Della Magia Naturale del Signor Giovan Battista Della Porta
mercoledì 30 settembre 2020
sabato 5 settembre 2020
Le Madonne di agosto e di settembre
In agosto e settembre le feste in onore della Madonna sono più numerose che nel resto dell'anno. Già s'è detto della straordinaria e universale popolarità dell'Assunzione durante la quale si svolgono sagre e festeggiamenti difficilmente giustificabili dal punto di vista cattolico per il loro carattere carnascialesco, come ad esempio quelli in onore della Virgen de Gracia in un quartiere popolare di Barcellona dove si balla, si banchetta e si canta fra luminarie e fuochi d'artificio peruna settimana, quasi Ferragosto segni il passaggio da un anno all'altro: e in un certo senso è vero perché questo mese divide un anno lavorativo dall'altro con le vacanze estive. Ma altre Madonne costellano il periodo che dalle Calende giunge fino all'equinozio autunnale ed era anticamente, nel segno del Leone, sotto la protezione di Cibele e poi, con il segno della Vergine, sotto la protezione di Iside e di Cerere, la quale è raffigurata nello zodiaco del salone della Delizia di Schifanoia, a Ferrara, col manipolo di spighe in mano. Quali mesi dunque più adatti di agosto e settembre per celebrare colei che era adombrata nelle dee antiche, la Madre di Dio, la Vergine per eccellenza, la Regina Coeli, la Maris Stella, la Madre dei viventi, la Madre della Chiesa? Il 5 di agosto cade la memoria di Santa Maria della Neve, chiamata nel nuovo calendario liturgico Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore. La leggenda collega a una visione celeste la fondazione della basilica eretta fra il 352 e il 366 dal vescovo Liberio accanto al macello di Livia sull' Esquilino. Si narra che la notte del 4 agosto un ricco patrizio di nome Giovanni vide in sogno la Vergine che gli ordinava di erigere una basilica là dove, il giorno seguente, avesse visto il suolo coperto di neve. Giovanni corse da Liberio narrandogli il sogno e scoprì che anche il vescovo aveva avuta la stessa visione. L'indomani il miracolo avvenne, e Liberio fece tracciare sulla neve ferragostana la pianta della basilica che il patrizio finanziò secondo l'ordine della Madonna. In realtà la chiesa originariamente non era dedicata alla Vergine ma alla fede del credo di Nicea che aveva riaffermato la dottrina ortodossa della consustanzialità del Padre e del Figlio contro l'eresia ariana. La Madonna a quel tempo non riceveva ancora un culto riconosciuto che sarebbe cominciato soltanto nel 432, quando Sisto III avrebbe rinnovato la basilica liberiana ornandola di mosaici e dedicandola alla Madre di Dio per festeggiare la proclamazione della maternità divina di Maria al concilio di Efeso dell'anno precedente. Santa Maria Maggiore è considerato il primo santuario mariano, madre delle chiese mariane di tutto il mondo; rappresenta Maria come tempio in cui il Verbo ha rivestito la natura umana e, generato da lei, ha piantato la sua tenda fra di noi (34). I Padri, soprattutto i Greci, hanno infatti spiegato che il Cristo, unendo a sé nell'unità della persona la natura umana e la divina, è stato consacrato dallo Spirito Santo in Maria, come in una cattedrale, sommo ed eterno sacerdote alla maniera di Melchisedech (35). Nella basilica si venera particolarmente un'antichissima immagine di Maria, detta Salus populi romani che, secondo la tradizione, venne portata in processione da san Gregorio Magno durante la pestilenza del 590 che terminò con la leggendaria apparizione dell'arcangelo san Michele sulla Mole Adriana; la stessa immagine, tra le mani di papa Leone IV (847-855), domò un furioso incendio che stava divorando il Borgo, rievocato da Raffaello in una delle sue «stanze» in Vaticano. La Salus populi Romani fu incoronata da Clemente VII nel 1527 e una seconda volta da Gregorio XVI nel 1837 per un voto dei romani che erano stati liberati miracolosamente da un'epidemia. Un'altra festa mariana, la memoria obbligatoria di Maria Regina, cade il 22 agosto nell'ottava dell'Assunta, mentre prima della riforma del calendario era stata fissata al 31 maggio da Pio XII che l'aveva istituita nel 1955: si è deciso questo spostamento per avvicinare la Regalità della Vergine alla sua Assunzione e glorificazione. Il titolo di Regina si addice particolarmente a Maria come madre di Dio perché «...ella stessa è regina» spiegava Pio XII «avendo dato la vita a un Figlio che nel medesimo istante del concepimento, anche come uomo, era Re e Signore di tutte le cose per l'unione ipostatica della natura umana con il Verbo»; e soggiungeva: «Tuttavia la beatissima Vergine si deve proclamare regina non soltanto per la maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'opera della nostra salvezza eterna» (36). Inoltre, come il Cristo risorto è intronizzato alla destra del Padre, così Maria, assunta nella gloria celeste, siede regina accanto al Figlio. Se infatti il Cristo ha promesso di associare alla propria regalità i suoi discepoli, lo ha fatto a maggior ragione e a titolo speciale con la Madre sua (37). La regalità di Maria, per analogia con quella del Cristo, che riceve dal Padre lo Spirito e lo effonde su ogni persona (38), si realizza nello Spirito Santo poiché lei non ha altra volontà se non quella del Cristo; e in virtù di quel medesimo Spirito, che l'ha resa conforme al Cristo, diventa a sua volta canale di grazia. «Assunta in cielo,» spiega il concilio Vaticano II «...con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano consolati nella patria beata.» (39) A sua volta la festa del Cuore Immacolato di Maria, che Pio XII aveva fissato al 22 agosto istituendola nel 1944, è stata spostata al giorno dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù - che cade il venerdì seguente alla seconda domenica dopo la Pentecoste - e ridotta a memoria facoltativa. Il culto al cuore del Cristo e della Vergine può sembrare sentimentale, inattuale e inadeguato secondo il giudizio dei liturgisti che forse non ne conoscono il simbolismo tradizionale e universale. Il cuore infatti è considerato simbolo solare, sede del calore e della luce, tabernacolo della presenza divina, e quindi dell'Intelligenza, ovvero dell'intuizione intellettuale - da non confondersi con la ragione - e dell'amore, ovvero della comunione con il divino, da non confondersi con il sentimento amoroso. «Dell'uomo» scrive Thérèse Darel «l'Essere supremo fece un tempio nel Tempio e per questo lo dotò di un cuore, cioè di un punto d'appoggio immutabile, di un centro di movimento tale da rendere l'uomo degno delle sue origini, simile alla sua Causa prima. Contemporaneamente l'uomo fu provvisto è vero, di un cervello; ma questo cervello, la cui innervazione è propria del regno animale, si trova de facto soggetto a un ordine di movimento secondario (in rapporto al movimento iniziale). Il cervello, strumento del pensiero racchiuso nel mondo e trasformatore a uso dell'uomo e del mondo di questo pensiero latente, fa sì che quest'ultimo possa attuarsi per suo tramite. Ma solo il cuore, grazie a un'aspirazione ed espirazione segrete, permette all'uomo di essere pensiero vivente, rimanendo unito al suo Dio. Così, grazie a questa pulsazione regale, l'uomo conserva la sua parola di divinità e opera sotto l'egida del suo Creatore, rispettoso della sua legge, felice della felicità che solo lui, uomo, può negarsi abbandonando la via segreta che conduce dal suo cuore al Cuore universale,al Cuore divino.» (40) Perciò, osserva Guénon, «la "conoscenza del cuore" è la percezione diretta della luce intelligibile, di quella luce del Verbo di cui parla Giovanni all'inizio del suo Vangelo, Luce irradiata dal "Sole spirituale" che è il vero "Cuore del Mondo"» (41). Se dunque il «cuore» del Cristo è il Cuore universale, il cuore immacolato di Maria non può non essere se non il vaso e il ricettacolo di tutti i misteri e il luogo del concepimento del Figlio, come afferma Agostino (42). Sicché, scriveva san Giovanni Eudes (morto nel 1680), uno dei promotori del culto, «il suo cuore è la fonte e il principio di tutte le grandezze, eccellenze e prerogative di cui si adorna, di tutte le qualità eminenti che la elevano al di sopra di tutte le creature, quale l'essere figlia primogenita dell'eterno Padre, madre del Figlio, sposa dello Spirito Santo e tempio della SS. Trinità... Vuol dire anche che questo santissimo cuore è la fonte di tutte le grazie che accompagnano queste qualità... e vuol dire ancora che questo stesso cuore è la fonte di tutte le virtù che ha praticato...» (43). La devozione al Cuore Immacolato di Maria ha avuto uno sviluppo straordinario con le apparizioni di Fatima. Nella seconda la Vergine dichiarava Lucia apostola della devozione al suo cuore con queste parole: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio cuore immacolato. Prometto la salvezza a chi la praticherà: queste anime saranno amate da Dio come fiori collocati da me per adornare il suo trono». La decisione di ridurre la festa del Cuore Immacolato di Maria a semplice memoria facoltativa nel nuovo calendario suscita perciò molte perplessità tra i fedeli più inclini ad ascoltare le ragioni del «cuore» che quelle degli ideatori cerebrali di riforme.
domenica 12 luglio 2020
Il Mutus Liber Prima Tavola
alchemica del diciassettesimo secolo. Si compone di 15 tavole prive di commento scritto, che
rappresentano vividamente il processo alchemico, nel suo svolgimento. Ad un primo messaggio
immediatamente percepibile, le fasi della Grande Opera appunto, si sovrappone un articolato simbolismo
che, come tutta l'Arte alchemica, richiede intuizione, riflessione e ricerca profonda. Nessuna parola
potrebbe mai spiegare l'illuminazione che si sviluppa dalla fusione di uomo e natura. Ad un secondo
livello di lettura, così, il Mutus Liber si configura come una sintesi di alchimia spirituale, animistica e
fisica, che si svolge su una molteplicità di livelli interpretativi. Mentre l'intero segreto del processo fisico
non viene mai interamente rivelato, sono comunque offerte preziose informazioni per porre insieme i
dettagli del modus operandi; grandi alchimisti francesi come Canseliet e Barbault trassero grande
ispirazione ed indizi per il compimento dell'opera dalla sua lettura.
Eugène Canseliet infatti scrive: "Nessun libro di simbolismo ermetico può essere comparato al Mutus
Liber per interesse e rarità, ... in esso tutta la Filosofia ermetica è rappresentata in figure geroglifiche, che
è consacrato al Dio misericordioso, tre volte buonissimo e grandissimo, e dedicato ai soli figli dell'arte
dall'autore il cui nome è Altus ".
Pubblicato a La Rochelle nel 1677 da un autore celatosi sotto lo pseudonimo di "Altus", il Mutus Liber è
ormai introvabile nella sua edizione originale e completa, di cui esiste un esemplare nella Biblioteca
Municipale di La Rochelle. Fu da essa che Canseliet (1899-1983), autore e commentatore di molte opere
(fra cui ricordiamo Il Mistero delle Cattedrali e Le Dimore filosofali di Fulcanelli, Alchimia, L'Alchimia
spiegata sui testi classici, Deux Logis alchimiques, Ixs Douze Clefs de la Philosophie, Trois anciens Traités
d'alchimie), realizzò per la prima volta una riproduzione delle splendide tavole, insieme al loro
commento. Oltre ad essa, furono eseguite altre ristampe delle tavole di Altus; tra esse la più nota è quella
di Jean-Jacques Manget (1702), le cui incisioni, però, in alcuni punti differiscono dalle originali.
Quel che segue non pretende di essere un commento esplicativo, ma solo di offrire qualche spunto che si
spera, possa dare animo ad una riflessione sui messaggi che Altus ha inteso celare dietro le 15
raffigurazioni
Mentre le pagine seguenti del Mutus Liber intendono dare una descrizione delle fasi del processo
alchemico, nella prima tavola si vuole annunciare il livello spirituale su cui ci si muove nell'affrontare le
discipline alchemiche.
Il disegno rappresenta il sogno biblico di Giacobbe, con gli angeli che scendono dal cielo sulla terra, e
salgono dalla terra verso il cielo usando una scala a pioli. In terra vediamo un uomo addormentato che
rappresenta l'umanità intera, o quantomeno coloro che sceglieranno di essere risvegliati dal sonno
dell'incoscienza, grazie allo squillare delle trombe divine. Le figure angeliche possono essere considerate
come collegamento tra mondo terreno e mondo celeste, tra l'uomo e la sfera cosmica.
L'immagine reca con sé anche una scritta :
" MUTUS LIBER, IN QUO TAMEN tota Philosophia ermetica figuris hierogliphicis depingitur, ter potimo
maximo Deo misericordiconsecratus, solisque filiis artis dedicatus, autore eius nomen est Altus.21.11.82. Neg:
93.82.72. Neg:
82.81.33. Tued."
("Il libro muto, nel quale l'intera filosofia Ermetica viene rappresentata in forma di immagini geroglifiche,
consacrato a Dio misericordioso, tre volte massimo ottimo, e dedicato ai soli figli dell'Arte, il cui autore ha
nome Altus".)
La serie di numeri citati dopo non sono altro che riferimenti al testo biblico.21.11.82 Neg si riferisce alla Genesi (Gen. abbreviazione di Genesi letto al contrario diventa Neg e così per
le citazioni numeriche del capitolo e dei versetti) :
28: 11,12 "Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se
la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno:una scala poggiava sulla terra, mentre la
sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa"93 82 72 Neg corrisponde a Genesi 27:28,39:
"Dio ti conceda rugiada dal cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto"
"Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:
Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall'alto,."82 81 33 Tued corrisponde a Deuteronomio 33: 18,28
"Per Zabulon disse:
Gioisci Zabulon, ogni volta che parti, e tu Issacar, nelle tue tende!."
"Israele abita tranquillo,
la fonte di Giacobbe in luogo appartato,
in terra di frumento e di mosto, dove il cielo stilla rugiada."
La scala è da sempre stata utilizzata per raffigurare il processo di crescita dell'uomo, l'ascesa progressiva
nell'individuazione del sé; le ritroviamo nei riti di iniziazione orfici; nei misteri mitriaci e nei riti
sciamanici. La scala raffigurata al centro della tavola simboleggia però nel contempo anche la scala
philosophorum. Salendo questa scala l'uomo potrà compiere le tappe della Grande Opera alchemica.
Possiamo contare 12 pioli sulla scala, gli unici a noi visibili. Il numero non è casuale, al contrario lo
conosciamo come carico di significati nel linguaggio alchemico. Il 12 segna il compimento di un ciclo,
perché 12 sono le ore del giorno e 12 quelle della notte, 12 sono i mesi dell'anno e ancora 12 sono i segni
dello zodiaco. Anche in alchimia ci sono 12 fasi nel processo a cui verrà sottoposta la materia:1. calcinazione2. congelazione3. fissazione4. soluzione5. digestione
6. distillazione7. sublimazione8. separazione9. cerazione10. fermentazione11. moltiplicazione12. proiezione.
Le 12 fasi del processo corrispondono ai 12 segni zodiacali a cominciare dall'Ariete.
La pietra su cui l'uomo del Frontespizio posa la testa simboleggia la prima materia degli alchimisti, punto
di partenza della Grande Opera di trasformazione. I rami di rose che fanno da cornice alla scena possono
probabilmente riferirsi al Rosarium philosophorum, perché la rosa è flos sapientium, e rappresenta il sole
sulla terra ed il luogo di nascita del filius philosphorum, risultato finale dell'Opera.
Il nodo tra i rami del rovo, al centro in basso, indica la complessità del processo. Il nodo deve essere
sciolto per compiere la Grande Opera e arrivare al centro. Disfare il "nodo del cuore" significa
raggiungere l'eternità, l'immortalità. Il nodo non va tagliato come accadde al nodo gordiano, perché,
continuerebbe a riformarsi. E' necessario riuscire a scioglierlo.
Questa prima tavola si pone come simmetrico della quindicesima e intende introdurre il lettore alla
portata della Grande Opera che si accinge a conoscere
giovedì 11 giugno 2020
Profumi Magici e Pietre
TORO La rosa serve ad arginare gli slanci un po troppo affettuosi di questo segno
CANCRO Il profumo a base di lillà serve ad infondere sicurezza a questo segno iper-emotivo.
LEONE Un'essenza a base di ambra rende più"ruggenti".
VERGINE Il fresco giacinto apporta fantasia a questo segno troppo analitico.
BILANCIA Per dare più grinta ci vuole il muschio.
SCORPIONE L'essenza di tuberosa rende affascinante questo segno.
SAGITTARIO Violetta per irradiare maggior simpatia.
CAPRICORNO L'essenza di caprifoglio serve ad infondere fiducia.
ACQUARIO Mughetto per propiziarsi l'amore.
PESCI Il gelsomino dona ai nati in questo segno fermezza e attenua l'insoddisfazione.
Sacchetti profumati
I sacchetti che contengono essenze profumate sono cosa nota già dai tempi più remoti. Per confezionare il sacchetto profumato, basta prendere del cotone o un panno ad alto potere assorbente e impregnarlo della sostanza adatta allo scopo. Il tutto viene poi chiuso in una garza, che a sua volta deve essere contenuta in una stoffa resistente. Queste operazioni vanno eseguite tenendo conto delle ore e dei giorni, a seconda dell'essenza che si deve preparare. Questo è un esempio: - talismano amoroso - giorni e ore di Venere (diurne per agire sugli uomini, notturne per agire sulle donne) - evocazione dello spirito - scelta del profumo in base al proprio segno zodiacale di nascita.
Pietre magiche
Nei tempi più antichi le pietre, e in modo particolare le gemme, hanno sempre affascinato l'uomo, che ha attribuito ai diversi minerali, virtù e significati occulti. Nell'antico Egitto, oltre che ornamentali, le gemme venivano ritenute necessarie. Gli Egiziani apprezzarono le pietre per le loro proprietà mistiche o mana e i gioielli erano considerati mezzi per ottenere successo, la fama, la fortuna etc. Gli Egiziani per dipingersi le palpebre usavano la malachite, col duplice scopo di difendersi dal sole grazie alla protezione offerta dal colore verde e per disinfettare gli occhi, grazie alla presenza del carbonato di rame nella pietra. Consideriamo ora i poteri attribuiti alle pietre dalla tradizione. Poteri delle pietre magiche
ACQUA MARINA Considerata la pietra dei marinai e dei viaggiatori, simboleggia la speranza e ha una funzione protettiva nelle gengiviti, nel mal di gola e di denti. Protegge dai tradimenti. Papa Giulio II era solito portarla sempre addosso per il suo benefico potere.
AGATA Allontana l'invidia e la malignità, rende simpatici e aiuta nella carriera. Preserva dalle punture dei ragni e degli scorpioni e tenuta in casa protegge dai fulmini. Se messa in bocca calma la sete. I timidi acquistano forza e coraggio, se stringono nella mano destra un pezzo di agata.
AMBRA Anticamente veniva usata in magia per difendersi dagli incantesimi delle streghe. Per le sue proprietà elettriche (in greco è chiamata elektron) protegge dalle malvagità e dalle influenze nefaste altrui. Una collana d'ambra protegge i bambini dalle pericolose convulsioni.
AMETISTA Protegge dal veleno e dalle tentazioni dell'alcool, soprattutto se sulla pietra vengono incise le immagini del sole e della luna. Nei tempi antichi, per prevenire l'ubriachezza, si era soliti bere in coppe di ametista. Considerata negativa per il suo colore viola, lo è per chi è preda dell'egoismo, delle passioni violente, delle meschinità; protegge e aiuta, invece, nel processo di elevazione spirituale, chi già possiede maturità e saggezza.
AZZURRITE E un potente talismano, propizia la fortuna e allontana la malinconia.
BERILLO Favorisce il successo nel campo delle lettere. I marinai, per essere coraggiosi durante le tempeste, erano soliti portarla con loro durante la navigazione. Dona serenità e obiettività di giudizio.
CALAMITA Ha il potere di "attirare" l'amore e di favorire le nascite.
CALCEDONIO Allontana i dispiaceri, distende i nervi e ristabilisce l'equilibrio soprattutto in campo affettivo. E di protezione negli incidenti o nelle disgrazie improvvise; aiuta, quindi, tutti coloro che per la loro professione debbono affrontare rischi ridicoli. Rende costanti e infonde fiducia e forza.
CAMMEO Porta fortuna, si dice, solo per sette anni, poi il suo potere è nullo e la pietra va cambiata.
CARBONCHIO Protegge i bambini dal pericolo di annegamento. Se portata nelle ore notturne è efficace contro l'insonnia.
CRISOLITO Preserva dalla follia. Facilita la carriera e assicura la ricchezza.
CORALLO Possiede tutte le proprietà magiche. In Oriente, viene sfruttato moltissimo perché dona sicurezza, fiducia e allegria. Nei tempi passati preservava dalle epidemie; la tradizione vuole che il corallo impallidisca quando muore una persona amata.
CORNIOLA Preserva dai tradimenti.
CRISTALLO Infonde calma ed equilibrio interiore. Favorisce la pioggia ed è simbolo di vittoria.
DIAMANTE Difende dai demoni e dagli spiriti del male. Dona la pace e la serenità e infonde coraggio e invincibilità. Ai timidi dà forza. Simbolo di fedeltà, favorisce l'amore e il matrimonio. Trasforma le sue proprietà benefiche in arme malefiche soltanto quando in possesso di persone indegne.
DIASPRO Simboleggia la gioia. Nei tempi antichi veniva usata contro la febbre. La polvere di diaspro veniva sfruttata da Galeno, il famoso greco, come cicatrizzante delle ferite.
GIADA E efficace nella cura delle malattie renali, nelle coliche e nelle affezioni oculari. Dona integrità e rettitudine.
GRANATA Predispone alla fedeltà in amore e favorisce i legami duraturi.
LAPISLAZZULO Veniva ritenuta dagli Egiziani portatrice d'amore. Dona acutezza e pensiero e promette successo e felicità.
ONICE Allontana gli incubi e le malinconie.
OPALE E da sempre ritenuta pietra infausta, ma è propizia ai nati in Ottobre: dà loro aiuto e chiarezza di vedute. Gli Indiani affermano che, posta sugli occhi per qualche istante, rende acuta la memoria.
OSSIDO DI FERRO Protegge dal malocchio e dalle decisioni affrettate.
PERLA Simboleggia l'amore, ma anche le lacrime. Non andrebbe mai regalato un anello di fidanzamento con la perla, perché porterebbe dolore derivante da una rottura. La collana, invece, infonde energia, purché le perle, ovviamente naturali, siano di numero dispari.
PIRITE Nei tempi andati, era credenza che evitasse le cadute da cavallo.
QUARZO Concilia sonni tranquilli, tenendo lontani gli incubi notturni.
RUBINO Simbolo di forza e di passione, rende audace e temerario chi lo indossa. Allontana la tristezza e i dispiaceri amorosi. Pare che cambi leggermente colore, quando il suo proprietario è minacciato da qualche male.
SELENITE Ridotta in polvere, pare che sia un potente afrodisiaco.
SMERALDO Procura benessere, ricchezza e amore. Guarisce i disturbi visivi e arresta le emorragie. Favorisce lo sviluppo della memoria e dell'intuizione, stimola l'intelligenza. Simbolo della castità, si rompe se colui che lo porta diventa adultero.
TOPAZIO Simboleggia l'ardore ed è efficace contro l'odio e la vendetta. Concede il favore altrui e aiuta in campo economico e finanziario.
TURCHESE Protegge dal malocchio e difende dai pericoli di viaggio e dagli avvelenamenti. Dona fortuna e felicità al suo possessore.
ZAFFIRO Simboleggia la fermezza d'animo e infonde allegria, fiducia e lealtà. Allontana le preoccupazioni e protegge le persone innamorate.
Colori
BIANCO Simboleggia la purezza e la virtù. E associato alla luna e al segno del Cancro. E sempre stato il colore preferito dalle spose e il più sfruttato nella confezione di camicie da notte, allo scopo di allontanare dai dormienti eventuali entità maligne che aborrono il bianco.
ROSA Per gli alchimisti rappresenta la catarsi, la rinascita. Simboleggia la timidezza, l'amabilità. Emana radiazioni positive per tutti i segni. Predispone all'amore.
AZZURRO E il colore del cielo, simboleggia l'amore ed è propizio agli Acquari. Porta fortuna e protegge nell'avversità.
VERDE Infonde speranza, fiducia, pace. Legato alla natura è il colore di Venere e protegge le persone innamorate.
ARANCIONE Per gli orientali stimola la concentrazione mentale, tanto è vero che i monaci buddisti indossano una tunica di questo colore. Per noi è simbolo della salute, ma anche della lussuria.
GIALLO Esistono riserve nei confronti di questo colore. Per taluni è il simbolo del Sole, il colore dell'oro che simboleggia la conoscenza e quindi infonde energia e vigore. E positivo per i Leoni. Secondo altri, invece, è il colore dello zolfo e pertanto del diavolo. Sembra che Giuda fosse vestito di giallo durante l'ultima cena, per tale motivo la credenza popolare lo ritiene il colore della falsità e del tradimento.
ROSSO E il colore di Marte e dell'Ariete; infonde ardore, calore, forza e combattività. Non portatelo se siete nervosi o depressi, il rosso accentuerebbe il vostro malessere. BLU E il colore di Giove, pertanto favorisce i Sagittari e i Pesci. Dona equilibrio, saggezza e oculatezza negli affari.
VIOLA Colore che favorisce l'elevazione spirituale, la meditazione e il sapere. Viene evitato dalla gente dello spettacolo perché, legato alla quaresima, implica l'idea del sacrificio, della privazione e dell'insuccesso. E propizio per gli Scorpioni.
NERO E ritenuto apportatore di tristezza, lutti e disperazione. Astrologicamente appartiene a Saturno che governa il Capricorno. Ogni colore ha una sua particolare proprietà capace di influenzare, in positivo o in negativo, la natura umana. Che i colori fossero in grado di riattivare i centri vitali era risaputo da millenni e ciò trova la sua applicazione somatica persino nelle medicine indiana, cinese, tibetana ed egiziana. Oggi la cromoterapia, anche se ancora poco conosciuta, trova la sua applicazione in campo bio-psichico. Noi sappiamo che la vita è energia e vibrazioni; i colori costituiscono una scala sensibile ed elevata di queste vibrazioni e sono in grado di influenzare e modificare profondamente le nostre energie e le nostre emozioni. Esiste un ramo della magia bianca basato sul significato dei colori e sul loro potere di favorire la buona o la cattiva sorte. Simbolismo dei coloriVi sono profumi che, opportunamente confezionati, sono dei potenti talismani. Il profumo, lo sprigionarsi nell'aria dell'essenza, agisce proprio come se si trattasse di un talismano solido, una pietra o un monile magico; il profumo può anche servire a magnetizzare le pietre per aumentare il loro potere esoterico. Affinché il profumo sia idoneo e possa raggiungere lo scopo, è necessario che venga scelto anche tenendo conto dei segni zodiacali in armonia con l'aroma. Unica cosa da tenere presente è che si dovrà essere accorti nello scegliere il giorno, l'ora e il profumo adatto all'evenienza e a ciò si vuole ottenere. Al momento giusto si sparge sull'oggetto il profumo adatto e, tenendolo in mano, si penserà intensamente alla proprietà che si vuole attribuire all'oggetto magnetizzato. Volendo agire su una persona che non si può avvicinare, basta scriverle una lettera su cui si sia versata anche solo qualche goccia di profumo. Vediamo ora, segno per segno, quali sono i profumi più adatti.
Piante pietre colori
- Raccogliete la pianta durante la fase di luna crescente, in una giornata in cui il sole splenda alto (mai quando tira vento o è nuvolo): le ore più propizie sono quelle comprese tra le undici e mezzodì, o fra le diciassette e le diciotto.
- Lasciatele essiccare completamente per qualche giorno, poi riponetele in un sacchetto di tela o di carte oppure in un vaso di vetro, mai in contenitore di materiale plastico che ne neutralizzerebbe le radiazioni.
All'occorrenza, potreste servirvene per la preparazione di infusi o talismani, tenendo però presente che le piante non vanno conservate a lungo, perché perdono man mano le loro vibrazioni. Come si è detto anche il contatto diretto con la pianta ha il potere di tonificare il nostro organismo e di allontanare da noi eventuali forze negative.
Le piante e i loro poteri
ARANCIO : Governato da Venere, il suo fiore è simbolo di innocenza e di purezza d'animo. Per questo motivo il fiore è utilizzato per il bouquet delle spose, usanza questa che trova le sue origini in Francia. Si dice che possa essere usato una sola volta nell'arco della vita e che possa trasformare l'innocenza della persona in conoscenza, profondità e saggezza.
GIGLIO Da sempre è considerato il simbolo della purezza per eccellenza. Tenere il giglio sempre a portata di mano, o nella propria casa, serve a tenere lontane le forze del male. Nel formulario di Alberto il Grande è detto che il giglio colto sotto il segno del Leone, mescolato al succo di lauro e posto sotto letame, genera dei vermi che, ridotti in polvere e messi negli abiti di una persona, impediscono a questa di dormire.
IRIS Era considerato dagli antichi il simbolo della pace.
LICHENE Organismo vegetale costituito dall'associazione di un'alga e di un fungo, è sotto l'influsso di Saturno e inclina alla solitudine e alla meditazione. Non favorisce i rapporti di società e le attività di gruppo.
LOTO Il suo fiore ha il potere di cacciare i demoni e di allontanare il malocchio.
PERVINCA Nei ricettari di Alberto il Grande si legge che questa pianta, ridotta in polvere con dei vermi e mangiata nella carne era da considerarsi afrodisiaca.

martedì 9 giugno 2020
Archetipi celesti dei territori, dei templi e delle città (Mircea Eliade)
Nella cosmologia iranica di tradizione zervanita ” ogni fenomeno
terrestre, astratto o concreto, corrisponde a un termine celeste,
trascendente, invisibile, a un’ “idea” nel senso platonico. Ogni cosa, ogni nozione si presenta sotto un duplice aspetto: quello di menok e quello di getah. Vi è un cielo visibile: vi è quindi anche un cielo menok che è invisibile (Bundabishn, c. 1). La nostra terra corrisponde a una terra celeste. Ogni virtù praticata quaggiù, nel getah, possiede una controparte celeste che rappresenta la vera realtà… L’anno, la preghiera… insomma, tutto quello che si manifesta nel getah è contemporaneamente menok. La creazione è semplicemente sdoppiata. Dal punto di vista cosmogonico, lo stadio cosmico qualificato come menok è anteriore allo stadio getah ” .
In particolare, il tempio – come luogo sacro per eccellenza – aveva un prototipo celeste. Sul monte Sinai, Jahvè mostra a Mosè la ” forma ” del santuario che dovrà costruirgli: ” Costruirete il tabernacolo con tutti gli arredi, esattamente secondo il modello che ti mostrerò ” (Es. 25,8-9). ” Guarda e costruisci tutti questi oggetti secondo il modello che ti ho mostrato sulla montagna ” (25,403. E quando Davide dà a suo figlio Salomone la pianta delle fondamenta del tempio, del tabernacolo e di tutti gli arredi lo assicura che ” tutto ciò… si trova esposto in uno scritto opera della mano dell’Eterno, che me ne ha dato la comprensione ” (Cron. 1,28,19). Di conseguenza ha visto il modello celeste.
Il più antico documento concernente l’archetipo di un santuario è
l’iscrizione di Gudéa che si riferisce al tempio innalzato da lui a
Lagash. Il re vede in sogno la dea Nidaba, che gli mostra un pannello su cui sono elencate le stelle benefiche, e un dio, che gli rivela la pianta del tempio. Anche le città hanno il loro prototipo divino. Tutte le città babilonesi avevano i loro archetipi in costellazioni: Sippar nel Cancro, Ninive nell’Orsa Maggiore, Assur in Arturo, ecc. Sennacherib fa costruire Ninive secondo ” il progetto stabilito da tempi remotissimi nella configurazione del cielo “. Non soltanto un modello precede l’architettura terrestre, ma si trova anche in una ” regione ” ideale (celeste) dell’eternità. Lo proclama Salomone: ” Tu mi hai ordinato di costruire il tempio nel tuo santissimo Nome, e anche un altare nella città in cui tu abiti, secondo il modello della tenda santissima, che tu avevi preparato fin dall’inizio! ” (Sap. 9,8).
Una Gerusalemme celeste è stata creata da Dio prima che la città di
Gerusalemme fosse costruita dalla mano dell’uomo: a quella si riferisce il profeta nell’Apocalisse Siriaca di Baruch, 2,42, 2-7: ” Credi che sia là la città di cui ho detto: “Nella palma delle mie mani ti ho fondata”?
La costruzione che si trova attualmente in mezzo a voi non è quella che è stata rivelata in me, quella che era preparata dal tempo in cui mi sono deciso a creare il paradiso, e che ho mostrato ad Adamo prima della sua colpa… “.9
La Gerusalemme celeste ha infiammato l’ispirazione di tutti i profeti ebrei: Tobia (13,16), Isaia (59,11 ss.), Ezechiele (60) ecc. Per mostrargli la città di Gerusalemme, Dio rapisce Ezechiele in una visione estatica, e lo trasporta su di una montagna altissima (60,6 ss.). E gli Oracoli Sibillini conservano il ricordo della Nuova Gerusalemme, al centro della quale risplende ” un tempio con una torre gigantesca che tocca le nubi ed è vista da tutti “.
Ma la più bella descrizione della Gerusalemme celeste si trova
nell’Apocalisse (21,2 ss.): ” E io, Giovanni, ho visto la città santa,
la nuova Gerusalemme, che discendeva dal cielo, da presso Dio, pronta come una sposa che si è adornata per il suo sposo “.
Ritroviamo la stessa teoria in India: tutte le città regali indiane,
anche moderne, sono costruite sul modello mitico della città celeste in cui abitava nell’età dell’oro (in illo tempore) il sovrano universale.
E, proprio come quello, il re si sforza di far rivivere l’età dell’oro,
di rendere attuale un regno perfetto, idea che ritroveremo nel corso-del presente studio. Così, per esempio, il palazzo-fortezza di Sihagiri, a Ceylon, è costruito sul modello della città celeste Alakamanda, ed è ” di difficile accesso per gli esseri umani ” (Mabavastu, 39,2). Anche la città ideale di Platone ha un archetipo celeste (Rep. 592b, cfr. ibid., 500e). Le ” forme ” platoniche non sono astrali, ma la loro regione mitica si situa tuttavia su piani sopra-terreni (Fedro, 247,250).
Così, il mondo che ci circonda, in cui si sente la presenza e l’opera
dell’uomo – le montagne sulle quali vive, le regioni popolate e
coltivate, i Sumi navigabili, le città, i santuari – hanno un archetipo
extraterreno, concepito sia come una ” pianta “, come una ” forma “, sia semplicemente come un ” doppio ” esistente precisamente a un livello cosmico superiore. Ma non tutto, nel ” mondo che ci circonda “, ha un prototipo di questa specie. Per esempio, le regioni desertiche abitate da mostri, i territori incolti, i mari sconosciuti su cui nessun navigatore ha osato avventurarsi ecc. non dividono con la città di Babilonia o con il nomo egiziano il privilegio di un prototipo differenziato. Essi corrispondono a un modello mitico ma di un’altra natura: tutte queste regioni selvagge, incolte, ecc. sono assimilate al caos; esse partecipano ancora della modalità indifferenziata, informe, precedente la creazione. Per questo, quando si prende possesso di un determinato territorio, cioè quando si comincia ad esplorarlo, si compiono riti che ripetono simbolicamente l’atto della creazione; la zona incolta è prima di tutto ” cosmizzata “, poi abitata. Ritorneremo fra poco sul significato delle cerimonie di presa di possesso delle zone
di nuova scoperta. Per ora vogliamo sottolineare che il mondo che ci circonda, civilizzato dalla mano dell’uomo, ha, come unica validità, quella dovuta al prototipo extraterrestre che gli è servito di modello.
L’uomo costruisce secondo un archetipo; non soltanto la sua città o il suo tempio hanno modelli celesti, ma anche tutta la regione che abita, con i fiumi che la bagnano, i campi che gli dànno il nutrimento, ecc. La carta di Babilonia mostra la città al centro di un vasto territorio circolare circondato dal fiume Amer, esattamente come i sumeri si raffiguravano il paradiso: questa partecipazione delle culture urbane a un modello archetipico conferisce loro la realtà e la validità.
Lo stanziamento in una zona nuova, sconosciuta e incolta, equivale a un atto di creazione. Quando i coloni scandinavi presero possesso
dell’Islanda, land-nàma, e la dissodarono, non considerarono questo atto né come un’opera originale né come un lavoro umano e profano. La loro impresa era per essi soltanto la ripetizione di un atto primordiale: la trasformazione del caos in cosmo per opera dell’atto divino della creazione. Lavorando la terra desertica, essi ripetevano infatti l’atto degli dèi che ordinavano il Caos dandogli forme e norme. O meglio: una conquista territoriale diventa reale soltanto dopo, o più esattamente, per mezzo del rituale di presa di possesso, che è solo una copia dell’atto primordiale della creazione del mondo. Nell’India vedica un territorio veniva preso legalmente in possesso per mezzo della costruzione di un altare dedicato ad Agni. ” Si dice che ci si è stanziati (avasyati) quando si è costruito un garbapatya, e tutti quelli che costruiscono l’altare del fuoco sono stanziati ” (avasitah), dice il Catapatha Brahmana (7,1,1,1-4). Ma l’erezione di un altare dedicato ad Agni è precisamente l’imitazione microcosmica della creazione. Anzi, un qualunque sacrificio è, a sua volta, la ripetizione dell’atto della creazione, come affermano espIicitamente i testi indù. I << conquistadores ” spagnoli e portoghesi prendevano possesso, in nome di Gesù Cristo, delle isole e dei continenti che avevano scoperto e conquistato. Il piantare la croce equivaleva a una ” giustificazione ” e
alla ” consacrazione ” della zona, a una a nuova nascita “, che ripeteva anche il battesimo (atto di creazione). A loro volta i navigatori britannici prendevano possesso delle regioni che avevano conquistato in nome del re d’Inghilterra, nuovo cosmocrator. L’importanza dei cerimoniali vedici, scandinavi o romani ci apparirà più chiaramente quando esamineremo in particolare il senso della ripetizione della creazione, l’atto divino per eccellenza. Per ora consideriamo soIo un fatto: ogni territorio occupato con lo scopo di abitarvi o di utilizzarlo come ” spazio vitale ” è prima di tutto trasformato da ” caos ” in ” cosmos “; cioè, per effetto del rituale gli viene conferita una ” forma ” che lo fa così divenire reale. Evidentemente la realtà si manifesta, per la mentalità arcaica, come forza, efficacia e durata.
Perciò il reale per eccellenza è il sacro, poiché soltanto il sacro è in
un modo assoluto, agisce efficacemente, crea e fa durare le cose. Gli innumerevoli gesti di consacrazione – degli spazi, degli oggetti, degli uomini, ecc. – tradiscono l’ossessione del reale, la sete del primitivo per l’essere.

