lunedì 22 aprile 2024

RAGIONAMENTI IN DIFESA DEL FASCINO VOLGARMENTE DETTO JETTATURA (Prima parte)

1. Se l'uomo non giunge a comprendere la jettatura, non è perciò, che non sia vera. Ma pazienza per poco, Signori miei, pazienza. Correte troppo in fretta a condannar, come sciocco e puerile l'argomento, che imprendo a trattare! Non ridete ancora. O siete voi nel numero di quei Giudici, che decidono la causa, secondo che più il destro lor viene, o ha lo stomaco fatta buona, o cattiva digestione, senza sentir le parti? Per condannarmi a portar le calzette e brache, ed a soffrir la sferza magistrale sulle chiappe, e ci vuol un processo, sapete? Non credo, no, che vi facciate dominare dalla prevenzione, e siate come quelli sputatondi, che per sembrar dotti, rabbuffano il volto, non portan polvere alla zazzera, e quel che non giungono ad intendere, pedantescamente disprezzano. Quanti di questi cotaloni mi si scaglieranno dietro, tacciandomi come Avvocato delle disperate liti! Eppure dovrebber meglior pensare che l'umana debolissima intelligenza non è misura adeguata del vero; a che l'Universo ripieno di verità indubitabili nel tempo stesso, ed incomprensibili, e le infinite meraviglie della natura, abbiano a reprimere una volta la presuntuosa confidenza dello spirito umano, e convincerlo della sua debolezza. Come potrà un cieco nato credere a chi di colori per avventura gli ragionasse? Geme intanto tuttogiorno l'umanità sotto gl'influssi funestissimi della jettatura; e vi ha di cui non sente il suo peso, anzi libero se ne crede, ed ama piuttosto di attribuire senza religione al fato fatuo, ed alla sorte, nomi vani del gentilesimo, ciò che non è, se non effetto di alcune naturali cagioni, che per poca attenzione non ben si ravvisano, ma colla sperienza chiaramente si manifestano. Quindi è, che i veri Sapienti, che han bene inteso il fatto loro, e quello degli altri, han sempremai prestata tutta la fede alla jettatura, e nella socievol vita, nella quale madre Natura ci ha per nostro bene, e vicendevol vantaggio situati, hanno, più de' cani o serpenti, evitati i malefici jettatori. Anzi a me pare che abbiano tutte le Nazioni alla jettatura creduto. E perciò, a marcio dispetto de' falsi letterati, mi è caduto in animo di mostrarvela con argomenti di sperienza, e di ragione, che due faci sono, de' giudizii nostri regolatrici. Io combattendo così il colosso del pregiudizio, figlio dell'ignoranza ed irreconciliabil nemico della sapienza, per un grillo, che m'è saltato in testa, spero di esser più giovevole all'umanità con questo mio festivo cicaleccio, che non sono stati tanti sacri ingegni colle invenzioni delle arti, e delle scienze, che per altro rendon beata la vita: s'è vero, com'è verissimo, che il fuggire i mali sia più interessante dell'acquisto de'beni. Io reco in mezzo tutti i principii della jettatura, perchè si possa evitare. Ed a tre punti atterrassi questa tiritera, che ho schiccherata per ingannare il tempo di una mia Villeggiatura. Primamente, facendola da storico, mostrerò, che sempre al Mondo da' più saggi alla jettatura si è creduto; e recherò insieme non pochi esempii d'essa. In secondo luogo verrò da Filosofo a vederne le cagioni. Il terzo punto sarà di pratica, e mostrerà i segni da conoscerla e il modo d'evitarla. Felice me, se mi riuscisse di persuadervi di una verità, della quale vengo, con poche chiacchiere a squarciare il denso velo ov'è involta! o almeno, se folgori di eloquenza a me mancano, e sarà il grave argomento scevero delle opportune riflessioni, per la povertà del mio ingegno, potessi destare più sublimi ed elevati genii, che il mio non è, alla difesa di un punto tanto interessante, quant'è il viver felice!
2. Colla voce Fascino, e jettatura non intendo
cosa diabolica.
Ma oh Dio! e dove mi trovo! Il credereste, Accademici? Io mi son messo a gracchiar di cosa, che non so in
mia coscienza ancora, che sia. E volesse Domeneddio,
che nel mondo io solo fossi di questa pasta! Un maestro
di Filosofia, e maestro non da dozzina, a' scolari che diceano di aver capita la lezione, rispose di non averla capita lui, che l'avea spiegata. Veniamo a noi. Ciò, che gli
antichi diceano
fascino, diciam noi jettatura: voce nella
nostra Nazione già ricevuta pel Napoletano graziosissimo 
mo idioma; anzi più estesa di quella, e più espressiva.
Ma jettatura! fascino! che roba è questa! Per comprendere intanto il senso di fascino, apro certi polverosi libracci, e trovo, che alcuni animali cerretani con discorso
inconcludente, chiamino
fascino una magica illusione
de' sensi, onde appaiano le cose agli occhi nostri tutt'altro da quel che sono, e così c'inganniamo: ovvero una
perniciosa qualità ingerita per arte diabolica, e prestigi:
cosicchè in virtù del patto espresso, o tacito, fra gli uomini e il demonio, questi offenda altri al guardar del malefico, diffondendo qualità cattive per l'aria circostante;
la quale infetta così, comunichi il male al corpo di chi
viene a respirarla. Guardimi Dio! co i diavoli non voglio
averci che fare; nè m'intendo punto, nè poco di Magia,
sia negra, sia del color pallidetto a modo del volto delle
donne. E se altra idea non vi è della voce
fascino, statevi
bene, Uditori. Basteravvi avere inteso il proemio.
3. Ma naturale influsso cattivo.
Ma piano: fermatevi. Grattandomi il cucuzzolo, ora
mi ricordo felicemente, che quando io leggeva sempre e
leggeva (che non l'avessi mai fatto; perchè sarei grasso,
e tondo, non già una notomia ambulante, qual mi sono!),
ritrovai di molti autori, che autorizzando dicono, prendersi fascino pur anche per cosa naturale, vale a dire per
una lesione che si apporti altrui, spesso nascente da
odio, amore, invidia del bello, e tramandato per mezzo
degli occhi, della lingua, del contatto, generalmente dal

mo idioma; anzi più estesa di quella, e più espressiva.
Ma
jettatura! fascino! che roba è questa! Per comprendere intanto il senso di fascino, apro certi polverosi libracci, e trovo, che alcuni animali cerretani con discorso
inconcludente, chiamino
fascino una magica illusione
de' sensi, onde appaiano le cose agli occhi nostri tutt'altro da quel che sono, e così c'inganniamo: ovvero una
perniciosa qualità ingerita per arte diabolica, e prestigi:
cosicchè in virtù del patto espresso, o tacito, fra gli uomini e il demonio, questi offenda altri al guardar del malefico, diffondendo qualità cattive per l'aria circostante;
la quale infetta così, comunichi il male al corpo di chi
viene a respirarla. Guardimi Dio! co i diavoli non voglio
averci che fare; nè m'intendo punto, nè poco di Magia,
sia negra, sia del color pallidetto a modo del volto delle
donne. E se altra idea non vi è della voce
fascino, statevi
bene, Uditori. Basteravvi avere inteso il proemio.
3. Ma naturale influsso cattivo.
Ma piano: fermatevi. Grattandomi il cucuzzolo, ora
mi ricordo felicemente, che quando io leggeva sempre e
leggeva (che non l'avessi mai fatto; perchè sarei grasso,
e tondo, non già una notomia ambulante, qual mi sono!),
ritrovai di molti autori, che autorizzando dicono, prendersi fascino pur anche per cosa naturale, vale a dire per
una lesione che si apporti altrui, spesso nascente da
odio, amore, invidia del bello, e tramandato per mezzo
degli occhi, della lingua, del contatto, generalmente dal
corpo nocivo; in virtù ancora, siccome alcuni opinano,
de’ celesti influssi, che a render taluno fascinatore concorrono. Ora va bene. In questo senso intendo parlare
del fascino. Io il chiamo jettatura, e gli do significato
più esteso, cioè per ogni nocumento, che l'uomo riceve
in sè, o nelle sue cose per cattivi influssi naturalmente
tramandati da altri nomini. Sentitemi bene, o mangiapani, che col vostro imprudente zelo nocete anzi che no; e
voi barbassori, che nei Caffè trinciate altrui il saio. Non
mi calunniate.
4. Etimologia delle voci Fascino e Jettatura.
E per ordir dall'uovo, la stessa voce jettatura, fatta già
cittadina per prescrizione, è nata dal gittarsi su di alcuno
gli occhi attenti, ed immoti. I Toscani dicono
affascinamento, mal d'occhio. Tal'è ancora la vecchia, e vera etimologia della voce fascino. Perciocchè (lasciando da
banda, che alcuni l'han dedotta dalle fasce, le quali per
lo più di tre colori composte, si adoperavano da' fascinatori malvagi. Festo
fascinum, deriva a fando cioè incantando. Opinavano in fatti i primi padri nostri, che alcune
parole, come versi composte, e concinnate, potessero sedar tempeste, l'amore altrui conciliare, curare morbi, addolcire i serpenti, e che so io. Di qui, che
canto talvolta
per
incanto si usurpa:
Frigidus In prato cantando rumpitur anguis
scrisse Virgilio. Appresso: i carmi, che per conseguir
qualche bene pria si adoperavano, atti si credettero ad
inferir de' mali. E perciocchè gl'incantatori non sempre
parole profferivano, secondo il primo significato d'incanto, ma implicavan quelle fra le labbra, borbottando,
di quì fu, che si credette, che s'incantasse cogli occhi.
Credo fermamente perciò, e scommetto gli occhiali miei
ancora, che la più semplice e più vera significazione
della parola fascino, sia quella di Cloazio Vero, rapportato da Gellio.
Quindi
Fascinum significa invidia, cioè, al dir di Tullio, nimium videre; mentre gli invidiosi più che gli altri
la
jettano infallibilmente coll'aspetto, e della felicità e
da beni altrui gli occhi non rimovon giammai. Che vi
credete? Anchi'io avea un po' di Greco in casa e di sceltissima vigna, ma col tempo si va perdendo.
Siffatta originazione è più consentanea alla nostra
bella voce
jettatura, che agli occhi principalmente attribuir sogliamo; allorchè alcuni jettatori incontrandoci o
stando a noi rimpetto, od à fianchi, il gioco, gli affari, i
fatti, e la persona nostra ancora viene a male, e rovina.
5. È antichissima l'idea della Jettatura.
Ma lasciamo, di grazia, le parole a' pedanti che sono
sorci, o tignuole nella Repubblica delle lettere, intesi
con fasto magistrevole unicamente a roder sillabe, e virgolette: e passiamo a dimostrare, che la cosa fu molto
prima del nome, e l'idea della jettatura, tale qual'è oggi
presso di noi, fu nella più rimota antichità presso tutte le
nazioni, più colte ancora. Nè isdegnerete di prender
meco in mano la fiaccola dalla ragione, e camminar primamente fra le dense tenebre de' tempi favolosi, ed eroici; quando il mondo era bambinello di latte. Nella felice
età dell'oro; oh ci fossimo stati! era bello vedere la terra
dare spontane
amente, non solcata, i doni suoi; le piante
gravide, senza agricoltore, di biondeggianti poma; l'erbe, ed i fiori in perpetua primavera da acuto gelo non
tocchi giammai: ma più di tutto era bello, che l'uomo
non temeva jettatori, chè non ce n'erano, affatto; ed a
ciascuno i fatti suoi venivan bene, e felicemente. D
al
vaso di Pandora poi, fra le miserie, la jettatura fu la prima ad uscire; scaturigine infelicemente feconda dei mali
tutti, piombati addosso all'umanità, e tratto tratto in tutta
la massa umana propagati, e diffusi. E che altro vuol
dire, che Circe, la bella figlia del Sole, coi carmi suoi incantava, e così trasformati vedeva innanzi a sè i bruti i
Greci d'ogni condizione?


Inno a Dioniso

 "Ultimo tra gli dei

Venisti ai mortali
E così grande
Che antichi
Segreti racconti
Dicono ricevesti
Le chiavi del Regno

A te che sei tutto
E di tutto 

l’estremo contrario
Non è facile
Levare il canto
Per i molti tuoi doni
E gli insondabili abissi
Tra cui ti nascondi

In te e solo in te
si confondono
regni lontani
quando dei
animali e piante
e per ultimo l’uomo
si intrecciano inestricabili
tra le onde dei tuoi capelli 

danzanti al ritmo 
dei tuoi devoti
e dei suoni che da sempre
abitano il vasto universo

Certo, compagno tu sei 

dei mortali antico 
quando ignari,
ancora, del fuoco
divisero la preda esultando e,
strappate le membra,
ne divorano carni ancora viventi

ed in cerchio danzando
levarono alte le voci isolate
che prime si unirono
in un unico canto

Sei tu che l’ebbrezza
del comune sentire
concedi ai viventi
che in cuore ti onorano
per il dono del vino lucente
che levando lo spirito
dalle strette di affanni infiniti
mette le ali alle dolci
ingannevoli attese

Perché implacabile
la tua vendetta
cade sulla mente
oscurata dalla folle ambizione
di non celebrare
le tue danze notturne
e la perdita del senno
che solo varco ai mortali
è dato per accedere agli dei
nascosti ben oltre
gli angusti pensieri
della luce del giorno

Tu che radici hai profonde
nella oscura
nell’umida terra
tu parimenti
nell’alto del cielo
scagli le gemme
dei fruttiferi rami
e col canto ispirato
di poeti
che del tuo sangue
si nutrono
scandisci il duro cammino
perché si sciolga
in amabile danza

Tu della vita
ci conduci ai confini
dove la nera soglia
delle tue grandi pupille
ci invita con riso dolente
ad inoltrarci in oscuri sentieri
che non hanno ritorno
se la dolce promessa
del tuo eterno rinascere
non ci accompagna
più amica 


"Inno a Dioniso di "Omericchio"

mercoledì 6 marzo 2024

Gli Incubi notturni - piccoli rimedi

 


Gli incubi notturni sono sogni spaventosi, minacciosi o particolarmente stressanti che si verificano durante il sonno REM (fase in cui il cervello è molto attivo) ed arrivano a svegliare il soggetto in uno stato di angoscia e agitazione intensa, disturbandone il riposo.

Gli incubi possono avere una chiara connessione con quanto accade durante la veglia. I sogni correlati all'ansia e allo stress, in particolare il disturbo da stress post-traumatico, possono comportare flashback o immagini direttamente collegate a eventi traumatici. Tuttavia, non tutti gli incubi hanno una relazione facilmente identificabile con la vita quotidiana. Gli incubi possono avere contenuti bizzarri o sconcertanti difficilmente riconducibili a circostanze specifiche.

 

Cosa Sono gli Incubi Notturni?

Gli incubi sono sogni vividi che possono essere minacciosi, sconvolgenti, bizzarri o comunque fastidiosi; si verificano più spesso durante il sonno REM, nella seconda metà della notte.

Un rimedio può essere mettere qualche foglia di Alloro sotto il cuscino, questo sarebbe in grado di proteggere dalle energie negative e allontanare gli incubi.

Così anche i fiori di Camomilla, sempre sotto il cuscino favorirebbero sonni tranquilli.

Se volgiamo lo sguardo verso Pietre e Cristalli è l'Ametista quello che pulisce gli spazi circostanti e calma la mente, appoggiato sul comodino garantirebbe tranquillità nei momenti in cui siete più indifesi.

 

Un piccolo rituale

 

1)      Metti  del sale grosso in un piatto fondo bianco per poi ponilo sotto il letto all’altezza della testa. Questo servirà come protezione e purificazione dalle energie negative. 

2)      Prendi una candela bianca e accendila vicino al luogo ove dormi

3)      Mentre la accendi recita questa orazione

“Dea della notte, la cui luce è uno scudo,
proteggimi contro il maligno mentre dormo.
Fai rifulgere la tua luce attorno alla mia anima
e scaccia lontano tutti gli esseri infami.”

Fai questo per nove giorni, se il decimo giorno non dovesse mostrarsi nessun miglioramento lava il pavimento della stanza con acqua e sale grosso e cambia la disposizione del letto.

 

 

venerdì 1 marzo 2024

1° Marzo - l'eccidio delle presunte Streghe di Salem

 

Marzo si apre con questo inquietante anniversario, un monito che ci ricorda la discriminazione, l’odio, il timore del diverso che spesso assume le vesti di una donna, il 1 marzo del 1692 iniziò il processo contro le streghe di Salem, una delle pagine più crudeli e spietate della storia americana.

Tutto iniziò dallo strano comportamento di due bambine, Betty Parris di nove anni e Abigail Williams di undici, rispettivamente figlia e nipote del pastore Samuel Parris che iniziarono dapprima ad essere taciturne e silenziose, per poi strisciare come serpenti sul pavimento e nascondersi negli angoli più bui della casa. Il medico del villaggio, incapace di curarle, (O riconoscere un disagio mentale) dichiarò le ragazze possedute dal demonio e vittime dell’affatturamento di una strega. Nel frattempo, altre adolescenti iniziarono a comportarsi in modo bizzarro.

Iniziarono allora delle indagini, ovviamente basate su superstizione ed ignoranza. Una donna del villaggio, per trovare la presunta Strega, colpevole della fattura generale, propose l’antico metodo della Witches cake, ovvero fare una torta di segale e urina e farlo mangiare a un cane, che a quel punto sarebbe stato in grado di riconoscerla in quanto tale, ma senza risultati.

A quel punto pensarono allora di interrogare Betty, Abigail e le altre ragazze soggette ai comportamenti inconsueti, furono infatti esortate a fare i nomi della strega colpevole. Ed esse fecero  tre nomi: Tituba, la schiava del reverendo Parris, Sarah Osborne, un’anziana signora impopolare nel villaggio, e Sarah Good, una mendicante che soleva parlare da sola. 

Dopo la confessione di Tituba sotto tortura vennero tutte imprigionate.

Tra il primo marzo e il 2 giugno, giorno dell’inizio del processo, le accuse si moltiplicarono e le carceri si riempirono. Infatti, le manifestazioni di isteria non erano cessate, e la caccia alle streghe si intensificava sempre di più.

Le accuse furono rivolte alle persone più disparate: dalla figlia di quattro anni di Sarah Good, ad alcune rispettabili signore del villaggio, finanche l’ex pastore.

La situazione era ormai sfuggita di mano e all’arrivo del nuovo governatore, il processo poté iniziare. Intanto, Sarah Osborne e la bimba di Sarah Good erano già morte in carcere.

Il primo processo si concluse con una condanna a morte, la seconda seduta, il 29 giugno, con altre cinque. Le impiccagioni ebbero luogo in cima a una collina che prese il nome di witches hill. Intanto Il marito di una donna accusata venne interrogato e torturato ma  rifiutandosi di parlare, morì nella sala delle torture tra i tormenti.

In quel periodo buio più di cento persone furono incarcerate  e diciannove vennero impiccate. Il 22 settembre, giorno dell’ultima esecuzione prevista,  il carro che portava i prigionieri prese una buca e si rovesci,  alcune ragazze prese da isterismo collettivo iniziarono a urlare che il diavolo stava proteggendo i suoi accoliti.



Non mancarono le proteste della società puritana. La contestazione più dura arrivò dal reverendo Increase Mather, che nel suo Case of coscience concerning evil spirits personating men*, denunciava l’irregolarità dei processi che imperniavano le loro condanne su prove non verificabili, azione non conforme alla legge. Per esempio erano considerate prove affidabili sogni e visioni, ma anche eventuali errori nella recitazione di preghiere da parte degli imputati, o sensazioni negative provate dalle vittime della stregoneria in presenza della presunta strega.

Lo stesso governatore, dopo un accorato sermone di Mather, decise di sospendere i processi.


* Il titolo per esteso era “Casi di coscienza riguardanti Spiriti

maligni che impersonano uomini, stregonerie, prove infallibili di colpa in coloro che sono accusati

di quel crimine. Tutto considerato secondo le Scritture, la storia, l'esperienza e il giudizio

di molti uomini dotti.”




sabato 5 settembre 2020

Le Madonne di agosto e di settembre

In agosto e settembre le feste in onore della Madonna sono più numerose che nel resto dell'anno. Già s'è detto della straordinaria e universale popolarità dell'Assunzione durante la quale si svolgono sagre e festeggiamenti difficilmente giustificabili dal punto di vista cattolico per il loro carattere carnascialesco, come ad esempio quelli in onore della Virgen de Gracia in un quartiere popolare di Barcellona dove si balla, si banchetta e si canta fra luminarie e fuochi d'artificio peruna settimana, quasi Ferragosto segni il passaggio da un anno all'altro: e in un certo senso è vero perché questo mese divide un anno lavorativo dall'altro con le vacanze estive. Ma altre Madonne costellano il periodo che dalle Calende giunge fino all'equinozio autunnale ed era anticamente, nel segno del Leone, sotto la protezione di Cibele e poi, con il segno della Vergine, sotto la protezione di Iside e di Cerere, la quale è raffigurata nello zodiaco del salone della Delizia di Schifanoia, a Ferrara, col manipolo di spighe in mano. Quali mesi dunque più adatti di agosto e settembre per celebrare colei che era adombrata nelle dee antiche, la Madre di Dio, la Vergine per eccellenza, la Regina Coeli, la Maris Stella, la Madre dei viventi, la Madre della Chiesa? Il 5 di agosto cade la memoria di Santa Maria della Neve, chiamata nel nuovo calendario liturgico Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore. La leggenda collega a una visione celeste la fondazione della basilica eretta fra il 352 e il 366 dal vescovo Liberio accanto al macello di Livia sull' Esquilino. Si narra che la notte del 4 agosto un ricco patrizio di nome Giovanni vide in sogno la Vergine che gli ordinava di erigere una basilica là dove, il giorno seguente, avesse visto il suolo coperto di neve. Giovanni corse da Liberio narrandogli il sogno e scoprì che anche il vescovo aveva avuta la stessa visione. L'indomani il miracolo avvenne, e Liberio fece tracciare sulla neve ferragostana la pianta della basilica che il patrizio finanziò secondo l'ordine della Madonna. In realtà la chiesa originariamente non era dedicata alla Vergine ma alla fede del credo di Nicea che aveva riaffermato la dottrina ortodossa della consustanzialità del Padre e del Figlio contro l'eresia ariana. La Madonna a quel tempo non riceveva ancora un culto riconosciuto che sarebbe cominciato soltanto nel 432, quando Sisto III avrebbe rinnovato la basilica liberiana ornandola di mosaici e dedicandola alla Madre di Dio per festeggiare la proclamazione della maternità divina di Maria al concilio di Efeso dell'anno precedente. Santa Maria Maggiore è considerato il primo santuario mariano, madre delle chiese mariane di tutto il mondo; rappresenta Maria come tempio in cui il Verbo ha rivestito la natura umana e, generato da lei, ha piantato la sua tenda fra di noi (34). I Padri, soprattutto i Greci, hanno infatti spiegato che il Cristo, unendo a sé nell'unità della persona la natura umana e la divina, è stato consacrato dallo Spirito Santo in Maria, come in una cattedrale, sommo ed eterno sacerdote alla maniera di Melchisedech (35). Nella basilica si venera particolarmente un'antichissima immagine di Maria, detta Salus populi romani che, secondo la tradizione, venne portata in processione da san Gregorio Magno durante la pestilenza del 590 che terminò con la leggendaria apparizione dell'arcangelo san Michele sulla Mole Adriana; la stessa immagine, tra le mani di papa Leone IV (847-855), domò un furioso incendio che stava divorando il Borgo, rievocato da Raffaello in una delle sue «stanze» in Vaticano. La Salus populi Romani fu incoronata da Clemente VII nel 1527 e una seconda volta da Gregorio XVI nel 1837 per un voto dei romani che erano stati liberati miracolosamente da un'epidemia. Un'altra festa mariana, la memoria obbligatoria di Maria Regina, cade il 22 agosto nell'ottava dell'Assunta, mentre prima della riforma del calendario era stata fissata al 31 maggio da Pio XII che l'aveva istituita nel 1955: si è deciso questo spostamento per avvicinare la Regalità della Vergine alla sua Assunzione e glorificazione. Il titolo di Regina si addice particolarmente a Maria come madre di Dio perché «...ella stessa è regina» spiegava Pio XII «avendo dato la vita a un Figlio che nel medesimo istante del concepimento, anche come uomo, era Re e Signore di tutte le cose per l'unione ipostatica della natura umana con il Verbo»; e soggiungeva: «Tuttavia la beatissima Vergine si deve proclamare regina non soltanto per la maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'opera della nostra salvezza eterna» (36). Inoltre, come il Cristo risorto è intronizzato alla destra del Padre, così Maria, assunta nella gloria celeste, siede regina accanto al Figlio. Se infatti il Cristo ha promesso di associare alla propria regalità i suoi discepoli, lo ha fatto a maggior ragione e a titolo speciale con la Madre sua (37). La regalità di Maria, per analogia con quella del Cristo, che riceve dal Padre lo Spirito e lo effonde su ogni persona (38), si realizza nello Spirito Santo poiché lei non ha altra volontà se non quella del Cristo; e in virtù di quel medesimo Spirito, che l'ha resa conforme al Cristo, diventa a sua volta canale di grazia. «Assunta in cielo,» spiega il concilio Vaticano II «...con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci le grazie della salute eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano consolati nella patria beata.» (39) A sua volta la festa del Cuore Immacolato di Maria, che Pio XII aveva fissato al 22 agosto istituendola nel 1944, è stata spostata al giorno dopo la solennità del Sacro Cuore di Gesù - che cade il venerdì seguente alla seconda domenica dopo la Pentecoste - e ridotta a memoria facoltativa. Il culto al cuore del Cristo e della Vergine può sembrare sentimentale, inattuale e inadeguato secondo il giudizio dei liturgisti che forse non ne conoscono il simbolismo tradizionale e universale. Il cuore infatti è considerato simbolo solare, sede del calore e della luce, tabernacolo della presenza divina, e quindi dell'Intelligenza, ovvero dell'intuizione intellettuale - da non confondersi con la ragione - e dell'amore, ovvero della comunione con il divino, da non confondersi con il sentimento amoroso. «Dell'uomo» scrive Thérèse Darel «l'Essere supremo fece un tempio nel Tempio e per questo lo dotò di un cuore, cioè di un punto d'appoggio immutabile, di un centro di movimento tale da rendere l'uomo degno delle sue origini, simile alla sua Causa prima. Contemporaneamente l'uomo fu provvisto è vero, di un cervello; ma questo cervello, la cui innervazione è propria del regno animale, si trova de facto soggetto a un ordine di movimento secondario (in rapporto al movimento iniziale). Il cervello, strumento del pensiero racchiuso nel mondo e trasformatore a uso dell'uomo e del mondo di questo pensiero latente, fa sì che quest'ultimo possa attuarsi per suo tramite. Ma solo il cuore, grazie a un'aspirazione ed espirazione segrete, permette all'uomo di essere pensiero vivente, rimanendo unito al suo Dio. Così, grazie a questa pulsazione regale, l'uomo conserva la sua parola di divinità e opera sotto l'egida del suo Creatore, rispettoso della sua legge, felice della felicità che solo lui, uomo, può negarsi abbandonando la via segreta che conduce dal suo cuore al Cuore universale,al Cuore divino.» (40) Perciò, osserva Guénon, «la "conoscenza del cuore" è la percezione diretta della luce intelligibile, di quella luce del Verbo di cui parla Giovanni all'inizio del suo Vangelo, Luce irradiata dal "Sole spirituale" che è il vero "Cuore del Mondo"» (41). Se dunque il «cuore» del Cristo è il Cuore universale, il cuore immacolato di Maria non può non essere se non il vaso e il ricettacolo di tutti i misteri e il luogo del concepimento del Figlio, come afferma Agostino (42). Sicché, scriveva san Giovanni Eudes (morto nel 1680), uno dei promotori del culto, «il suo cuore è la fonte e il principio di tutte le grandezze, eccellenze e prerogative di cui si adorna, di tutte le qualità eminenti che la elevano al di sopra di tutte le creature, quale l'essere figlia primogenita dell'eterno Padre, madre del Figlio, sposa dello Spirito Santo e tempio della SS. Trinità... Vuol dire anche che questo santissimo cuore è la fonte di tutte le grazie che accompagnano queste qualità... e vuol dire ancora che questo stesso cuore è la fonte di tutte le virtù che ha praticato...» (43). La devozione al Cuore Immacolato di Maria ha avuto uno sviluppo straordinario con le apparizioni di Fatima. Nella seconda la Vergine dichiarava Lucia apostola della devozione al suo cuore con queste parole: «Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio cuore immacolato. Prometto la salvezza a chi la praticherà: queste anime saranno amate da Dio come fiori collocati da me per adornare il suo trono». La decisione di ridurre la festa del Cuore Immacolato di Maria a semplice memoria facoltativa nel nuovo calendario suscita perciò molte perplessità tra i fedeli più inclini ad ascoltare le ragioni del «cuore» che quelle degli ideatori cerebrali di riforme.