Durante l’Illuminismo la caccia alle streghe era
attribuita all’assolutismo
religioso e alla superstizione; più avanti, con i movimenti di
liberazione femminile, è stata vista come un tentativo delle
autorità patriarcali di soggiogare le donne; i movimenti
neopagani del Novecento l’hanno interpretata come un
tentativo delle autorità cristiane di eliminare un’autentica
religione delle streghe di carattere precristiano e non satanico. Ma
tra le possibili cause sono state invocate
anche la
Riforma, la Controriforma, la nascita degli Stati moderni,
l’avanzata del capitalismo e perfino la diffusione dell’uso di
narcotici.
Oggi, grazie
soprattutto alle innovazioni storiografiche dell’ultimo
secolo che vedono nella comparazione e nell’uso di discipline
ausiliarie il miglior metodo per comprendere le società del
passato, l’orientamento prevalente tra gli storici è quello di
considerare troppo semplicistiche le spiegazioni monocausali e di
attribuire invece la caccia alle streghe a una molteplicità di
cause incrociate economiche, culturali, giuridiche, sociali e religiose che richiedono di
essere analizzate
con un approccio interdisciplinare.
Solo in questo modo sarà possibile rendere conto della
complessità cronologica
e geografica del fenomeno, che non fu né omogeneo né centralizzato, ma costituito invece
da una serie di
episodi distinti, ciascuno con le proprie dinamiche, nei quali i diversi
fattori ebbero pesi differenti, tanto che alcuni storici
preferiscono parlare di “cacce alle streghe” piuttosto che
genericamente di “caccia alle streghe”.
In questa sede
non è possibile descrivere esaurientemente un dibattito
storiografico estremamente complesso: ci limitiamo a riassumere
alcuni dei fattori considerati più importanti.
La definizione
di strega non compare improvvisamente ma si evolve nel corso
di vari secoli attraverso quello che lo storico statunitense
Brian Levack ha chiamato il «concetto cumulativo di stregoneria». Il primo elemento del
concetto cumulativo
di stregoneria era l’accusa di origine popolare di compiere
malefici, cioè riti magici che causavano la morte dei bambini, i
cattivi raccolti e le malattie. La seconda componente era
la convinzione colta, diffusa tra teologi e filosofi scolastici, che le streghe
adorassero il Diavolo durante i sabba.
Prima della caccia alle
streghe vera e propria era già accaduto
che l’accusa di compiere malefici e quella di adorare il Diavolo
venissero rivolte a specifiche categorie di persone (la prima, per
esempio, nei confronti degli ebrei e dei lebbrosi, la seconda nei confronti degli
eretici), ma soltanto quando le due accuse iniziarono a convergere
verso le stesse persone
nacque il concetto di strega tipico del mondo occidentale e si
crearono le condizioni per la caccia alle streghe.
L’unione delle due accuse trasformava infatti le streghe da
criminali comuni in pericolosi eretici e apostati e giustificava
misure straordinarie contro di loro. La credenza nei poteri delle
streghe esisteva anche nelle società antiche, ed esiste ancora
oggi in alcune società contemporanee, ma in
questi casi la
mancanza di un sistema di credenze paragonabile a quello dei demonologi tardo medievali
non ha prodotto
il meccanismo della reazione a catena, cioè il coinvolgimento
progressivo di un gran numero di accusati.
Esisteva davvero
una religione delle streghe?
Nell’Ottocento
lo storico romantico francese Jules Michelet fu tra i primi a
ipotizzare che le streghe avessero praticato una religione pagana
in contrasto con la Chiesa cattolica. La teoria
fu ripresa negli
anni Venti e Trenta del Novecento dall’antropologa ed egittologa inglese Margaret
Murray, che attribuiva
alle streghe la pratica di un culto precristiano incentrato sulla
fertilità, che era sopravvissuto per secoli ai margini
dell’Europa occidentale. Secondo la Murray, la religione delle
streghe prevedeva l’adorazione di un dio pagano cornuto (che le
autorità cristiane avrebbero poi confuso con il Diavolo), nonché
la pratica di quattro Sabba ogni anno.
La teoria di
una religione pagana praticata dalle streghe trovò nel corso del tempo i
sostenitori più disparati.
Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, il gerarca nazista Heinrich Himmler
fece intraprendere da un gruppo di SS la più grande rassegna di resoconti di
caccia alle streghe condotta fino a quel momento, con l’obiettivo di
rintracciare le prove di una religione naturale celto-germanica repressa dall’Inquisizione
e di ricostruire tale religione.
L’opera di Margaret Murray ispirò anche l’occultista inglese Gerald Gardner,
che negli anni Cinquanta dichiarò di avere aderito fin dal 1939 a un gruppo di
seguaci della religione delle streghe miracolosamente sopravvissuto alle persecuzioni.
Insieme con
prese di posizione analoghe, la dichiarazione di Gardner fu all’origine della
moderna
religione neopagana della Wicca.
Più recentemente alcuni studiosi autorevoli, come l’italiano Carlo Ginzburg,
hanno parzialmente ripreso la teoria di Margaret Murray, sostenendo che alcune
limitate pratiche religiose di origine pagana siano sopravvissute nell’età moderna
e abbiano contribuito alla formazione del concetto
di stregoneria. Ma nella sostanza la tesi originale della Murray è risultata
del tutto priva di fondamento. Non solo
non esiste alcuna prova certa che le donne accusate di
stregoneria adorassero davvero divinità pagane, ma manca persino una qualsiasi
prova concreta che si riunissero collettivamente per uno scopo qualsiasi.
La stregoneria viene talvolta definita una religione immaginaria: più
che le effettive idee degli accusati, rispecchia infatti paure o desideri degli
accusatori, che attraverso la tortura riuscivano a far confessare alle imputate
proprio ciò che volevano sentirsi dire. La strega incarnava quindi il
perfetto stereotipo del ribelle: colpevole di tradimento contro Dio in quanto
eretica e apostata, di cospirazione politica in quanto adoratrice del Diavolo.
William Perkins, l’autore del Discourse of the Damned Art of Witchcraft (1608),
sosteneva «Il più famoso traditore e ribelle che ci possa essere è la strega.
Perché rinuncia a Dio stesso, il Re dei Re, abbandona la società della sua
Chiesa e del popolo, fa lega col Diavolo».
La seconda condizione che rese possibile la caccia alle streghe fu una serie di
innovazioni giuridiche, intraprese a partire dal XIII secolo. In primo luogo i
tribunali secolari ed
ecclesiastici dell’Europa continentale adottarono un sistema inquisitorio
di procedura penale che facilitava notevolmente l’avvio e lo svolgimento dei
processi per stregoneria. Mentre con il sistema accusatorio il giudice era un
arbitro imparziale tra le parti, e se l’imputato veniva assolto l’accusatore rischiava
di essere perseguito penalmente secondo la legge del taglione, nel sistema
inquisitorio la figura dell’accusatore si fondeva con quella del giudice, che
quindi poteva avviare
l’inchiesta anche senza l’accusa formale di un privato e aveva il compito
diretto di determinare se l’imputato fosse colpevole o no. Inoltre venne reso
legittimo per i tribunali inquisitori l’uso della tortura nei confronti degli
imputati di stregoneria. Se il sistema inquisitorio favorì l’apertura di
inchieste per stregoneria, le confessioni estorte con la tortura aumentarono il
numero di condanne e talvolta generarono una serie di delazioni a catena che
moltiplicarono esponenzialmente il numero di accusati favorendo, inoltre, la diffusione
del concetto cumulativo di stregoneria, che fu a sua volta causa di ulteriori
processi.
In più, nelle zone non sotto il diretto controllo della Chiesa cattolica (o
dove c’era un potere statale più forte di quello ecclesiastico),
i tribunali secolari acquisirono la giurisdizione
sul reato di
stregoneria, aggiungendosi, e spesso sostituendosi, ai tribunali
ecclesiastici e manifestando in genere una maggiore propensione a
condannare gli imputati. Nei due paesi, la
Spagna e
l’Italia, in cui i tribunali dell’Inquisizione conservarono la
giurisdizione primaria in materia di stregoneria, invece, il numero di processi e di
esecuzioni rimase
decisamente più basso che nella media europea.
Questo non
significa che il clero non intervenisse nella caccia alle streghe. I
tribunali ecclesiastici continuarono ad agire, anche se in modo
ausiliario nei confronti delle autorità giudiziarie; inoltre i religiosi promuovevano la
caccia alle streghe
attraverso i sermoni e i trattati teologici che denunciavano il
pericolo della stregoneria.
Infine, la
caccia alle streghe si sviluppò soprattutto dove i tribunali locali
potevano agire senza troppe interferenze da parte delle
istituzioni centrali. I tribunali locali erano generalmente meno clementi di
quelli centrali, perché temevano maggiormente il potere delle streghe,
che vivevano
nello stesso
territorio di giudici e avvocati, e perché erano meno rispettosi
delle garanzie procedurali previste dalla legge per gli
imputati. Questa dinamica fu particolarmente evidente nelle
regioni del Sacro Romano Impero, scarsamente controllate da un’autorità centrale.
Anche la
Spagna e
l’Italia, come la Germania, erano politicamente frammentate, ma
avevano un’istituzione giudiziaria altamente centralizzata, l’Inquisizione, che
controllava la maggior
parte dei processi per stregoneria e che, contrariamente
all’opinione comune, tendeva a evitare che i processi
andassero fuori controllo attraverso il meccanismo della reazione a
catena.
Un altro
elemento importante, seppure più difficile da quantificare, fu
il cambiamento della sensibilità religiosa.
Con l’età della
Riforma si fecero più forti la convinzione che il Diavolo
intervenisse nel mondo e la volontà di combatterlo.
Inoltre sia i
predicatori cattolici sia quelli protestanti attribuirono una
maggiore importanza alla santità personale (e, quindi,
anche al suo contrario: ovvero che un singolo potesse essere diretto
strumento del Demonio).
Storici come Robert Muchembled e Alan Macfarlane hanno
evidenziato come
il mancato adempimento dei doveri religiosi comportasse un
senso di colpa che poteva essere riversato
sugli altri
attraverso le accuse di stregoneria: per esempio, ci sono casi
documentati di individui che si erano rifiutati di fare l’elemosina
ai mendicanti e che poi accusarono quegli stessi
mendicanti di stregoneria.
La dinamica della proiezione del proprio senso di colpa sugli altri
è ben rappresentata nel dramma di Arthur Miller Il crogiuolo.
Le autorità si impegnarono nello sradicare le credenze e le pratiche superstiziose,
eliminando i residui di paganesimo e contrastando la magia in tutte le sue
forme. È interessante notare che sia i protestanti sia i cattolici continuarono
a reprimere legalmente varie forme di magia bianca e di
superstizione anche molto tempo dopo l’esaurimento dei processi per
stregoneria.
La Riforma e la Controriforma causarono inoltre aspri conflitti tra cattolici e
protestanti (si pensi al fenomeno cinque-seicentesco delle cosiddette Guerre di
religione), così come tra le diverse confessioni protestanti.
La caccia
alle streghe fu infatti particolarmente intensa nei paesi più eterogenei dal
punto di vista religioso come Germania, Svizzera, Francia, Polonia e Scozia, e
meno intensa in paesi solidamente cattolici come la Spagna e l’Italia.
Questo non perché
la caccia alle streghe fosse uno strumento immediato di conflitto religioso
(nella maggioranza dei casi gli individui accusati di stregoneria appartenevano
infatti alla stessa
confessione dei loro persecutori), ma perché le divisioni religiose aumentavano
la paura della sovversione morale. In realtà l’influenza delle guerre di
religione sulla caccia alle streghe fu indiretta.
I periodi di
più intensa caccia alle streghe furono quelli di pace religiosa dopo i
conflitti, dato che la
guerra impediva il funzionamento regolare della macchina giudiziaria e forniva
agli abitanti una spiegazione alternativa delle proprie sventure: al termine
del conflitto la vita della comunità poteva essere sconvolta da morti, carestie
ed epidemie ed era più probabile che avvenissero processi per stregoneria. Infine, è da
notare che nel lungo periodo la Riforma protestante favorì una diminuzione dei processi
per stregoneria,
perché diffuse l’idea della sovranità di Dio rispetto al
diavolo e perché con la cristianizzazione delle aree rurali ridusse
la credenza e la pratica della magia, fornendo così meno
pretesti ai cacciatori di streghe.
Un ulteriore
fattore da prendere in considerazione sono i profondi
cambiamenti sociali ed economici che attraversarono l’Europa. Data la grande varietà
di tensioni socio-economiche,
è impossibile fornire una sola spiegazione ed è necessario analizzare localmente
i diversi episodi
caso per caso.
In generale si può osservare
che fenomeni come
l’inflazione senza precedenti, il declino delle condizioni
generali di vita, il grande numero di ribellioni e di guerre civili, la distruzione dell’apparente
unità della
cristianità medievale contribuirono a diffondere sentimenti di
ansia e paura, che poi si rivolgevano contro le streghe a causa
del contesto culturale e religioso citato in
precedenza.
In primo luogo le cacce alle
streghe rispondevano al
timore di ribellioni che animava le classi
dominanti e
davano loro la convinzione di contrastare l’influenza del
Diavolo nella società.
Più in genere, la convinzione che esistesse la stregoneria
permetteva di giustificare
l’esistenza del male del mondo e di dare una spiegazione a
eventi tragici come le carestie, le epidemie e la
morte dei
bambini.
Le streghe
divennero così il capro espiatorio dell’intera comunità e la
loro descrizione rappresentava efficacemente gli stereotipi della devianza,
cioè della violazione dei valori
sociali
condivisi. Le pratiche attribuite alle streghe non avevano una loro
coerenza interna, ma proiettavano un’immagine rovesciata delle virtù cristiane: la
comunione di Cristo
diventava il cannibalismo di bambini, l’adorazione di Dio quella del
diavolo, la continenza si trasformava nella
lussuria.
Così come sulle
cause che originarono la caccia alle streghe, gli storici si
dividono anche su quelle che la fecero declinare.
Tradizionalmente
la causa principale è considerata la rivoluzione scientifica, che fece scomparire la
credenza nell’esistenza
delle streghe, ma anche in questo caso gli storici mettono
in guardia dal teorizzare in modo semplicistico una sola causa. L’orientamento
attuale consiste nel
tenere conto di diversi fattori, non solo culturali, ma anche giuridici,
economici e sociali: per esempio la
rivoluzione
filosofica di Cartesio e la diffusione del meccanicismo, il
declino delle guerre di religione dopo la pace di
Westfalia del 1648, le riforme giudiziarie che limitarono il
ricorso alla tortura e vietarono i processi per stregoneria, e
così via.

Nessun commento:
Posta un commento