Linee generali riguardanti gli Esorcismi
E Gesù disse: «Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti
e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla potrà danneggiarvi»
(Luca 10, 19). Tutti i fedeli, nella Chiesa primitiva, o delle origini,
potevano scacciare i demoni, combatterli attraverso il potere donato loro da
Gesù Cristo.
Nei Vangeli sono riportati numerosi episodi in cui Gesù e gli Apostoli
scacciano i demoni.
Fu sempre Gesù a dire: «E questi saranno i segni che accompagneranno quelli
che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove,
prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro
danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Marco 16, 17-18).
Durante il primo Cristianesimo ogni credente, provvisto di giusta fede,
poteva compiere esorcismi in base a quel che si definisce «carisma personale».
San Giustino martire (100-165 d. C.) e Tertulliano (155-230) lo
testimoniano, il primo dichiarando che i cristiani sono in grado di guarire gli
indemoniati, comandando loro nel nome di Cristo e così «riducendo all’impotenza
i demoni che possedevano gli uomini», il secondo asserendo che all’ordine di un
cristiano qualunque, i demoni, sottomessi ai servitori di Dio e di Cristo,
«escono dal corpo umano» in stato di confusione.
Nella tarda antichità, con il fiorire del monachesimo, la lotta contro il
demonio diventa il fine principale dei monaci. Sant’Antonio Abate (250-356), S.
Benedetto da Norcia (480-587) e S. Martino di Tours (316-397) praticarono
esorcismi. S. Benedetto è considerato da alcuni il patrono degli esorcisti. S.
Ilario di Poitiers conferì a S. Martino prima l’esorcistato e poi, solo dopo,
questi fu ordinato sacerdote.
Pur non essendo ancora, un vero e proprio ordine minore, l’esorcistato
inteso come “ufficio” riconosciuto valido per scacciare i demoni già esisteva
nella Chiesa primitiva; il caso di S. Martino mostra come, gradualmente, si
passò dal ritenere ogni credente in grado di operare tale atto, all’ipotesi di
dover conferire una specie di “investitura” affinché si potesse compierlo.
Da un lato, dunque, un uomo di provata fede dotato d’indiscussa autorità,
dall’altro un uomo meritevole della fiducia del primo viene investito da quello
della facoltà di officiare l’esorcismo.
Si potrebbe, per certi versi, immaginare l’esorcista come un cavaliere di
Cristo cui è affidato il compito di combattere i demoni.
Nel 416 d.C. Papa Innocenzo I scrisse una lettera a Decenzio, vescovo di
Gubbio, che pose le basi per la successiva regolamentazione dell’esorcistato.
Il Papa dettò la precisa regola secondo cui l’esorcismo andava considerato
lecito solo se autorizzato dal vescovo.
Si impose perciò una limitazione a garanzia della autorevolezza
dell’ufficio, una sorta di vigilanza in capo ai vescovi che avrebbe dovuto
impedire ai visionari di turno di creare imbarazzo alla Chiesa e danno ai
malcapitati indemoniati (o scambiati per tali). In aggiunta a ciò, è da questo
momento che si chiarisce che solo i sacerdoti possono effettuare esorcismi, non
già più ogni credente devoto.
Tra il VII ed il XV secolo si ebbe un profluvio di formule esorcistiche,
tra cui i noti formulari di Alcuino (735-804). Inoltre, dal 1252 all’esorcismo
si affiancarono metodi più brutali, come la tortura verso gli eretici (sotto
Innocenzo IV) e, successivamente, nei confronti delle streghe (Bolla Super
illius specula del 1326, di Giovanni XXII).
Gli inquisitori domenicani Heinrich Institor Kramer e Jacob Sprenger
pubblicarono il Malleus Maleficarum nel 1486, opera nata dalla
necessità di estirpare la stregoneria in Germania. Il Malleus fu
un vero e proprio trattato demonologico, un manuale, per così dire, indirizzato
agli operatori del settore.
Il concilio di Trento (1545-1563) definì l’esorcistato un «ordine minore».
Nel 1972 Paolo VI, nella Lettera Apostolica Ministeria Quaedam in
forma di Motu Proprio, abolì l’ordine minore dell’esorcistato senza
neppure denominarlo «ministero», cosa che invece fece con altri ordini minori,
quali il lettorato e l’accolitato. È comunque prassi, tra gli studiosi e i
pratici della materia, riferirsi all’esorcistato come a un ministero.
L’ordine minore dell’esorcistato «consisteva in una benedizione che la
Chiesa impartiva attraverso un rito liturgico nel quale si chiedeva
espressamente a Dio la sua grazia» per scacciare il maligno, pertanto la sua
soppressione dovuta alla Ministeria Quaedam di Paolo VI fu
intesa da alcuni come «la perdita di un’arma nella lotta contro il demonio. Ma
non era così. Lo stesso ordine minore restò completamente sconosciuto nei primi
tempi della Chiesa.
Questo ordine non era un sacramento, ma un sacramentale stabilito dalla
Chiesa.
Nonostante il fatto che l’ordine sia stato soppresso, il potere
dell’esorcismo non è stato ridotto, per nulla. La potestà di comando, la fede e
l’orazione del sacerdote saranno la fonte del suo potere sui demoni».
Dall’Illuminismo ad oggi, sempre più si è affievolita la credenza in Satana
e nei demoni quali entità reali, creature dotate di personalità, attribuendogli
al più valenze simboliche, trattandoli come suggestioni del subconscio,
invenzioni di una mente scissa e malata.
Il materialismo storico, l’imperante scientismo, l’ateismo tronfio e
vanitoso hanno estremizzato il razionalismo, spostando l’uso della Ragione dal
piano trascendente a quello bassamente meccanicista. Testimone di questa caduta
di fede è da moltissimi anni Don Gabriele Amorth, che così si esprime: «In
pratica, per molti ecclesiastici di oggi, sono tutte parole gettate al vento:
quelle della Bibbia, quelle della tradizione, quelle del magistero. Perché la
crisi non è solo dottrinale, ma soprattutto pastorale, ossia coinvolge i
vescovi, che non nominano esorcisti, e i sacerdoti che non ci credono più», e
dopo aver constatato che anche tra i più insigni teologi c’è chi declina ogni
fenomeno di possessione o intervento diabolico come sintomo di una malattia
nervosa e psicologica, aggiunge a proposito degli stessi sacerdoti: «Non
credono ai mali demoniaci. Talvolta ne fanno un unico calderone con i raggiri e
gli imbrogli di chi specula sulla credulità popolare per far quattrini con poca
fatica».
Nonostante le parole del Cristo stesso, riportate nei Vangeli, e nonostante
le disposizioni ecclesiastiche che mai, nei secoli, hanno smentito la realtà
del demonio, oggi molti uomini di Chiesa ne negano l’esistenza; un paradosso,
se si pensa che Cristo, per i credenti, scese in terra e si fece uomo non solo
per liberare l’umanità dai peccati ma proprio per sconfiggere il demonio e
porre rimedio alle sue trame malvagie.
Si diceva prima che l’esorcismo è un «sacramentale» e non un «sacramento».
Ma cos’è un sacramentale? «I sacramentali sono segni sacri con cui, per una
qualche imitazione dei sacramenti, vengono significati e ottenuti per
l’impetrazione della Chiesa effetti soprattutto spirituali».
I sacramentali si distinguono dai sacramenti per diversi aspetti, tra i
quali: i sacramentali sono stati istituiti dalla Chiesa pur se derivanti
dall’esempio di Cristo (come per l’esorcismo), sostengono la vita spirituale
dei fedeli e il loro numero è in teoria indefinito, la Sede Apostolica
potendone costituire di nuovi o abolire quelli vecchi; i Sacramenti sono
riconducibili direttamente alla volontà di Cristo, infondono la grazia
santificante ai fedeli e sono in numero di sette (battesimo, confessione,
comunione, cresima, matrimonio, estrema unzione, ordine sacro ‒ insieme degli uffici ecclesiastici di
presbitero, diacono e vescovo). I sacramentali sono un mezzo per ottenere la
grazia, ma con essi la stessa non viene comunicata direttamente: piuttosto, in base alle disposizioni del
soggetto, aumentano le possibilità di riceverla.
L’esorcismo e le azioni del demonio
Si è compreso, fin qui, che l’esorcismo è una tecnica, una procedura
riconosciuta valida dalla Chiesa per scacciare i demoni. I sacerdoti
autorizzati a praticare l’esorcismo devono soddisfare alcuni requisiti, che
andremo ad elencare. Dopodiché, daremo una definizione più puntuale di
esorcismo, anche dal punto di vista etimologico, e tratteremo delle tipologie
di attacco del demonio; nei paragrafi successivi approfondiremo il Rituale, i
segni indicatori della presenza del demonio, le preghiere di liberazione e,
infine, accenneremo alle pratiche esorcistiche o ad esse assimilabili presso
altre tradizioni.
Il Codex Iuris Canonici (1983), al canone 1172, dopo aver
ribadito che l’esorcismo legittimo è solo quello ottenuto dall’Ordinario del
luogo mediante espressa licenza, specifica che il sacerdote deve essere
«ornato di pietà, scienza, prudenza e integrità di vita». Il can. 1172 riprende
essenzialmente il can. 1151 del Codex Iuris Canonici (1917).
L’esorcismo è lo scongiuro del demonio. La parola greca exorkizein significa
“compiere uno scongiuro”. «Se durante un esorcismo non ci fosse un atto di
scongiuro, allora non si tratterebbe di esorcismo». In pratica si ordina al
demonio di abbandonare i suoi propositi maligni (ad es. comandandogli di uscire
dal corpo di un posseduto) in nome di Cristo.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al can. 1673 specifica che «Quando la
Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una
persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza
del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo», e prosegue: «In
una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del
Battesimo.
L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo
da un presbitero… L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare
dall’influenza demoniaca… Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto
psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica». Come nota Don
Gabriele Amorth, il can. 1673 «colma due lacune presenti nel Rituale e nel
Diritto Canonico. Infatti non parla solo di liberare persone, ma anche gli
oggetti (termine generico, che può comprendere case, animali, cose, conforme
alla tradizione). Inoltre applica l’esorcismo non solo alla possessione, ma
anche alle influenze demoniache».
Il demonio, che per la Chiesa assume il nome di Satana, agisce in vario
modo. C’è un’azione ordinaria del demonio, che è rivolta a
tutti gli uomini: quella di tentarli al male.
C’è un’azione straordinaria, comunque consentitagli da Dio, che può
essere classificata in sei forme diverse: sofferenze fisiche esterne, possessione
diabolica, vessazione diabolica, ossessione diabolica, infestazione diabolica e
soggezione (o dipendenza) diabolica.
Le sofferenze fisiche esterne causate da Satana sono il
risultato di invisibili percosse, flagellazioni e bastonate subite dal
soggetto; non c’è, in questo caso, un’influenza interna del demonio e non si
ricorre, di norma, all’esorcismo (a differenza delle quattro forme seguenti),
quanto semmai a preghiere di persone testimoni dell’accaduto.
La possessione diabolica è l’azione più grave del demonio,
il tormento maggiore per le sue vittime; uno o più demoni entrano nel corpo del
soggetto (non nella sua anima) facendolo agire o parlare come fosse una
marionetta. In tal caso non c’è responsabilità morale della vittima, totalmente
controllata dai demoni la cui presenza dà luogo a vistosi segni e a fenomeni
anche spettacolari. La vessazione diabolica riguarda disturbi
e patologie di ogni tipo e gravità, compresa la perdita di conoscenza o il
compiere alcuni atti o il proferir parole inconsapevolmente, senza però mai
giungere alla possessione.
L’ossessione diabolica si manifesta con pensieri ossessivi,
anche assurdi, che giungono d’improvviso a volte concatenati uno all’altro
senza che si riesca a bloccarli; il soggetto vittima di ossessione vive
turbato, stanco e disperato, propenso al suicidio e i suoi sogni sono incubi.
Pur se in molti casi questi sintomi morbosi possono essere spiegati dalle
scienze psichiatriche, un certo numero non trova risposta in esse rivelando
invece una sicura causa malefica. Le infestazioni sono quelle
su case, oggetti, animali. La soggezione diabolica si ha,
invece, quando volontariamente si sceglie di sottomettersi al demonio, di
divenire suo servo.
Il Rituale
Per questa parte, faremo riferimento quasi esclusivamente al Bogetti, L’esorcista,
gli ossessi e l’esorcismo, ad oggi il compendio più completo
sull’argomento.
Il Rituale Sacramentorum Romanum (1584-1602; dunque
successivo al Concilio di Trento, del 1563) fu scritto dal cardinale Antonio
Santori su incarico di Gregorio XIII.
Stampato e mai promulgato, causa il decesso del Papa nel 1585, precede di
poco il Rituale Romanum edito nel 1614 sotto Papa Paolo V. A
differenza di quest’ultimo era molto più esteso: si basava sul Liber
Sacerdotalis (scritto dal domenicano Alberto Castellani) del 1523, cui
aggiungeva indicazioni di testi biblici e diversi criteri per riconoscere la
possessione.
Il Liber Sacerdotalis trattava dei malefici e dei segni
indicativi della presenza del demonio.
Nel Rituale Romanum del 1614 erano pubblicati
tutti i rituali della Chiesa Cattolica.
L’esorcismo era trattato nel capitolo De exorcizandis obsessis à
daemonio, un rituale non prescritto ma solo raccomandato. L’ultima edizione
del Rituale Romanum risale al 1952, promulgata
sotto Papa Pio XII (il venerabile Papa Pacelli, il “Pastore
Angelico”), ed al Rituale dell’esorcismo è dedicato il Titulus XII diviso
in tre parti: 1) norme da osservare con chi viene esorcizzato dal demonio; 2)
rito per esorcizzare i posseduti dal demonio; 3) esorcismo contro Satana e gli
angeli apostati (ribelli), scritto personalmente da Leone XIII e reso operante
nel rituale nel 1890. La seconda parte, quella del rito stricto sensu,
è articolata a sua volta in tre momenti, di cui il primo è introduttivo ed il
terzo conclusivo; l’esorcismo propriamente detto ricade nel momento centrale,
risultando perciò il perno di tutto il Rituale esorcistico.
In questa fase, il sacerdote pone la mano sul capo del soggetto e
un’estremità della stola sul suo collo, pronunciando con voce salda e certa
nella fede: «Ecce crucem Domini! Fugite partes adversae! Vicit Leo de tribu
Juda, radix David! Alleluja!». Questa breve preghiera-scongiuro è
attribuita a S. Antonio e, per ordine di Papa Sisto V, venne scolpita alla base
dell’obelisco di Piazza S. Pietro a Roma, lì trasportato nel 1586 durante il
suo pontificato (1585-1590).
Nel 1998, Giovanni Paolo II approvò il De exorcismis et
supplicationibus quibusdam, promulgato alla fine dello stesso anno dalla
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (CCDDS).
Pubblicato ufficialmente in latino il 26 gennaio 1999, il nuovo rito venne poi
tradotto in italiano con il titolo Il nuovo Rito degli esorcismi e
preghiere di guarigione per circostanze particolari e reso
obbligatorio dal 31 marzo 2002.
Risulta molto interessante, quanto meno per coloro che intendono difendere
la Tradizione, la Notificatio De Ritu Exorcismi, comunicazione
della CCDDS pubblicata il giorno successivo all’uscita dell’edizione latina
de Il nuovo Rito degli esorcismi.
La Notificatio concedeva, ai vescovi che l’avessero
chiesto, la possibilità di far usare ai sacerdoti esorcisti il vecchio rito,
quello del Titulus XII del 1952, cioè il Rituale Romanum.
Il vecchio rito, abbiamo visto, affonda le sue radici nei secoli passati.
Il nuovo Rito degli esorcismi, va precisato, nonostante sia stato tradotto in
italiano può, previa autorizzazione vescovile, essere eseguito in latino. Il
nuovo Rito consta delle seguenti parti: Introduzione, Proemio,
Premesse Generali, Rito dell’esorcismo maggiore, Testi a scelta e Appendici.
Nell’Introduzione si trova la Presentazione della CEI, che al
n. 7 elenca le azioni straordinarie del demonio (possessione, ossessione, vessazione
e infestazione), come già in precedenza accennato. Nelle Premesse Generali, al
n. 18, si legge: «In casi che riguardano non cattolici e in altri casi
particolarmente difficili si ricorra al Vescovo della diocesi, il quale, per
prudenza, potrà richiedere il parere di alcuni esperti prima di decidere se
fare l’ esorcismo»; vi sono perciò tre categorie di persone su cui il vescovo
può decidere se far compiere o meno l’esorcismo: i fedeli cattolici, i non
cattolici e gli “altri casi particolarmente difficili”. Non è il caso, qui, di
descrivere il Rito in dettaglio, basti sapere che esso ha ricevuto non poche
critiche autorevoli. In particolare, Amorth ha fatto notare come nel Rituale
Romano vi fossero precise indicazioni su come affrontare il maleficio,
mentre il nuovo Rito vieta espressamente di fare esorcismi proprio in caso si
riscontrassero i malefici, nelle varie forme del vudù, delle fatture, dei
malocchi, delle maledizioni e del macumba.
Don Manlio Sodi, liturgista dell’Università Pontificia Salesiana, fa notare
che la Notificatio smentisce di fatto la validità del nuovo
Rito, «quasi che questo non abbia la stessa “efficacia” del precedente».
Attualmente, in forza della citata Notificatio, è ancora
possibile l’utilizzo del Rituale Romanum (in pratica, lo
stesso del 1614). La Notificatio è del 1999, il nuovo Rito è
obbligatorio dal 2002, eppure la possibilità esiste e viene concessa dalla
Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti con un
provvedimento speciale detto “indulto”.
I segni della presenza del demonio
Secondo una prassi consolidata, vanno ritenuti segni di possessione
diabolica: parlare correntemente lingue sconosciute o capire chi le parla;
rivelare cose occulte e lontane; manifestare forze superiori all’età o alla
condizione fisica. Si tratta però di segni che possono costituire dei semplici
indizi e, quindi, non vanno necessariamente considerati come provenienti dal
demonio. Occorre perciò fare attenzione anche ad altri segni, soprattutto di
ordine morale e spirituale, che rivelano, sotto forma diversa, l’intervento
diabolico. Possono essere: una forte avversione a Dio, alla Santissima Persona
di Gesù, alla Beata Vergine Maria, ai Santi, alla Chiesa, alla Parola di Dio,
alle realtà sacre, soprattutto ai sacramenti e alle immagini sacre.
Le Preghiere di Liberazione
Quando non è possibile trovare un esorcista, ai cristiani è permesso
recitare una particolare preghiera, l’exorcismus missionalis, di cui si
evita qui la lunga trascrizione. Una lettera della Congregazione della Dottrina
della Fede del 29 settembre 1985, indirizzata a tutti gli Ordinari, ricordava
le norme vigenti riguardo agli esorcismi e metteva in guardia gli incompetenti
sull’utilizzo delle formule esorcistiche. Firmata dall’allora Prefetto Card.
Ratzinger e dal Segretario Mons. Bovone, in essa si chiariva che «ai fedeli non
è lecito usare la formula dell’esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli,
ricavata da quella che è diventata di diritto pubblico per disposizione del
Sommo Pontefice Leone XIII; e tanto meno possono usare il testo integrale di
tale esorcismo», e si pregavano inoltre i vescovi di vigilare affinché «coloro
che non hanno avuto la licenza, non guidino le riunioni in cui si usano
preghiere per ottenere la liberazione, nel corso delle quali ci si rivolge
direttamente ai demoni e ci si sforza di conoscere i loro nomi». Senza entrare
nel merito della conoscenza dei nomi dei demoni, basti qui far notare che, da
sempre, in ogni tempo e luogo sulla Terra, i veri nomi degli
esseri, tanto quelli viventi quanto quelli eminentemente spirituali, potevano
essere usati per assumerne il controllo. Ai fini del presente studio è invece
importante spender due parole sulle «preghiere di liberazione». Si parla di
«autoesorcismo» o di «preghiere di guarigione e liberazione» quando, in assenza
di un esorcista, vengono recitate formule con valenza esorcistica da parte di
semplici fedeli, singolarmente o in gruppo. Queste preghiere non sono un
sacramentale, e sono solitamente giudicate poco efficaci di fronte ad una
possessione diabolica vera e propria. Poiché, però, il loro scopo è lo stesso
dell’esorcismo, come quello dipendono ex opere operantis dalla
fede e dalla santità di chi le recita, pertanto non si esclude a priori una
loro efficacia addirittura pari ad un vero esorcismo. Inoltre, l’esorcismo
stesso può beneficiare di un gruppo di preghiera che lo sostenga e aiuti, in
quanto il potere di una preghiera sincera, si dice, non ha eguali.
Uno sguardo alle altre tradizioni
Diremo qui, molto brevemente, di altre confessioni religiose. La Chiesa
Cattolica di rito Orientale ha sempre considerato l’esorcismo un carisma
personale di ogni fedele, in ciò accostandosi al Cristianesimo primitivo. Nel
Giudaismo, invece, fino ai primi anni del XVI sec. d.C. erano presenti rabbini
esorcisti che scacciavano i demoni, successivamente si diffuse la credenza che
non fossero tanto i demoni quanto le anime dei defunti a impossessarsi dei
corpi. Questo perché in quel periodo la cultura ebraica abbracciò la teoria
del gilgul, o reincarnazione, che reinterpretò i fenomeni di
possessione. Il posseduto subiva, secondo tale credenza, l’intromissione di un
fantasma, di un’anima appartenuta ad un altro essere umano morto, detta dybbuk.
I musulmani, invece, credevano che fossero degli spiriti maligni, i jinn,
a fare incursioni nella sfera umana, tanto
internamente che esteriormente. In diverse occasioni vi sono testimonianze
di «ebrei che si rivolgevano agli sceicchi per la loro esperienza diagnostica e
per la loro potente magia».
Sarebbe interessante approfondire l’aspetto apotropaico di rituali e
formule risalenti a queste e ad altre culture, anche ben più antiche, come
quella sumero-babilonese, in ogni caso tese a scacciare o a tenere lontani
spiriti immondi, demoni, anime malvagie disincarnate. Un tale studio, però,
richiederebbe una trattazione a parte, anche solo per accennarvi in maniera
soddisfacente.
Conclusioni
Tornando ai fedeli cristiani e ai teologi che arrivano a negare l’esistenza
di Satana, Gabriele Amorth li ammonisce rammentando loro che Cristo «è disceso
dal cielo e si è incarnato per distruggere le opere del diavolo». Amorth
prosegue affermando che «Togliendo l’esistenza del demonio distruggiamo la
redenzione; chi non crede nel demonio non crede nel Vangelo». Questa frase
colpisce per la sua evidente logica, e la sua validità può estendersi alla
spiritualità in genere (evitando accuratamente, però, ogni forma di neo-spiritulismo
di stampo spiritista e marcatamente New Age). Infatti, l’umanità di oggi,
post-industriale e post-moderna, ha abdicato nei suoi valori trascendenti in
favore sempre più di un materialismo talmente spinto che ha, esso stesso,
generato il suo contrario apparente, una sorta di fede verso ogni forma di
monetizzazione virtuale, riducendo l’anima a oggetto di dissertazioni nei casi
più fortunati fantasiose e prive di adeguate basi conoscitive. Credere
nell’esistenza del Maligno significa credere nella possibilità di abbatterlo,
cercando ancora la verità propria ad un piano superiore.
Non credere all’esistenza del Maligno significa, di conseguenza, restare
inermi di fronte ai suoi attacchi, ciechi davanti alla bombarda che fa breccia
dentro di noi distruggendo la nostra umanità e trasformandoci in pupazzi, in
numeri, in gusci vuoti lontani mille miglia dalla Luce.
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