giovedì 11 giugno 2020

Profumi Magici e Pietre



ARIETE La lavanda e tutti quei profumi freschi che attenuano lo spirito combattivo di questo segno.
TORO La rosa serve ad arginare gli slanci un po troppo affettuosi di questo segno 
GEMELLI Per ovviare alla volubilità e alla dispersione nei sentimenti, adoperare essenze a base di    origano.
CANCRO Il profumo a base di lillà serve ad infondere sicurezza a questo segno iper-emotivo.
LEONE Un'essenza a base di ambra rende più"ruggenti".
VERGINE Il fresco giacinto apporta fantasia a questo segno troppo analitico.
BILANCIA Per dare più grinta ci vuole il muschio.
SCORPIONE L'essenza di tuberosa rende affascinante questo segno.
SAGITTARIO Violetta per irradiare maggior simpatia.
CAPRICORNO L'essenza di caprifoglio serve ad infondere fiducia.
 ACQUARIO Mughetto per propiziarsi l'amore.
PESCI Il gelsomino dona ai nati in questo segno fermezza e attenua l'insoddisfazione.

Sacchetti profumati
 
I sacchetti che contengono essenze profumate sono cosa nota già dai tempi più remoti. Per confezionare il sacchetto profumato, basta prendere del cotone o un panno ad alto potere assorbente e impregnarlo della sostanza adatta allo scopo. Il tutto viene poi chiuso in una garza, che a sua volta deve essere contenuta in una stoffa resistente. Queste operazioni vanno eseguite tenendo conto delle ore e dei giorni, a seconda dell'essenza che si deve preparare. Questo è un esempio: - talismano amoroso - giorni e ore di Venere (diurne per agire sugli uomini, notturne per agire sulle donne) - evocazione dello spirito - scelta del profumo in base al proprio segno zodiacale di nascita.

Pietre magiche

 Nei tempi più antichi le pietre, e in modo particolare le gemme, hanno sempre affascinato l'uomo, che ha attribuito ai diversi minerali, virtù e significati occulti. Nell'antico Egitto, oltre che ornamentali, le gemme venivano ritenute necessarie. Gli Egiziani apprezzarono le pietre per le loro proprietà mistiche o mana e i gioielli erano considerati mezzi per ottenere successo, la fama, la fortuna etc. Gli Egiziani per dipingersi le palpebre usavano la malachite, col duplice scopo di difendersi dal sole grazie alla protezione offerta dal colore verde e per disinfettare gli occhi, grazie alla presenza del carbonato di rame nella pietra. Consideriamo ora i poteri attribuiti alle pietre dalla tradizione. Poteri delle pietre magiche
ACQUA MARINA Considerata la pietra dei marinai e dei viaggiatori, simboleggia la speranza e ha una funzione protettiva nelle gengiviti, nel mal di gola e di denti. Protegge dai tradimenti. Papa Giulio II era solito portarla sempre addosso per il suo benefico potere.
AGATA Allontana l'invidia e la malignità, rende simpatici e aiuta nella carriera. Preserva dalle punture dei ragni e degli scorpioni e tenuta in casa protegge dai fulmini. Se messa in bocca calma la sete. I timidi acquistano forza e coraggio, se stringono nella mano destra un pezzo di agata.
AMBRA Anticamente veniva usata in magia per difendersi dagli incantesimi delle streghe. Per le sue proprietà elettriche (in greco è chiamata elektron) protegge dalle malvagità e dalle influenze nefaste altrui. Una collana d'ambra protegge i bambini dalle pericolose convulsioni.
AMETISTA Protegge dal veleno e dalle tentazioni dell'alcool, soprattutto se sulla pietra vengono incise le immagini del sole e della luna. Nei tempi antichi, per prevenire l'ubriachezza, si era soliti bere in coppe di ametista. Considerata negativa per il suo colore viola, lo è per chi è preda dell'egoismo, delle passioni violente, delle meschinità; protegge e aiuta, invece, nel processo di elevazione spirituale, chi già possiede maturità e saggezza.
AZZURRITE E un potente talismano, propizia la fortuna e allontana la malinconia.
BERILLO Favorisce il successo nel campo delle lettere. I marinai, per essere coraggiosi durante le tempeste, erano soliti portarla con loro durante la navigazione. Dona serenità e obiettività di giudizio.
 CALAMITA Ha il potere di "attirare" l'amore e di favorire le nascite.
CALCEDONIO Allontana i dispiaceri, distende i nervi e ristabilisce l'equilibrio soprattutto in campo affettivo. E di protezione negli incidenti o nelle disgrazie improvvise; aiuta, quindi, tutti coloro che per la loro professione debbono affrontare rischi ridicoli. Rende costanti e infonde fiducia e forza.
CAMMEO Porta fortuna, si dice, solo per sette anni, poi il suo potere è nullo e la pietra va cambiata.
 CARBONCHIO Protegge i bambini dal pericolo di annegamento. Se portata nelle ore notturne è efficace contro l'insonnia.
CRISOLITO Preserva dalla follia. Facilita la carriera e assicura la ricchezza.
CORALLO Possiede tutte le proprietà magiche. In Oriente, viene sfruttato moltissimo perché dona sicurezza, fiducia e allegria. Nei tempi passati preservava dalle epidemie; la tradizione vuole che il corallo impallidisca quando muore una persona amata.
CORNIOLA Preserva dai tradimenti.
CRISTALLO Infonde calma ed equilibrio interiore. Favorisce la pioggia ed è simbolo di vittoria.
DIAMANTE Difende dai demoni e dagli spiriti del male. Dona la pace e la serenità e infonde coraggio e invincibilità. Ai timidi dà forza. Simbolo di fedeltà, favorisce l'amore e il matrimonio. Trasforma le sue proprietà benefiche in arme malefiche soltanto quando in possesso di persone indegne.
DIASPRO Simboleggia la gioia. Nei tempi antichi veniva usata contro la febbre. La polvere di diaspro veniva sfruttata da Galeno, il famoso greco, come cicatrizzante delle ferite.
GIADA E efficace nella cura delle malattie renali, nelle coliche e nelle affezioni oculari. Dona integrità e rettitudine.
GRANATA Predispone alla fedeltà in amore e favorisce i legami duraturi.
LAPISLAZZULO Veniva ritenuta dagli Egiziani portatrice d'amore. Dona acutezza e pensiero e promette successo e felicità.
ONICE Allontana gli incubi e le malinconie.
OPALE E da sempre ritenuta pietra infausta, ma è propizia ai nati in Ottobre: dà loro aiuto e chiarezza di vedute. Gli Indiani affermano che, posta sugli occhi per qualche istante, rende acuta la memoria.
OSSIDO DI FERRO Protegge dal malocchio e dalle decisioni affrettate.
PERLA Simboleggia l'amore, ma anche le lacrime. Non andrebbe mai regalato un anello di fidanzamento con la perla, perché porterebbe dolore derivante da una rottura. La collana, invece, infonde energia, purché le perle, ovviamente naturali, siano di numero dispari.
PIRITE Nei tempi andati, era credenza che evitasse le cadute da cavallo.
QUARZO Concilia sonni tranquilli, tenendo lontani gli incubi notturni.
RUBINO Simbolo di forza e di passione, rende audace e temerario chi lo indossa. Allontana la tristezza e i dispiaceri amorosi. Pare che cambi leggermente colore, quando il suo proprietario è minacciato da qualche male.
SELENITE Ridotta in polvere, pare che sia un potente afrodisiaco.
SMERALDO Procura benessere, ricchezza e amore. Guarisce i disturbi visivi e arresta le emorragie. Favorisce lo sviluppo della memoria e dell'intuizione, stimola l'intelligenza. Simbolo della castità, si rompe se colui che lo porta diventa adultero.
TOPAZIO Simboleggia l'ardore ed è efficace contro l'odio e la vendetta. Concede il favore altrui e aiuta in campo economico e finanziario.
TURCHESE Protegge dal malocchio e difende dai pericoli di viaggio e dagli avvelenamenti. Dona fortuna e felicità al suo possessore.
ZAFFIRO Simboleggia la fermezza d'animo e infonde allegria, fiducia e lealtà. Allontana le preoccupazioni e protegge le persone innamorate.

Colori
BIANCO Simboleggia la purezza e la virtù. E associato alla luna e al segno del Cancro. E sempre stato il colore preferito dalle spose e il più sfruttato nella confezione di camicie da notte, allo scopo di allontanare dai dormienti eventuali entità maligne che aborrono il bianco.
ROSA Per gli alchimisti rappresenta la catarsi, la rinascita. Simboleggia la timidezza, l'amabilità. Emana radiazioni positive per tutti i segni. Predispone all'amore.
 AZZURRO E il colore del cielo, simboleggia l'amore ed è propizio agli Acquari. Porta fortuna e protegge nell'avversità.
VERDE Infonde speranza, fiducia, pace. Legato alla natura è il colore di Venere e protegge le persone innamorate.
ARANCIONE Per gli orientali stimola la concentrazione mentale, tanto è vero che i monaci buddisti indossano una tunica di questo colore. Per noi è simbolo della salute, ma anche della lussuria.
GIALLO Esistono riserve nei confronti di questo colore. Per taluni è il simbolo del Sole, il colore dell'oro che simboleggia la conoscenza e quindi infonde energia e vigore. E positivo per i Leoni. Secondo altri, invece, è il colore dello zolfo e pertanto del diavolo. Sembra che Giuda fosse vestito di giallo durante l'ultima cena, per tale motivo la credenza popolare lo ritiene il colore della falsità e del tradimento.
ROSSO E il colore di Marte e dell'Ariete; infonde ardore, calore, forza e combattività. Non portatelo se siete nervosi o depressi, il rosso accentuerebbe il vostro malessere. BLU E il colore di Giove, pertanto favorisce i Sagittari e i Pesci. Dona equilibrio, saggezza e oculatezza negli affari.
VIOLA Colore che favorisce l'elevazione spirituale, la meditazione e il sapere. Viene evitato dalla gente dello spettacolo perché, legato alla quaresima, implica l'idea del sacrificio, della privazione e dell'insuccesso. E propizio per gli Scorpioni.
NERO E ritenuto apportatore di tristezza, lutti e disperazione. Astrologicamente appartiene a Saturno che governa il Capricorno. Ogni colore ha una sua particolare proprietà capace di influenzare, in positivo o in negativo, la natura umana. Che i colori fossero in grado di riattivare i centri vitali era risaputo da millenni e ciò trova la sua applicazione somatica persino nelle medicine indiana, cinese, tibetana ed egiziana. Oggi la cromoterapia, anche se ancora poco conosciuta, trova la sua applicazione in campo bio-psichico. Noi sappiamo che la vita è energia e vibrazioni; i colori costituiscono una scala sensibile ed elevata di queste vibrazioni e sono in grado di influenzare e modificare profondamente le nostre energie e le nostre emozioni. Esiste un ramo della magia bianca basato sul significato dei colori e sul loro potere di favorire la buona o la cattiva sorte. Simbolismo dei coloriVi sono profumi che, opportunamente confezionati, sono dei potenti talismani. Il profumo, lo sprigionarsi nell'aria dell'essenza, agisce proprio come se si trattasse di un talismano solido, una pietra o un monile magico; il profumo può anche servire a magnetizzare le pietre per aumentare il loro potere esoterico. Affinché il profumo sia idoneo e possa raggiungere lo scopo, è necessario che venga scelto anche tenendo conto dei segni zodiacali in armonia con l'aroma. Unica cosa da tenere presente è che si dovrà essere accorti nello scegliere il giorno, l'ora e il profumo adatto all'evenienza e a ciò si vuole ottenere. Al momento giusto si sparge sull'oggetto il profumo adatto e, tenendolo in mano, si penserà intensamente alla proprietà che si vuole attribuire all'oggetto magnetizzato. Volendo agire su una persona che non si può avvicinare, basta scriverle una lettera su cui si sia versata anche solo qualche goccia di profumo. Vediamo ora, segno per segno, quali sono i profumi più adatti.
AMARANTO: Posto sotto il dominio del Sole, si ritiene che il fiore, conservato in un sacchettino o portato al collo, in tasca o comunque a diretto contatto del corpo, favorisca l'equilibrio fisico; preserva il soggetto delle malattie e tiene lontana la principale nemica dell'uomo: la vecchiaia. Questa pianta possiede la capacità di non appassire, infatti anche secche, le sue foglie conservano il colore originale senza sbiadire e, se vengono poste nell'acqua, tornano fresche d'aspetto. Anticamente di pensava che questo fiore donasse l'immortalità per cui pare rientrasse nei componenti base dell'elisir di lunga vita, in cui era racchiuso il segreto dell'eterna giovinezza. Sempre nell'antichità l'amaranto veniva usato nell'allestimento delle tombe dei personaggi potenti, o nei funerali di personalità influenti. E una pianta erbacea annuale, con le inflorescenze raggruppate in spighe o pannocchie ascellari o terminali, erette o pendenti. Coltivata per ornamento è facilmente reperibile in Italia. La sua fioritura avviene da Agosto alla fine dell'autunno.


Piante pietre colori

Sin dai tempi più antichi le piante venivano utilizzate per i loro misteriosi poteri allo scopo magico e terapeutico... Le ultime ricerche scientifiche hanno dimostrato che anche le piante, al pari degli uomini e degli animali, hanno un'aura vitale che aumenta di intensità in particolari momenti. Pare anche che le loro vibrazioni esercitino un influsso positivo sull'uomo; legate, infatti, a sottili forze esoteriche, esse sembrano possedere una benefica influenza grazie alle loro emanazioni magnetiche. A piante ed erbe venivano attribuite virtù magiche ed esse rientravano nella composizione e preparazione di talismani, filtri ed essenze astrali. Gli antichi maghi ritenevano sacre 22 piante, ma il loro numero scese a 16 durante il Medioevo; ricordiamo l'eliotropio o l'erba della sincerità, la caledonia o erba del trifoglio, la rosa che era la pianta iniziatica etc. Ci sono piante che, per la loro carica elettro-magnetica, possono donare energia o anche prenderla e rubarla, per cui possiamo parlare di piante positive e di piante negative. Alcune di esse esercitano un potere esoterico benefico in stretta dipendenza con vari fattori come il segno zodiacale, il momento in cui vengono raccolte etc. Per talune piante è indispensabile la scrupolosa osservanza di tutte le regole tramandate dalla tradizione perché esse conservino le loro caratteristiche ed estrinsechino meglio le loro proprietà.
- Raccogliete la pianta durante la fase di luna crescente, in una giornata in cui il sole splenda alto (mai quando tira vento o è nuvolo): le ore più propizie sono quelle comprese tra le undici e mezzodì, o fra le diciassette e le diciotto.
- Lasciatele essiccare completamente per qualche giorno, poi riponetele in un sacchetto di tela o di carte oppure in un vaso di vetro, mai in contenitore di materiale plastico che ne neutralizzerebbe le radiazioni.
All'occorrenza, potreste servirvene per la preparazione di infusi o talismani, tenendo però presente che le piante non vanno conservate a lungo, perché perdono man mano le loro vibrazioni. Come si è detto anche il contatto diretto con la pianta ha il potere di tonificare il nostro organismo e di allontanare da noi eventuali forze negative.

Le piante e i loro poteri


Le seguenti piante, pur legate a un astro, non risentono degli influssi planetari, per cui possono essere utilizzate senza servirsi di riti particolari, legati al giorno o allora del pianeta governatore.


ARANCIO : Governato da Venere, il suo fiore è simbolo di innocenza e di purezza d'animo. Per questo motivo il fiore è utilizzato per il bouquet delle spose, usanza questa che trova le sue origini in Francia. Si dice che possa essere usato una sola volta nell'arco della vita e che possa trasformare l'innocenza della persona in conoscenza, profondità e saggezza.
BASILICO Retto da Marte, se viene usato in dosi esagerate porta facilmente l'individuo a diventare collerico e ad adirarsi per motivi di poco conto. Può anche provocare dei danni più o meno gravi a carico del sistema nervoso. In Abissinia se ne trova in enorme quantità, tanto è vero che le donne abissine lo usano come cosmetico per rendere la loro pelle più lucida. E una pianta piccola e cespugliosa dai fiori bianchi e il suo tempo di fioritura va generalmente da Maggio a Settembre.
CEDRO E una pianta arborea sacra a Giove. In alcuni testi antichi, il cedro è considerato una vigile sentinella della casa presso cui è piantato, per il suo potere di tenere lontani ladri, curiosi e persone indesiderate.
ELLEBORO Pianta malefica, ha un potere esoterico negativo, fa perdere infatti di prestigio e attira la maldicenza. E una pianta velenosa, va usata in dosi minime e con la massima prudenza.
GIGLIO Da sempre è considerato il simbolo della purezza per eccellenza. Tenere il giglio sempre a portata di mano, o nella propria casa, serve a tenere lontane le forze del male. Nel formulario di Alberto il Grande è detto che il giglio colto sotto il segno del Leone, mescolato al succo di lauro e posto sotto letame, genera dei vermi che, ridotti in polvere e messi negli abiti di una persona, impediscono a questa di dormire.
IRIS Era considerato dagli antichi il simbolo della pace.
LICHENE Organismo vegetale costituito dall'associazione di un'alga e di un fungo, è sotto l'influsso di Saturno e inclina alla solitudine e alla meditazione. Non favorisce i rapporti di società e le attività di gruppo.
LOTO Il suo fiore ha il potere di cacciare i demoni e di allontanare il malocchio.

MIRTO Consacrata a Venere, questa pianta ha il potere di rendere caritatevoli e ben disposti verso chi soffre. Tale pianta è molto diffusa in Italia e nell'America settentrionale.
ORTICA Considerata una pianta sacra a Venere, sembra che predisponga alla lussuria. Un'antica ricetta di Petronio suggerisce, per favorire i rapporti sessuali languenti, di porre sotto il materasso, per un mese, un sacchettino contenente foglie secche di ortica. Secondo Alberto il Grande, l'ortica tenuta in mano con del millefoglie allontana la paura dei fantasmi. Anticamente veniva usata per combattere le paralisi, i reumatismi articolari e l'impotenza, anche se con risultati di modesta entità.
PAPAVERO Governata da Saturno, predispone alla pigrizia. E diffusissima nei prati, il fiore ha i petali color rosso vivo e il frutto contiene semi piccoli e reniformi.
PERVINCA Nei ricettari di Alberto il Grande si legge che questa pianta, ridotta in polvere con dei vermi e mangiata nella carne era da considerarsi afrodisiaca.

PRIMULA Con i suoi gialli fiorellini, in epoca medioevale veniva considerata pianta della felicità e rientrava nella composizione dei sacchetti talismanici.
QUERCIA Con la sua imponente bellezza è testimonianza di forza e di potenza. Consacrata al Sole, veniva considerata la guardiana della casa presso cui veniva piantata. Per il suo potere di attirare le forze benefiche e di allontanare le entità del male, sembra che i pionieri americani avessero l'usanza di piantare una quercia vicino alla loro casa.
TRIFOGLIO Erba dalle magiche virtù veniva usato nei secoli addietro da maghi e streghe. Predispone all'amore e alla sapienza. Altre piante magiche Piante da considerarsi magiche, perché facenti parte del settenario cabalistico, sono le seguenti. ACANTO Pianta che in astrologia si collega al pianeta Marte, rende arditi e coraggiosi, rapidi nelle decisioni e reattivi alle situazioni stagnanti e difficili. Se utilizzata nelle ore notturne di Marte accentua le caratteristiche negative del pianeta, predisponendo alla temerarietà, all'aggressività, alla collera e alla violenza.
CINQUEFOGLIE Questa pianta magica, astrologicamente legata al pianeta Mercurio, elargisce il dono della sapienza e il buon uso dell'intelletto. E possibile preparare anche dei talismani che assicurano la ricchezza, gli onori e la felice riuscita nel campo degli affari e delle finanze. La sua azione benefica si estrinseca maggiormente nel giorno di mercoledì, nelle ore rette da Mercurio.
GIUSQUIAMO Questa pianta, che in astrologia viene rappresentata dalla betulla e il cui corrispondente planetario è il pianeta Giove, appartiene al mondo della felce. Nel settenario delle piante magiche è situata al terzo posto, a un grado piuttosto elevato di emanazione energetica. Per propiziarsi la buona sorte si deve operare di giovedì, nelle ore diurne corrispondenti a Giove.
NINFEA L'essenza di questa pianta è di buon auspicio per le imprese ardite, le situazioni che necessitano di audacia, i viaggi avventurosi e spericolati. La ninfea ha inoltre il potere di stimolare l'immaginazione, suscitando visioni e sogni profetici.
SALICE Quest'ultimo tipo di pianta che si ritiene abbia delle magiche possibilità, ha la sua corrispondenza astrologica con il pianeta Saturno. Il salice ha analogie con i funghi, occupa l'ultimo posto della gerarchia fitologica, ma è da considerarsi ugualmente a un livello di alta spiritualità. In occultismo infatti ogni schema settenario ha una disposizione circolare, per cui primo e ultimo grado, essendo contigui, hanno la medesima vibrazione. Tale pianta opportunamente preparata, ha il potere di conferire agli uomini grande dignità e soprattutto dirittura e forza morale in alto grado. SANGUINARIA Pianta benefica e propizia viene utilizzata in modo particolare per il buon esito di relazioni amorose. Usata costantemente la sua essenza agisce in modo da favorire l'unione tra due persone, consentendo la realizzazione di un legame amoroso duraturo nel tempo. E necessario intervenire sulla pianta nell'ora governata da Venere dea dell'amore. In un'ora diurna si deve agire su un uomo, in quella notturna si deve esercitare la sua influenza su una donna.
VERBENA Pianta considerata sacra a Venere ha il potere di risvegliare le forze dell'amore in modo intenso. Un formulario del XIII sec. consigliava di strofinare il petto della persona amata con un fiore di verbena, se si voleva suscitare una sconvolgente e travolgente passione. Per le sue proprietà occulte, essa era apprezzata molto dalla fraternità di Rosacroce: Van Helmont la definì pianta attrattiva. La sua azione è potenziata se si agisce di lunedì, durante la luna nuova, nelle ore notturne di Venere. VISCHIO E MANDRAGORA La raccolta della piante può essere fatta in qualunque modo, unica eccezione il vischio e la mandragora, che richiedono invece una differente prassi. Si crede infatti che se non si rispetta il rituale particolare, esse non avranno più quelle doti per le quali vengono raccolte. Il taglio del vischio, secondo i Druidi, che si dedicavano alla magia e allo studio dei fenomeni naturali, doveva essere eseguito con un falcetto d'oro, o perlomeno dalla lama consacrata. Questo perché i testi antichi sostengono la tesi secondo cui il vischio a contatto dell'oro, durante il taglio aumenta la proprie doti magiche. La mandragora è la pianta magica per eccellenza, la pianta che ha le maggiori caratteristiche e le più grandi possibilità di impiego in campo magico. I suoi effetti sono di gran lunga superiori ad ogni altra pianta. Si deve badare bene di non toccare la mandragora con i metalli specialmente con il ferro, che è considerato nemico della pianta stessa. Inoltre la sua raccolta deve essere fatta sotto vento perché restino intatte le sue caratteristiche.

File:Dioskurides Neapel Mandragora.jpg - Wikipedia

martedì 9 giugno 2020

Archetipi celesti dei territori, dei templi e delle città (Mircea Eliade)

Secondo le credenze mesopotamiche, il Tigri ha il suo modello nella stella Anunlt, e l’Eufrate nella stella della Rondine. Un testo sumerico parla della ” dimora delle forme degli dèi “, in cui si trovano ” [le divinità] dei greggi e quelle dei cereali “, Anche per i popoli altaici le montagne hanno un prototipo ideale nel cielo. I nomi dei luoghi e dei nomi egiziani erano dati secondo i ” campi celesti “: si cominciava con il conoscere i ” campi celesti “, poi li si identificava nella geografia terrestre.
Nella cosmologia iranica di tradizione zervanita ” ogni fenomeno
terrestre, astratto o concreto, corrisponde a un termine celeste,
trascendente, invisibile, a un’ “idea” nel senso platonico. Ogni cosa, ogni nozione si presenta sotto un duplice aspetto: quello di menok e quello di getah. Vi è un cielo visibile: vi è quindi anche un cielo menok che è invisibile (Bundabishn, c. 1). La nostra terra corrisponde a una terra celeste. Ogni virtù praticata quaggiù, nel getah, possiede una controparte celeste che rappresenta la vera realtà… L’anno, la preghiera… insomma, tutto quello che si manifesta nel getah è contemporaneamente menok. La creazione è semplicemente sdoppiata. Dal punto di vista cosmogonico, lo stadio cosmico qualificato come menok è anteriore allo stadio getah ” .
In particolare, il tempio – come luogo sacro per eccellenza – aveva un prototipo celeste. Sul monte Sinai, Jahvè mostra a Mosè la ” forma ” del santuario che dovrà costruirgli: ” Costruirete il tabernacolo con tutti gli arredi, esattamente secondo il modello che ti mostrerò ” (Es. 25,8-9). ” Guarda e costruisci tutti questi oggetti secondo il modello che ti ho mostrato sulla montagna ” (25,403. E quando Davide dà a suo figlio Salomone la pianta delle fondamenta del tempio, del tabernacolo e di tutti gli arredi lo assicura che ” tutto ciò… si trova esposto in uno scritto opera della mano dell’Eterno, che me ne ha dato la comprensione ” (Cron. 1,28,19). Di conseguenza ha visto il modello celeste.
Il più antico documento concernente l’archetipo di un santuario è
l’iscrizione di Gudéa che si riferisce al tempio innalzato da lui a
Lagash. Il re vede in sogno la dea Nidaba, che gli mostra un pannello su cui sono elencate le stelle benefiche, e un dio, che gli rivela la pianta del tempio. Anche le città hanno il loro prototipo divino. Tutte le città babilonesi avevano i loro archetipi in costellazioni: Sippar nel Cancro, Ninive nell’Orsa Maggiore, Assur in Arturo, ecc. Sennacherib fa costruire Ninive secondo ” il progetto stabilito da tempi remotissimi nella configurazione del cielo “. Non soltanto un modello precede l’architettura terrestre, ma si trova anche in una ” regione ” ideale (celeste) dell’eternità. Lo proclama Salomone: ” Tu mi hai ordinato di costruire il tempio nel tuo santissimo Nome, e anche un altare nella città in cui tu abiti, secondo il modello della tenda santissima, che tu avevi preparato fin dall’inizio! ” (Sap. 9,8).
Una Gerusalemme celeste è stata creata da Dio prima che la città di
Gerusalemme fosse costruita dalla mano dell’uomo: a quella si riferisce il profeta nell’Apocalisse Siriaca di Baruch, 2,42, 2-7: ” Credi che sia là la città di cui ho detto: “Nella palma delle mie mani ti ho fondata”?
La costruzione che si trova attualmente in mezzo a voi non è quella che è stata rivelata in me, quella che era preparata dal tempo in cui mi sono deciso a creare il paradiso, e che ho mostrato ad Adamo prima della sua colpa… “.9
La Gerusalemme celeste ha infiammato l’ispirazione di tutti i profeti ebrei: Tobia (13,16), Isaia (59,11 ss.), Ezechiele (60) ecc. Per mostrargli la città di Gerusalemme, Dio rapisce Ezechiele in una visione estatica, e lo trasporta su di una montagna altissima (60,6 ss.). E gli Oracoli Sibillini conservano il ricordo della Nuova Gerusalemme, al centro della quale risplende ” un tempio con una torre gigantesca che tocca le nubi ed è vista da tutti “.
Ma la più bella descrizione della Gerusalemme celeste si trova
nell’Apocalisse (21,2 ss.): ” E io, Giovanni, ho visto la città santa,
la nuova Gerusalemme, che discendeva dal cielo, da presso Dio, pronta come una sposa che si è adornata per il suo sposo “.
Ritroviamo la stessa teoria in India: tutte le città regali indiane,
anche moderne, sono costruite sul modello mitico della città celeste in cui abitava nell’età dell’oro (in illo tempore) il sovrano universale.
E, proprio come quello, il re si sforza di far rivivere l’età dell’oro,
di rendere attuale un regno perfetto, idea che ritroveremo nel corso-del presente studio. Così, per esempio, il palazzo-fortezza di Sihagiri, a Ceylon, è costruito sul modello della città celeste Alakamanda, ed è ” di difficile accesso per gli esseri umani ” (Mabavastu, 39,2). Anche la città ideale di Platone ha un archetipo celeste (Rep. 592b, cfr. ibid., 500e). Le ” forme ” platoniche non sono astrali, ma la loro regione mitica si situa tuttavia su piani sopra-terreni (Fedro, 247,250).
Così, il mondo che ci circonda, in cui si sente la presenza e l’opera
dell’uomo – le montagne sulle quali vive, le regioni popolate e
coltivate, i Sumi navigabili, le città, i santuari – hanno un archetipo
extraterreno, concepito sia come una ” pianta “, come una ” forma “, sia semplicemente come un ” doppio ” esistente precisamente a un livello cosmico superiore. Ma non tutto, nel ” mondo che ci circonda “, ha un prototipo di questa specie. Per esempio, le regioni desertiche abitate da mostri, i territori incolti, i mari sconosciuti su cui nessun navigatore ha osato avventurarsi ecc. non dividono con la città di Babilonia o con il nomo egiziano il privilegio di un prototipo differenziato. Essi corrispondono a un modello mitico ma di un’altra natura: tutte queste regioni selvagge, incolte, ecc. sono assimilate al caos; esse partecipano ancora della modalità indifferenziata, informe, precedente la creazione. Per questo, quando si prende possesso di un determinato territorio, cioè quando si comincia ad esplorarlo, si compiono riti che ripetono simbolicamente l’atto della creazione; la zona incolta è prima di tutto ” cosmizzata “, poi abitata. Ritorneremo fra poco sul significato delle cerimonie di presa di possesso delle zone
di nuova scoperta. Per ora vogliamo sottolineare che il mondo che ci circonda, civilizzato dalla mano dell’uomo, ha, come unica validità, quella dovuta al prototipo extraterrestre che gli è servito di modello.
L’uomo costruisce secondo un archetipo; non soltanto la sua città o il suo tempio hanno modelli celesti, ma anche tutta la regione che abita, con i fiumi che la bagnano, i campi che gli dànno il nutrimento, ecc. La carta di Babilonia mostra la città al centro di un vasto territorio circolare circondato dal fiume Amer, esattamente come i sumeri si raffiguravano il paradiso: questa partecipazione delle culture urbane a un modello archetipico conferisce loro la realtà e la validità.
Lo stanziamento in una zona nuova, sconosciuta e incolta, equivale a un atto di creazione. Quando i coloni scandinavi presero possesso
dell’Islanda, land-nàma, e la dissodarono, non considerarono questo atto né come un’opera originale né come un lavoro umano e profano. La loro impresa era per essi soltanto la ripetizione di un atto primordiale: la trasformazione del caos in cosmo per opera dell’atto divino della creazione. Lavorando la terra desertica, essi ripetevano infatti l’atto degli dèi che ordinavano il Caos dandogli forme e norme. O meglio: una conquista territoriale diventa reale soltanto dopo, o più esattamente, per mezzo del rituale di presa di possesso, che è solo una copia dell’atto primordiale della creazione del mondo. Nell’India vedica un territorio veniva preso legalmente in possesso per mezzo della costruzione di un altare dedicato ad Agni. ” Si dice che ci si è stanziati (avasyati) quando si è costruito un garbapatya, e tutti quelli che costruiscono l’altare del fuoco sono stanziati ” (avasitah), dice il Catapatha Brahmana (7,1,1,1-4). Ma l’erezione di un altare dedicato ad Agni è precisamente l’imitazione microcosmica della creazione. Anzi, un qualunque sacrificio è, a sua volta, la ripetizione dell’atto della creazione, come affermano espIicitamente i testi indù. I << conquistadores ” spagnoli e portoghesi prendevano possesso, in nome di Gesù Cristo, delle isole e dei continenti che avevano scoperto e conquistato. Il piantare la croce equivaleva a una ” giustificazione ” e
alla ” consacrazione ” della zona, a una a nuova nascita “, che ripeteva anche il battesimo (atto di creazione). A loro volta i navigatori britannici prendevano possesso delle regioni che avevano conquistato in nome del re d’Inghilterra, nuovo cosmocrator. L’importanza dei cerimoniali vedici, scandinavi o romani ci apparirà più chiaramente quando esamineremo in particolare il senso della ripetizione della creazione, l’atto divino per eccellenza. Per ora consideriamo soIo un fatto: ogni territorio occupato con lo scopo di abitarvi o di utilizzarlo come ” spazio vitale ” è prima di tutto trasformato da ” caos ” in ” cosmos “; cioè, per effetto del rituale gli viene conferita una ” forma ” che lo fa così divenire reale. Evidentemente la realtà si manifesta, per la mentalità arcaica, come forza, efficacia e durata.
Perciò il reale per eccellenza è il sacro, poiché soltanto il sacro è in
un modo assoluto, agisce efficacemente, crea e fa durare le cose. Gli innumerevoli gesti di consacrazione – degli spazi, degli oggetti, degli uomini, ecc. – tradiscono l’ossessione del reale, la sete del primitivo per l’essere.

Influssi luciferici, arimanici, asurici (Conferenza di Rudolf Steiner del 1909)

Oggi ci occuperemo del quesito che cosa effettivamente l’uomo d’oggi possieda con la scienza dello spirito, così come essa è intesa qui; e precisamente cercheremo di rispondere a tale quesito fondandoci sulle così diverse nozioni che abbiamo imparato a conoscere soprattutto nel corso delle conferenze dello scorso inverno.
A tutta prima potrebbe sembrare che questo scienza dello spirito sia una concezione come tante altre oggi.
Si potrebbe pensare: gli enigmi dell’esistenza ci sono, gli uomini cercano coi più diversi mezzi a loro disposizione, sia su vie religiose che scientifiche, di risolvere questi enigmi; o, come si suol dire, gli uomini cercano in tal modo di soddisfare il loro anelito di conoscenza, la loro brama di sapere.
La scienza dello spirito potrebbe dunque essere intesa allo stesso modo delle altre attuali concezioni, si chiamino materialismo, monismo, spiritualismo, idealismo, realismo o altro; potrebbe essere intesa come s’intendono oggi le altre concezioni, come qualcosa cioè che ha da soddisfare solo la brama di conoscere.
Così però non è: bensì grazie alle acquisizioni della scienza dello spirito, l’uomo ha un concreto e continuo patrimonio per la vita, che non soltanto soddisfa i suoi pensieri e le sue esigenze di conoscenza, ma che è un fattore reale della vita stessa.
Se vogliamo comprendere ciò, dobbiamo riferirci oggi a qualcos’altro.
Dobbiamo presentare alla nostra animo il corso dell’evoluzione dell’umanità da un punto di vista ben preciso.
Già altre volte l’abbiamo fatto: ma oggi cercheremo di farlo anche da un altro punto di vista.
Abbiamo spesso guardato indietro ai tempi che hanno preceduto il grande diluvio atlantico, ai tempi in cui i nostri antenati ossia le nostre stesse anime nei corpi dei nostri antenati vivevano nell’antico continente atlantico situato fra Europa, Africa e America.
Abbiamo guardato indietro a tempi ancora più antichi, che designiamo come i tempi lemurici, nei quali le anime umane che oggi sono incarnate stavano ad un livello d’esistenza assai inferiore all’attuale.
Cercheremo ancora una volta oggi di risalire a quell’antica epoca.
Per cominciare diremo: l’uomo ha conseguito il suo gradino attuale nella sfera del sentimento, della volontà, dell’intelligenza, e perfino nell’ambito della sua figura, inquantoché a dar forma all’esistenza terrestre hanno cooperato quelle entità spirituali che nell’universo sono superiori all’uomo.
Abbiamo più volte descritto quali entità spirituali abbiano contribuito a ciò.
Abbiamo parlato degli spiriti che chiamiamo i troni, degli spiriti della saggezza, degli spiriti del movimento, della forma, della personalità e così via.
Sono questi i grandi artefici ed architetti dell’esistenza: sono queste le entità che passo per passo hanno fatto progredire il nostro genere umano fino al punto attuale dell’esistenza.
Oggi però dobbiamo anche chiaramente rappresentarci che anche altre entità e altri spiriti sono intervenuti, oltre a quelli che hanno fatto progredire l’evoluzione umana.
Sono in certo modo intervenute determinate entità spirituali che si contrappongono come nemiche alla potenze spirituali del progresso.
E possiamo indicare per ognuno dei periodi evolutivi sia per il periodo lemurico, sia per l’atlantico, sia anche per il postatlantico in cui viviamo oggi, quali sono le entità spirituali che hanno per così dire ostacolato l’evoluzione quali sono le entità spirituali che si sono contrapposte come nemiche alle entità che intendono solo far progredire l’umanità.
Nell’epoca lemurica, la prima dell’esistenza terrestre di cui oggi ci occupiamo, si sono immesse nell’evoluzione umana le entità luciferiche.
Esse si sono in certo senso contrapposte come nemiche alle potenze che allora intendevano soltanto far progredire l’uomo.
Nell’epoca atlantica si sono contrapposti come nemici alle potenze regolari quegli spiriti che possiamo designare come arimanici o anche mefistofelici.
Gli spiriti arimanici, gli spiriti mefistofelici sono quelli che propriamente (se si prendono i nomi con esattezza) vengono chiamati dalla concezione medioevale gli spiriti di Satana, da non confondersi con Lucifero.
Nell’epoca nostra, ad ostacolare il cammino delle entità spirituali regolari interverranno via via anche altre entità.
Ne parleremo più avanti.
Prima di tutto dobbiamo chiederci quale sia effettivamente stata l’azione degli spiriti luciferici nell’antica epoca lemurica.
Cercheremo oggi di considerare tutto ciò da un punto di vista ben determinato.
Effettivamente, dove si sono intromessi nell’antica epoca lemurica gli spiriti luciferici? Lo comprenderete nel miglior modo se considererete ancora una volta come l’uomo si sia evoluto.
Vi è noto che sull’antico Saturno l’uomo si è evoluto inquantoché i troni hanno effuso la loro propria sostanza, ed è stata data così la prima disposizione al corpo fisico umano.
Vi è noto che poi gli spiriti della saggezza, sull’antico Sole, hanno impresso all’uomo il corpo eterico o vitale.
Poi, dopo l’evoluzione dell’antica Luna durante la quale ad opera degli spiriti del movimento è stato posto il germe del corpo astrale, è toccato agli spiriti della forma di dare sulla nostra terra all’uomo l’io, affinché distinguendosi dal proprio ambiente, l’uomo potesse in certo modo diventare un essere autonomo.
Ma se anche, grazie agli spiriti della forma, l’uomo fosse diventato un essere autonomo nei confronti del mondo esterno, nei confronti di quanto lo circonda sulla terra, mai ad opera degli spiriti della forma egli sarebbe diventato un essere autonomo nei confronti di quegli spiriti stessi; egli sarebbe rimasto dipendente da loro, sarebbe stato guidato e diretto totalmente da loro.
E che ciò non sia avvenuto, è dovuto all’azione, in certo senso perfino benefica, delle entità luciferiche che nell’epoca lemurica si sono contrapposte agli spiriti della forma.
Queste entità luciferiche hanno dato all’uomo la speranza della libertà; d’altra parte gli hanno anche dato la possibilità del male, la possibilità di cadere nelle passioni e nelle brame sensuali.
E a che cosa in sostanza si sono appigliati gli spiriti luciferici? Si sono appiglianti a ciò che c’era già e precisamente a ciò che per ultima era stato dato all’uomo, al corpo astrale che era allora in un certo senso l’elemento più interiore dell’uomo.
Lì essi si sono stabiliti, del corpo astrale essi si sono impadroniti.
Altrimenti, se cioè le entità luciferiche non fossero intervenute, del corpo astrale si sarebbero impadroniti soltanto gli spiriti della forma; e gli avrebbero impresso quelle forze che conferiscono all’uomo il volto umano, quelle forme che appunto avrebbero reso l’uomo immagine degli dei, immagine degli spiriti della forma.
Tutto ciò si sarebbe attuato per l’uomo; ma l’uomo sarebbe rimasto dipendente dagli spiriti della forma durante tutta la vita e per tutta l’eternità.
Le entità luciferiche, dunque, si sono per così dire insinuate nel corpo astrale; per cui da allora, in questo corpo, hanno agito due tipi di entità: quelle che spingono l’uomo in avanti, e quelle che invece ostacolano l’uomo nel suo incondizionato progresso e che hanno in compenso rinsaldato interiormente la sua indipendenza.
Se le entità luciferiche non fossero intervenute, l’uomo, quanto al corpo astrale, sarebbe rimasto in condizione di innocenza e di purezza.
In lui non sarebbe subentrata nessuna passionalità a fargli bramare ciò che solo sulla terra egli può trovare.
Le entità luciferiche hanno reso per così dire più grossolane, più basse le passioni, gli istinti, le brame.
Se le entità luciferiche non fossero intervenute, l’uomo sarebbe rimasto nella condizione di avere una continua nostalgia per la sua patria, per il regno spirituale da cui è disceso.
Non avrebbe trovato piacere nelle cose che lo circondano sulla terra; gli sarebbe stato impossibile trovare un interesse per le impressioni che si ricevono in terra.
A questo interesse, a questa brama per le impressioni terrestri egli è pervenuto ad opera degli spiriti luciferici.
Sono essi che lo hanno impigliato nella sfera terrestre pervadendo il suo elemento più interno, il corpo astrale.
E come mai è accaduto che allora l’uomo non abbia del tutto abbandonato gli spiriti della forma o in genere i regni spirituali a lui superiori? Come mai è accaduto che l’uomo non sia totalmente caduto preda dei suoi interessi egoistici e delle sue brame?
Ciò è accaduto perché gli spiriti che fanno progredire l’uomo hanno preso contro tutto ciò le loro misure; hanno cioè compenetrato l’entità umana di qualcosa che altrimenti in questa entità umana non ci sarebbe stato; l’hanno compenetrata di malattia, di dolori, di sofferenze.
Questo è stato il necessario contrappeso alle azioni degli spiriti luciferici.
Gli spiriti luciferici hanno dato all’uomo le brame sensuali; ma contro ciò le entità superiori hanno adottato le loro contromisure: cosicché l’uomo non potè più soggiacere incondizionatamente all’influsso del mondo dei sensi, perché, come conseguenza delle brame e degli interessi per questo mondo, le entità superiori hanno dato origine alle malattie e al dolore; per cui oggi nel mondo ci sono altrettanti dolori e altrettante sofferenze quanti sono gli interessi rivolti meramente al mondo fisico, al mondo sensibile.
Entrambe le cose si tengono assolutamente in equilibrio: non ne esiste nel mondo una più dell’altra; tante brame sensuali, tante passioni, altrettante malattie e sofferenze.
Questa fu, nell’epoca lemurica, l’azione contrapposta degli spiriti luciferici e degli spiriti della forma.
Se gli spiriti luciferici non fossero intervenuti, l’uomo non sarebbe certo disceso così presto nella sfera terrestre.
La sua passionalità, le sue brame per il mondo sensibile, hanno anche fatto sì che i suoi occhi si siano aperti prima del previsto e che egli abbia potuto vedere anticipatamente tutto l’ambito dell’esistenza sensibile.
Se le cose fossero andate regolarmente, ossia conforme agli spiriti del progresso, l’uomo avrebbe veduto il proprio ambiente solo a partire dalla metà dell’epoca atlantica.
Ma in tal caso egli l’avrebbe veduto spiritualmente, e non come lo vede oggi; l’avrebbe veduto in modo che dappertutto esso sarebbe stato l’espressione di entità spirituali.
Invece, essendo l’uomo stato trasposto in anticipo nella sfera terrestre, avendolo le sue brame e i suoi interessi terrestri spiato più in basso, le cose sono andate altrimenti da come era previsto.
Inoltre, in tutto ciò che l’uomo avrebbe potuto vedere e comprendere, si sono immischiati gli spiriti arimanici , quegli spiriti che possiamo anche designare col nome di mefistofelici.
E l’uomo cadde nell’errore, cadde in quello che, solo, potremmo chiamare il peccato cosciente.
Dalla metà dell’epoca atlantica influisce dunque sull’uomo la schiera degli spiriti arimanici.
E a qual fine la schiera degli spiriti arimanici ha tentato l’uomo? L’ha tentato al fine che egli ritenesse solo cosa materiale tutto ciò che esiste nel suo ambiente; al fine che egli non potesse scorgere attraverso tale elemento materiale il vero sostrato della materialità, ossia lo spirituale.
Se in ogni pietra, in ogni pianta, in ogni animale l’uomo avesse veduto lo spirituale, mai egli sarebbe caduto nell’errore e perciò nel male; bensì, se su di lui avessero influito solo gli spiriti del progresso, l’uomo sarebbe stato preservato da tutte le illusioni a cui sempre dovrà soggiacere se si fonderà soltanto sulla testimonianza del mondo dei sensi.
Ebbene, che cosa hanno intrapreso contro questa tentazione, contro l’errore e l’illusione dovuti al mondo dei sensi, le entità spirituali che intendono trattenere l’uomo nella corrente del progresso? Hanno intrapreso questo: che l’uomo concretamente, e questa volta a buona ragione, fosse per così dire trasportato fuori del mondo dei sensi (naturalmente la cosa è avvenuta lentamente e per grado, ma queste ne sono le cause); in tal modo hanno ridato all’uomo la possibilità di portare e realizzare il proprio karma.
Così, se le entità cui spettava di pareggiare la tentazione degli spiriti luciferici hanno portato nel mondo dolori e sofferenze ed anche la morte che vi è connessa, le altre entità invece cui spettava di correggere ciò che nel mondo dei sensi fluisce dall’errore, hanno dato all’uomo la possibilità, attraverso il karma, di mettere da parte ogni errore , di cancellare ogni male da lui introdotto nel mondo.
Infatti che cosa sarebbe successo se l’uomo fosse esclusivamente caduto nel male, nell’errore? In tal caso l’uomo a poco a poco sarebbe diventato, per così dire, una cosa sola col suo errore; e gli sarebbe stato impossibile di progredire; perché con ogni errore, con ogni menzogna, con ogni illusione, noi ostacoliamo la via del progresso.
Noi retrocederemo sempre di tanto nel nostro progresso, quanti saranno gli ostacoli che vi opporremo con l’errore e col peccato; e se non fossimo in condizione di correggere errore e peccato, noi non potremmo in verità aggiungere la meta umana.
Ci sarebbe impossibile raggiungere la meta umana, se non fossero anche all’opera delle forze contrapposte le forze del karma.
Pensate per esempio di aver commesso in una vita un’ingiustizia.
Questa ingiustizia che avete commesso, se restasse così nella vostra vita, non significherebbe se non che il passo in avanti, che altrimenti voi avreste fatto, ora invece l’avete perduto; e con ogni vostro errore perdereste un passo; e state pur tranquilli, molti passi all’indietro verrebbero fatti! Se non gli fosse data la possibilità di sollevarsi al di sopra dell’errore, l’uomo alla fin fine dovrebbe sprofondare totalmente nell’errore.
Per questa ragione dobbiamo sentire il karma come un beneficio.
Che cosa significa questo beneficio per l’uomo? Forse che il karma è qualcosa di cui l’uomo deve aver paura, per cui deve tremare? No; il karma è una potenza per cui l’uomo dovrebbe effettivamente essere grato ai disegni dell’universo.
Il karma ci dice: se hai commesso un errore, Dio non se ne lascia beffeggiare! Quanto hai seminato, tu dovrai raccoglierlo.
Il tuo errore esige che tu lo corregga; e allora l’avrai eliminato dal tuo karma e potrai di nuovo progredire di un tratto!
Senza il karma il nostro progresso nell’evoluzione sarebbe impossibile.
Il karma ci fa il beneficio di dover pareggiare ogni errore, di dover far di nuovo tutti i passi che abbiamo compiuto a ritroso.
Così il karma è subentrato nell’evoluzione come conseguenza dell’influsso di Arimane.
Ed ora procediamo oltre.
Oggi noi ci stiamo avvicinando ad un’epoca in cui altre entità si accosteranno all’uomo, entità che sempre più si insinueranno nel futuro dell’uomo, si intrometteranno nell’evoluzione umana.
Proprio come gli spiriti luciferici sono intervenuti nell’epoca lemurica e gli spiriti arimanici nell’epoca atlantica, proprio così a poco a poco anche nella nostra epoca interverranno nuove entità.
Rendiamoci ben chiaramente conto quali saranno queste entità.
Di quelle entità che sono intervenute nell’epoca lemurica, abbiamo dovuto dire che esse si sono stabilite nel corpo astrale dell’uomo, che hanno fatto scendere nella sfera terrestre i suoi interessi, i suoi impulsi, le sue brame.
Per essere più esatti, dove si sono stabilite le entità luciferiche?
Potrete comprenderlo solo se terrete conto della suddivisione che è data nella mia Teosofia.
Lì è detto che nell’uomo dobbiamo innanzitutto distinguere il suo corpo fisico; poi il suo corpo eterico o vitale; poi il suo corpo astrale o come è detto lì, il corpo senziente o animico.
Se considerate queste tre elementi costitutivi, essi sono appunto quelli che sono stati dati all’uomo prima della sua evoluzione sulla terra.
Quello che noi chiamiamo il corpo fisico, è stato predisposto sull’antico Saturno; quello che chiamiamo il corpo eterico, è stato predisposto sull’antico Sole; e quello che chiamiamo il corpo animico o senziente, è stato predisposto sull’antica Luna.
Ora, qui sulla nostra terra.
a questi tre elementi se ne sono aggiunti via via altri: in primo luogo l’anima senziente, che è propriamente una trasformazione incosciente, una elaborazione incosciente del corpo senziente, entro la quale si è ancorato, si è insinuato, si è insediato Lucifero.
In secondo luogo, grazie alla elaborazione incosciente del corpo eterico, è sorta l’anima razionale .
Maggiori dettagli in proposito si trovano nel mio saggio sull’educazione del bambino.
In questo secondo elemento dell’anima umana, l’anima razionale, ossia nella parte trasformata del corpo eterico, si è insediato Ariane.
Lì dentro egli sta; e conduce l’uomo a falsi giudizi sulla materia, all’errore e al peccato e alla menzogna, a tutto ciò che proviene appunto dalla sfera razionale dell’anima.
Nel fatto che l’uomo per esempio si abbandoni all’illusione della realtà della materia, dobbiamo scorgere il suggerimento di Ariane, di Mefistofele.
In terzo luogo viene l’anima cosciente, che consiste di una elaborazione incosciente del corpo fisico.
Certo vi ricorderete come sia avvenuta questa elaborazione.
Verla la fine dell’epoca atlantica il corpo eterico del capo entrò totalmente nel capo fisico e trasformò a poco a poco il corpo, fino a farlo diventare un’entità cosciente di sé.
A questa inconscia trasformazione del corpo fisico, all’anima cosciente, l’uomo lavora in sostanza ancor oggi.
E nell’epoca che ora verrà, saranno delle entità spirituali denominate gli ASURA che si insinueranno nell’anima cosciente, e perciò in quello che chiamiamo l’Io dell’uomo (perché l’Io sorge nell’anima cosciente).
Gli Asura svilupperanno il male con una forza anche più intensa di quella delle potenze sataniche nell’epoca atlantica o degli spiriti luciferiche nell’epoca lemurica.
Il male che gli spiriti luciferici, insieme al beneficio della libertà hanno arrecato all’uomo, l’uomo lo espierà tutto quanto durante il corso dell’evoluzione terrestre.
Il male che gli spiriti arimanici hanno creato, potrà essere rimosso nel corso del divenire, grazie alla legge karmica.
Ma quel male che sarà arrecato dalle potenze Asuriche, non potrà similmente essere espiato.
Se gli spiriti buoni hanno dato all’uomo dolori e sofferenze, malattie e morte, affinché nonostante la possibilità del male, egli potesse evolversi ulteriormente, se gli spiriti buoni hanno dato, in contrapposizione alle potenze arimaniche, la possibilità del karma, per pareggiare l’errore, non sarà invece altrettanto facile contrapporsi agli spiriti asurici durante il corso dell’esistenza terrestre.
Perché questi spiriti riusciranno ad ottenere che tutto quanto sia da loro afferrato (ed è proprio la zona più profonda ed intima dell’uomo, l’anima cosciente con l’Io) che l’Io dell’uomo si congiunga con la sfera materiale della terra.
Pezzo per pezzo, verranno estirpate dall’io le sue parti; e man mano che gli spiriti asurici si stabiliranno entro l’anima cosciente, l’uomo dovrà lasciare sulla terra, via via, le parti della sua esistenza.
Quanto cade preda delle potenze asuriche è irrevocabilmente perduto.
Non è che l’uomo debba cadere intero in loro mano; ma dallo spirito dell’uomo verranno tagliati fuori ad opera delle potenze asuriche, dei pezzi.
Le potenze asuriche si annunziano nella nostra epoca attraverso lo spirito operante oggi, attraverso lo spirito che vive esclusivamente nella sfera del materiale e nell’oblio di ogni reale entità spirituale e di ogni mondo spirituale.
Potremmo dire: che le potenze asuriche seducano l’uomo, è oggi un fatto ancora piuttosto teorico.
Oggi esse lo adescano in molti modi, facendogli credere che il suo io sia il risultato del mero mondo fisico; lo seducono ad una specie di teorico materialismo.
Ma nel corso ulteriore del divenire (e ciò si annunzia sempre più nelle caotiche passioni della sfera dei sensi, passioni che scendono sulla terra sempre più in basso), esse ottenebreranno lo sguardo dell’uomo nei confronti delle entità spirituali e delle potenze spirituali.
L’uomo non saprà nulla e non vorrà saper più nulla di un mondo spirituale.
Non si limiterà ad insegnare che le più alte idee morali umane sono soltanto sviluppi superiori degli impulsi animali; non si limiterà ad insegnare che il pensiero umano è soltanto una trasformazione di ciò che anche l’animale possiede; non si limiterà ad insegnare che l’uomo è affine all’animale in ciò che concerne la sua figura e che anche tutta la sua entità discende dall’animale; bensì prenderà questa concezione sul serio e vivrà conforme ad essa.
Oggi ancora egli non vive proprio conformandosi al principio secondo il quale l’uomo, con la sua entità, discende dall’animale.
Ma questa idea si farà strada senz’altro, e avrà come conseguenza che, con essa, gli uomini vivranno anche come animali e si sprofonderanno negli istinti e nelle passioni puramente animali.
E in molte cose che qui non è il caso di descrivere, in molte delle selvagge orge di vana sensualità che oggi soprattutto nelle grandi città vanno affermandosi, noi già vediamo risplendere i grotteschi inferni di quegli spiriti che designiamo come asurici.
Torniamo indietro ancora una volta.
Abbiamo detto che sono stati gli spiriti del progresso ad inviare all’uomo sofferenze e dolori ed anche la morte.
Ciò è chiaramente annunziato nella Bibbia: tu partorirai i tuoi figli con dolore! La morte è venuta nel mondo.
Ecco quando è stato destinato all’umanità dalle potenze che si contrappongono alle potenze luciferiche.
E chi ha dato all’uomo il karma? Chi in genere ha dato all’uomo la possibilità che un karma esista? Potrete comprendere quanto diremo ora, se non vi atterrete pedantescamente al concetto terrestre del tempo.
Col concetto terrestre del tempo, l’uomo crede che quanto una volta accade qua o là, abbia un effetto soltanto su ciò che segue.
Ma nel mondo spirituale le cose stanno altrimenti: ciò che accade in un determinato momento, si mostra già prima nei suoi effetti, è già presente prima nei suoi effetti.
Donde proviene il beneficio del karma? Donde propriamente deriva questo beneficio nella nostra evoluzione terrestre? Il karma non deriva, in tutta l’evoluzione, da nessun’altra forza che da quella del Cristo.
Anche se il Cristo è apparso soltanto più tardi, tuttavia da sempre egli è stato presente nella sfera spirituale della terra.
Già negli antichi oracoli atlantici i sacerdoti parlavano della Spirito del Sole, del Cristo.
Nel periodo di civiltà indiano i Santi Risci parlavano di Visva Karman; in Persia Zaratustra parlava di Ahura Mazdao; Hermes parlava di Osiride; e Mosé che preannunziò il Cristo, parlava di quella forza che, grazie al suo nucleo eterno, costituisce un pareggio per tutto quanto è naturale, parlava della forza che vive nell’io sono colui che sono.
Tutti parlavano del Cristo.
Ma dove era possibile trovare il Cristo in quegli antichi tempi? Solo là dove l’occhio spirituale aveva facoltà di guardare, ossia entro il mondo spirituale.
Nel mondo spirituale era sempre possibile trovarlo, ed egli era in quel mondo sempre attivo, e da quel mondo operava.
Egli è colui che, già prima di discendere sulla terra, diede all’uomo la possibilità del karma.
Poi egli stesso comparve sulla terra; e noi sappiamo che cosa sia stato dato all’uomo appunto perché egli comparve sulla terra.
Abbiamo descritto il suo influsso sulla sfera stessa della terra.
Abbiamo parlato del significato dell’evento del Golgota.
Abbiamo detto del suo influsso anche su coloro che quando quell’evento ebbe luogo, non erano incarnati in un corpo terrestre, ma erano nel mondo spirituale.
Sappiamo che nel momento in cui sul Golgota il sangue fluì dalle ferite, lo spirito del Cristo apparve agli Inferi; e abbiamo detto: in quel momento tutto il mondo dello spirito fu come attraversato da un’illuminazione, da un rischiaramento.
In breve, abbiamo detto che la comparsa del Cristo sulla terra è l’evento più importante anche per quel mondo in cui l’uomo vive fra la morte ed una nuova nascita.
Dal Cristo ha origine un’azione assolutamente reale.
Basta chiederci che cosa sarebbe accaduto della terra, se il Cristo non vi fosse apparso.
Potrete misurare tutto il significato per la terra della comparsa del Cristo, dalla contro-immagine di una terra priva di Cristo.
Supponiamo per un momento che il Cristo non sia comparso, che l’evento del Golgota non abbia avuto luogo.
Prima della comparsa del Cristo per le anime degli uomini più progrediti, degli uomini che avevano sviluppato il più profondo interesse per la vita terrestre, era proprio una realtà il detto dei Greci: meglio essere un mendicante sulla terra, che un re nel regno delle ombre.
Perché prima dell’evento del Golgota, nel mondo spirituale, le anime si sentivano sole e avviluppate dalla tenebra.
Per coloro che attraversavano le porte della morte ed entravano nel mondo spirituale, quel mondo non era trasparente in tutta la sua luminosa chiarità.
Ciascuno si sentiva solo, fra lui ed ogni altro si erigeva come un muro.
E ciò avrebbe assunto un grado sempre maggiore.
Gli uomini, nel loro io, si sarebbero induriti, sarebbero stati rimandati totalmente a se stessi, nessuno avrebbe trovato un ponte verso l’altro uomo.
Gli uomini poi si sarebbero reincarnati; e se l’egoismo prima era già grande, ad ogni nuova incarnazione sarebbe diventato sempre più immane.
L’esistenza della terra, nel suo insieme, avrebbe reso l’uomo via via sempre più selvaggiamente egoista.
Sul globo terrestre nessuna possibilità mai vi sarebbe stata per una fraternità per una interiore armonia delle anime: perché, ad ogni passaggio attraverso la sfera spirituale, sarebbero penetrati nell’io influssi sempre più possenti.
Tutto ciò sarebbe avvenuto in una terra senza Cristo.
Che l’uomo a poco a poco possa ritrovare la via che va da anima ad anima, che giunga alla possibilità di effondere su tutta l’umanità la grande forza della fratellanza, è dovuto al fatto che il Cristo è apparso sulla terra, che l’evento del Golgota ha avuto luogo.
Così il Cristo ci si presenta come quella potenza che ha reso possibile all’uomo di sfruttare l’esistenza della terra in modo adeguato, il che significa appunto di configurare nel modo adeguato il karma.
Perché il karma ha da essere dipanato proprio qui sulla terra.
Che nell’esistenza terrestre fisica l’uomo trovi la forza di correggere adeguatamente il suo karma, che abbia la possibilità di uno sviluppo continuo, questo egli lo deve all’azione del Cristo, alla presenza del Cristo nella sfera della terra.
Vediamo dunque che ad attuare il corso dell’evoluzione dell’umanità collaborano le più diverse forze ed entità.
Possiamo adesso scorgere ben chiaramente ciò che prima abbiamo solo potuto accennare genericamente: se il Cristo non fosse, venuto sulla terra, l’uomo si sarebbe sommerso entro l’errore, perché sempre più si sarebbe indurito, sarebbe diventato per così dire una sfera a sé, del tutto chiusa, in sé, e nulla avrebbe saputo delle altre entità.
A questa situazione l’uomo sarebbe stato spinto dall’errore e dal peccato.
Così il Cristo è appunto il portatore di luce che ci conduce fuori dall’errore e dal peccato; e grazie a lui l’uomo è in grado di trovare la sua strada verso l’alto.
Ma ora dobbiamo chiederci: che cosa ha perduto l’uomo discendendo dal mondo spirituale? Che cosa ha perduto impigliandosi, per influsso di Lucifero, nelle brame e nelle passioni, e poi, per influsso di Arimane nell’errore, nell’illusione, nella menzogna? L’uomo ha perduto la visione diretta del mondo spirituale, ha perduto la comprensione per il mondo spirituale.
Che cosa dunque deve l’uomo riconquistare? Deve riconquistare la piena comprensione per il mondo spirituale .
E l’azione del Cristo potrà essere compresa dall’uomo, quale essere autocosciente, solo in quanto egli giunga alla piena comprensione del suo significato.
Certo, la forza del Cristo esiste; non è stato l’uomo a portarla sulla terra.
La forza del Cristo è venuta sulla terra appunto grazie al Cristo.
Grazie al Cristo è stata data all’umanità la possibilità del karma.
Ora però l’uomo, quale essere autocosciente, deve riconoscere la natura del Cristo e il rapporto del Cristo col mondo intero.
Solo in tal modo potrà operare realmente come un io.
Se ora dopo che il Cristo è vissuto sulla terra, l’uomo non si limita a riceverne dentro sé incoscientemente la forza, se non si limita ad essere soddisfatto che il Cristo sia venuto e a credere che egli si curerà del suo progresso e lo redimerà, se l’uomo non si limita a ciò, ma dice: io voglio conoscere che cosa sia il Cristo, come egli sia disceso qui, voglio col mio spirito aver parte all’opera del Cristo – così dicendo che cosa fa l’uomo?
Ricordiamoci che , essendosi gli spiriti luciferici insinuati nel corpo astrale dell’uomo, questi è disceso nel mondo sensibile; e che appunto perciò, da un lato ha potuto soggiacere al male, dall’altro ha anche conseguito la possibilità della libertà autocosciente.
Lucifero sta immerso profondamente nella natura dell’uomo, lo ha per così dire tratto giù sulla terra, lo ha impigliato nell’esistenza della terra.
E avendo Lucifero per primo portato sulla terra le passioni e le brame che risiedono nel corpo astrale, anche Arimane poi ha potuto aver presa sul corpo astrale e sull’anima razionale.
Ma in terra è venuto il Cristo, e con lui quella forza che può di nuovo ricondurre su l’uomo al mondo spirituale.
E ora l’uomo, se vuole, può conoscere il Cristo.
Ora può accumulare in sé tutta la saggezza che occorre per conoscere il Cristo.
E così facendo che cosa produce l’uomo? Qualcosa di prodigioso! Se l’uomo riconosce il Cristo, se veramente accoglie in sé tutta la saggezza necessaria per comprendere che cosa il Cristo sia, allora, mercé la conoscenza del Cristo, egli redime se stesso e insieme redime le entità luciferiche.
Se l’uomo dicesse solo: io mi accontento che il Cristo sia venuto, io mi lascio redimere inconsapevolmente, allora egli non contribuirebbe affatto alla redenzione delle entità luciferiche.
Queste entità che hanno donato all’uomo la libertà, ora gli offrono anche la possibilità di usare questa libertà in modo libero, per comprendere il Cristo.
Così gli spiriti luciferici vengono purificati e purgati nel fuoco del cristianesimo; e quanto di male dagli spiriti luciferici è stato arrecato alla terra, ora viene trasformato da maleficio in beneficio.
La libertà è stata conseguita: verrà però assunta nella sfera spirituale come un beneficio.
Che l’uomo sia in grado di far ciò, che egli possa riconoscere il Cristo, che Lucifero risorga in nuova figura e possa ricongiungersi, quale spirito di bellezza, col Cristo, questo lo disse il Cristo stesso, ancora come una profezia a coloro che gli stavano intorno: voi potete essere illuminati dallo spirito nuovo, dalla Spirito Santo! Lo Spirito Santo altro non è che colui grazie al quale anche si comprende che cosa in sostanza il Cristo abbia compiuto.
Cristo non ha voluto soltanto agire; ha voluto anche essere conosciuto, ha voluto anche essere compreso.
Perciò fa parte della realtà cristiana che agli uomini venga inviato lo spirito ispiratore, lo Spirito Santo.
La pentecoste fa parte spiritualmente della Pasqua, non è da separarsi dalla Pasqua.
Lo Spirito Santo non è altro che lo spirito luciferico risuscitato ed ora assurto a più pura e maggior gloria, lo spirito della conoscenza autonoma, della conoscenza piena di saggezza.
Il Cristo stesso profetizzò per gli uomini questo spirito, profetizzò che sarebbe apparso dopo di lui; e noi ora dobbiamo proseguire in questo senso la sua azione.
E che cos’è proseguire la sua azione? Cerchiamo di comprenderlo: è proprio la corrente universale della scienza dello spirito a proseguire la sua azione! Che cos’è la corrente universale della scienza dello spirito? E’ la saggezza dello spirito: quella saggezza che solleva piena coscienza ciò che altrimenti nel cristianesimo resterebbe incosciente.
Il Cristo è preceduto dalla fiaccola di Lucifero risuscitato, di Lucifero convertito al bene, che porta il Cristo stesso.
Egli è il portatore della luce; Cristo è la luce.
Come dice il suo nome, Lucifero è il portatore della luce.
Ma appunto questo ha da essere il movimento scientifico spirituale, appunto questo è da intendersi come movimento scientifico spirituale.
E quei maestri che hanno compreso che il progresso dell’umanità dipende dalla comprensione dell’evento del Golgota, sono uniti insieme entro la direzione dell’umanità come i maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti.
E come un tempo le lingue di fuoco discesero aleggiando sulla comunità, quasi in un vivo simbolo universale così quello che il Cristo stesso denominò lo Spirito Santo domina come luce sulla loggia dei dodici maestri.
Il tredicesimo è la guida della loggia dei dodici.
Lo Spirito Santo è il grande maestro di quelli che noi chiamiamo i «maestri della saggezza e dell’armonia dei sentimenti»
Sono essi dunque coloro che attraverso cui la voce e i contenuti di saggezza dello Spirito Santo fluiscono giù sulla terra per l’umanità, in questa o quella corrente.
I contenuti di saggezza trasmessi dal movimento scientifico spirituale al fine di comprendere il mondo ed entro il mondo gli spiriti, fluiscono ad opera dello Spirito Santo entro la loggia dei dodici; ed in sostanza è questo che a poco a poco condurrà l’umanità alla libera autocosciente comprensione del Cristo e dell’evento del Golgota.
Coltivare la scienza dello spirito significa dunque comprendere che il Cristo ha inviato nel mondo lo Spirito Santo; per cui al vero cristianesimo spetta coltivare la scienza dello spirito.
Ciò apparirà agli uomini sempre più evidente.
E allora essi si accorgeranno di avere, nella scienza dello spirito, qualcosa che è un patrimonio reale per la vita.
Ecco quanto gli uomini posseggono grazie alla scienza dello spirito: a poco a poco diverranno coscienti che il Cristo è lo spirito che illumina il mondo.
E ne risulterà come conseguenza che qui su questo nostro globo terrestre, nel mondo fisico, gli uomini progrediranno nel campo morale, nel campo dell’intelletto, nel campo della volontà.
Mediante la vita sul piano fisico il mondo si spiritualizzerà sempre più.
Gli uomini diventeranno migliori e più forti e più saggi, e vorranno sempre più a fondo guardare e penetrare nei profondi sostrati e nelle sorgenti dell’esistenza.
Essi porteranno nella vita soprasensibile i frutti conseguiti in questa vita sensibile, e sempre di nuovo, ad ogni nuova incarnazione, dalla vita soprasensibile li riporteranno qui.
Così sempre più la terra diventerà espressione del suo spirito, espressione dello spirito del Cristo.
E a poco a poco la scienza dello spirito verrà compresa in base ai fondamenti del mondo.
Verrà compreso che essa è una potenza reale e concreta.
Oggi, sotto molti aspetti, l’umanità è prossima a perdere del tutto lo spirito.
Già è stato detto recentemente in una conferenza pubblica che oggi gli uomini sono afflitti dalla paura del carico ereditario.
La paura delle tare ereditarie è quanto mai un frutto del nostro tempo materialistico.
Ma è forse sufficiente per l’uomo illudersi che si tratta di una paura assolutamente superflua? No, non è affatto sufficiente.
L’uomo che non si cura del mondo spirituale, che non accoglie nell’anima ciò che può fluirgli dal movimento scientifico spirituale, è soggetto alle tare che gli provengono dalla linea ereditaria fisica.
Solo compenetrandosi di ciò che può provenirgli dalla corrente spirituale della scienza dello spirito, egli potrà rendersi padrone di quanto gli fluisce dalla linea ereditaria, riconoscendolo come non importante, e potrà riportare vittoria su tutto quanto nel mondo esterno gli si va accostando ad opera delle potenze ostacolatrici.
L’uomo giunge a dominare la sfera del sensibile non con le disquisizioni filosofiche, non con le discussioni; non col dire che lo spirito esiste; bensì compenetrandosi con lo spirito, accogliendolo realmente in sé e volendo realmente imparare a conoscerlo in tutti i particolari.
Allora, grazie alla scienza dello spirito, gli uomini nel mondo fisico diverranno sempre più sani.
Perché la scienza stessa dello spirito diventerà il rimedio che renderà gli uomini, nel mondo fisico, belli e sani.
E la forza vera della scienza dello spirito ci risulterà anche più evidente, se considereremo la sfera in cui l’uomo entra quando varca la porta della morte.
Questo però è qualcosa che l’uomo oggi può scorgere solo con grande difficoltà.
L’uomo pensa: perché mai devo preoccuparmi di quanto avviene nel mondo spirituale? Quando morirò, entrerò senz’altro in quel mondo; e allora vedrò e udirò bene ciò che vi si trova! Questo atteggiamento di comodità potrete riscontrarlo in innumerevoli varianti: perché mai mi dovrei preoccupare dello spirituale, prima di morire? Lo vedrò bene, a suo tempo; perché del mio rapporto col mondo spirituale io nulla posso cambiare, sia che me ne occupi, sia che non me ne occupi! Così però non è.
Chi pensa così, imparerà a conoscere un mondo fosco e oscuro.
Sarà per lui come se non possa distinguere molto di quello che sui mondi spirituali si trova descritto nel mio libro Teosofia.
Infatti, che qui nel mondo fisico l’uomo possa congiungere col mondo spirituale anima e spirito, è proprio questo a renderlo capace di vedere, perché a questo già oggi si è preparato qui.
Il mondo spirituale esiste: ma la facoltà di vedere in esso, dobbiamo acquistarcela qui sulla terra; altrimenti nel mondo spirituale saremo ciechi.
Così la scienza dello spirito è la forza che sola, in genere dia la possibilità di penetrare coscientemente nel mondo spirituale.
Se il Cristo non fosse apparso sulla terra, l’uomo sprofonderebbe entro il mondo fisico e non potrebbe entrare nel mondo spirituale.
Invece, grazie al Cristo, egli viene innalzato nel mondo spirituale diventando in esso cosciente, riuscendo in esso a vedere.
Ciò dipende dal fatto che egli possa anche congiungersi con colui che il Cristo ha mandato, con lo Spirito Santo; altrimenti dovrebbe restare incosciente.
L’uomo deve conseguire l’immortalità: e un’immortalità inconsapevole non è ancora immortalità.
Già maestro Eckhart scrisse in proposito le belle parole: se io stesso fossi un re, ma lo ignorassi, non sarei un re! Egli però intendeva dire: che cosa servono all’uomo tutti i mondi spirituali, se egli ignora che cosa essi sono! Solo nel mondo fisico noi possiamo conseguire la facoltà di percepire il mondo spirituale.
Ciò dovrebbe essere preso seriamente in considerazione da coloro che chiedono: perché in genere l’uomo è disceso entro il mondo fisico? L’uomo è disceso qui per poter diventare veggente nel mondo spirituale.
Nel mondo spirituale egli resterebbe cieco se non fosse disceso sulla terra e non vi avesse conseguito l’autocoscienza con cui poter tornare nel mondo spirituale in modo che ora questo gli si presenti all’anima luminoso.
La scienza dello spirito non è dunque soltanto una concezione, bensì è qualcosa senza cui l’uomo non potrebbe, nella sua parte immortale, saper nulla dei mondi immortali.
La scienza dello spirito è una forza reale, è qualcosa che fluisce nell’anima come una realtà.
E mentre siamo qui seduti a coltivare la scienza dello spirito, noi non solo apprendiamo qualcosa, ma cominciamo a svilupparci, a diventare tali quali altrimenti non diventeremmo.
Questa è la differenza fra la scienza dello spirito e le altre concezioni.
Tutte le altre concezioni si riferiscono al sapere umano: la scienza dello spirito si riferisce all’esistenza umana.
Se consideriamo le cose nel modo giusto, dobbiamo dirci: visti appunto in questa luce, il Cristo, lo Spirito Santo e la scienza dello spirito ci appaiono in una connessione essenziale.
Di fronte ad una tale connessione, svanirà tutto quanto oggi può essere detto con superficialità: come per esempio che una corrente occidentale dell’occultismo si intromette, nemica, in una corrente orientale.
No, non ci sono due occultismi: c’è solo un occultismo, su questo non si può discutere; e non ci sono opposizioni fra un occultismo occidentale ed un occultismo orientale.
Esiste un’unica verità.
E se qualcuno chiede: bene, ma se l’occultismo orientale e quello occidentale sono la medesima cosa, perché nell’occultismo orientale non si riconosce il Cristo? Quale risposta dovremo dare al riguardo? Dovremo rispondere che non tocca a noi rispondere su ciò.
Noi non abbiamo il dovere di rispondere su ciò; perché noi riconosciamo pienamente l’occultismo orientale.
Domandiamoci: riconosciamo noi ciò che l’occultismo orientale dice di Brama, dice del Buddha? Si, noi lo riconosciamo .
Noi comprendiamo che il Buddha, in un modo o nell’altro, si è sollevato fino alla sua altezza.
E non neghiamo alcuna delle verità dell’Oriente, perché sono positive.
Perché però ciò dovrebbe impedirci di riconoscere anche quanto trascende tali verità? Ciò non può esserci impedito.
Noi riconosciamo quanto l’occultismo orientale afferma: ma ciò non ci impedisce di riconoscere anche le verità occidentali.
Se ci viene detto che è una concezione deteriore degli orientalisti quella seconda la quale il Budda sarebbe morto per un indigestione di carne di maiale – come affermano certi eruditi – e se veniamo informati che tutto ciò ha un significato più profondo, ossia che il Budda ha trasmesso ai suoi intimi discepoli troppa saggezza esoterica per cui questo eccesso sarebbe diventato per lui una specie di karma, questo noi lo accettiamo.
Noi diciamo: dietro a tutto ciò stanno certamente le più profonde nozioni esoteriche che voi esoterici orientali trasmettete.
Se poi però ci viene detto che nessuno può comprendere che Giovanni abbia ricevuto l’Apocalisse a Patmo fra lampi e tuoni, allora noi rispondiamo: chiunque sappia che cosa sia da intendersi con ciò, sa anche che si tratta di una verità.
Noi non neghiamo la prima cosa, ma non possiamo riconoscere come giusta la seconda.
A noi non viene neppure in mente di obiettare qualcosa, quando vien detto che il corpo astrale del Buddha è stato conservato e più tardi incorporato nel Shankaracharya.
Ciò però non può impedirci di insegnare che il corpo astrale di Gesù di Nazaret è stato conservato, è apparso in un certo numero di riproduzioni ed è stato incorporato in diverse personalità che hanno operato nel senso del cristianesimo, come in Francesco d’Assisi o in Elisabetta di Turingia.
Noi non neghiamo neppure una delle verità dell’esoterismo orientale.
Se dunque ci viene domandato perché qualcosa venga negato e perché, esistano degli avversari, non tocca a noi di rispondere.
Toccherebbe a noi rispondere, se fossimo noi ad avversare qualcosa.
Ma ciò non è.
E’ chi nega qualcosa che ha il dovere di rispondere: non chi ammette qualcosa.
Nelle prossime settimane, prendendo lo spunto da tutto ciò, potrà essere reso evidente il nesso fra la scienza dello spirito e l’evento del Golgota; il compito e la missione del movimento scientifico spirituale potranno così sollevarsi ad una sfera superiore, in quanto questo movimento è la realizzazione di quella ispirazione, di quella potenza, che il Cristo ha designato come Spirito Santo.
Vediamo dunque che nel mondo collaborano diverse potenze, che tutto quanto in apparenza contrasta col progresso dell’umanità, si rivela in sostanza come un beneficio.
E vediamo pure che dopo Cristo, di epoca in epoca, lo spirito luciferico che ha dato all’uomo la libertà , riapparirà in nuova figura; che Lucifero, lo spirito guida portatore di luce, troverà la sua redenzione.
Perché tutto quanto è contenuto nel piano del mondo è cosa buona; e il male ha una consistenza solo per un certo tempo.
Perciò all’entità del male crede solo chi scambia il transitorio con l’eterno, e non potrà mai comprendere il male chi dal transitorio non ascenda all’eterno.