incantando. Opinavano in fatti i primi padri nostri, che alcune
parole, come versi composte, e concinnate, potessero sedar tempeste, l'amore altrui conciliare, curare morbi, addolcire i serpenti, e che so io. Di qui, che
canto talvolta
per
incanto si usurpa:
Frigidus In prato cantando rumpitur anguis
scrisse Virgilio. Appresso: i carmi, che per conseguir
qualche bene pria si adoperavano, atti si credettero ad
inferir de' mali. E perciocchè gl'incantatori non sempre
parole profferivano, secondo il primo significato d'incanto, ma implicavan quelle fra le labbra, borbottando,
di quì fu, che si credette, che s'incantasse cogli occhi.
Credo fermamente perciò, e scommetto gli occhiali miei
ancora, che la più semplice e più vera significazione
della parola fascino, sia quella di Cloazio Vero, rapportato da Gellio.
Quindi
Fascinum significa invidia, cioè, al dir di Tullio, nimium videre; mentre gli invidiosi più che gli altri
la
jettano infallibilmente coll'aspetto, e della felicità e
da beni altrui gli occhi non rimovon giammai. Che vi
credete? Anchi'io avea un po' di Greco in casa e di sceltissima vigna, ma col tempo si va perdendo.
Siffatta originazione è più consentanea alla nostra
bella voce
jettatura, che agli occhi principalmente attribuir sogliamo; allorchè alcuni jettatori incontrandoci o
stando a noi rimpetto, od à fianchi, il gioco, gli affari, i
fatti, e la persona nostra ancora viene a male, e rovina.
5. È antichissima l'idea della Jettatura.
Ma lasciamo, di grazia, le parole a' pedanti che sono
sorci, o tignuole nella Repubblica delle lettere, intesi
con fasto magistrevole unicamente a roder sillabe, e virgolette: e passiamo a dimostrare, che la cosa fu molto
prima del nome, e l'idea della jettatura, tale qual'è oggi
presso di noi, fu nella più rimota antichità presso tutte le
nazioni, più colte ancora. Nè isdegnerete di prender
meco in mano la fiaccola dalla ragione, e camminar primamente fra le dense tenebre de' tempi favolosi, ed eroici; quando il mondo era bambinello di latte. Nella felice
età dell'oro; oh ci fossimo stati! era bello vedere la terra
dare spontane
amente, non solcata, i doni suoi; le piante
gravide, senza agricoltore, di biondeggianti poma; l'erbe, ed i fiori in perpetua primavera da acuto gelo non
tocchi giammai: ma più di tutto era bello, che l'uomo
non temeva jettatori, chè non ce n'erano, affatto; ed a
ciascuno i fatti suoi venivan bene, e felicemente. D
al
vaso di Pandora poi, fra le miserie, la jettatura fu la prima ad uscire; scaturigine infelicemente feconda dei mali
tutti, piombati addosso all'umanità, e tratto tratto in tutta
la massa umana propagati, e diffusi. E che altro vuol
dire, che Circe, la bella figlia del Sole, coi carmi suoi incantava, e così trasformati vedeva innanzi a sè i bruti i
Greci d'ogni condizione?


Nessun commento:

Posta un commento