domenica 5 maggio 2024

Cagliostro

 “Io non sono di nessuna epoca e di nessun luogo: al di fuori del tempo e dello spazio, il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza.”


Queste le parole di uno dei più controversi e misterici personaggi della storia italiana, Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo, noto con il nome di Alessandro, conte di Cagliostro o più semplicemente Cagliostro, Alchimista ed esoterista, che fece di queste due discipline una ragione di vita che lo spinsero per amore della conoscenza fino all’eresia. Sostenitore della Massoneria, esplicitato nel suo rito denominato “la saggezza trionfante”, nato nel 1743 in Sicilia, tra i suoi obiettivi c’era quello di rivedere tutto il pensiero massonico attraverso l’alchimia e l’esoterismo. Uomo amato e odiato allo stesso tempo, fu frequentatore delle più importanti corti italiane. Attraverso le sue pratiche di mistificazioni egiziane seppe vivere il suo viaggio iniziatico di vita, verso la luce e alla ricerca dell’oro alchemico.



Il viaggio ermetico di Cagliostro aveva uno scopo ben preciso, quello di riportare in luce le antiche dottrine mistiche dell’origine, come quella egiziana. Il suo investigare nelle conoscenze antiche nasce dall’uso dell’alchimia, che Cagliostro impiegava per mostrare agli uomini del suo tempo il lato oscuro di un’epoca che non seppe mostrare a pieno quell’arcano buio che è il simbolo dell’inquietudine umana.


In uno dei vicoli più chiassosi e poveri della città, nel quartiere dell’Albergheria, in quello che un tempo si chiamava via della Perciata, il 2 giugno 1743, nasce Giuseppe Balsamo, secondogenito di Felicia Bracconieri e Pietro Balsamo, mercante di stoffe.


Sei giorni dopo la nascita è battezzato nella cattedrale di Palermo con una sfilza di nomi: Giuseppe, Giovanni Battista, Vincenzo, Pietro, Antonio e Matteo. A tenerlo a battesimo è Vincenza Cagliostro moglie del prozio Giuseppe Cagliostro, uomo potente discendente dai Bracconieri di Piscopo e di Castroreale.


Il padre di Giuseppe infatti era appartenuto ad una rispettabile famiglia palermitana imparentata con i Balsamo da Messina, signori di Taormina e adepti per tradizione all’ordine dei Cavalieri di Malta, anche se al momento della nascita del piccolo Giuseppe, la famiglia è ampiamente declassata.


Morto il padre poco tempo dopo la sua nascita, la madre vedova con due bambini, decide di affidarlo ad una parente sposata ad un farmacista. Qui il piccolo Giuseppe comincia a familiarizzare con polveri e unguenti, che lo portano ad interessarsi della medicina, una passione questa, che continua a coltivare anche negli anni di scuola trascorsi al Seminario di San Rocco, dove, intrattenendosi con i frati speziali, apprende le prime nozioni di medicina e botanica. Ma la sua natura irrequieta e ribelle, lo porta all’espulsione dalla scuola, e pur di tenerlo impegnato, la madre lo avvia nella bottega di un pittore, dove  aguzza la sua genialità apprendendo l’arte del copiare.



L’ambiente della strada è però congeniale con la sua natura sfrontata, e incomincia così a vivere di truffe e raggiri. Quello che gli costa l’esilio da Palermo è l’imbroglio a danno dell’orafo Vincenzo Marano che convinto dal Balsamo che con la magia avrebbe potuto dissotterrare i tesori lasciati dagli arabi, si lascia condurre in un antro buio, dove lo attendono, travestiti da demoni, alcuni delinquenti che lo picchiano e lo privano dei suoi beni.


Mandato a Messina trova la protezione e la guida del prozio Giuseppe Cagliostro che riesce a mettere ordine nella sua vita, iniziandolo al mondo esoterico.

Nel 1768 conobbe a Roma sua moglie, Lorenza Feliciani, complice e compagna di vita con il nome di Serafina. Fu poi dopo il suo viaggio a Londra, dove si affiliò alla Massoneria, che fondò la sua setta basata sui riti egiziani, e fu proprio a causa di questa che qualche anno dopo fu arrestato e condannato al carcere a vita, e da Roma trasferito alla fortezza di San Leo nel 1791, dove morì 4 anni dopo ormai preda della follia, forse a causa di una malattia celebrale che lo costrinse alla pazzia.


Leggenda vuole che Cagliostro si aggiri ancora tra le mura del forte


E’ noto infatti che si sentano rumori strani provenire dalla cella detta “pozzetto”, denominata così perché vi si poteva accedere solo da una botola dal soffitto, e dove Cagliostro fu rinchiuso e murato vivo. L’unica cosa che poteva scorgere dalla finestrella della cella era la Cattedrale, per ricordargli forse chi l’aveva imprigionato e simbolicamente chi l’aveva condannato:La Chiesa.

Leggenda vuole che non si sappia dove venne sepolto il conte Cagliostro dopo la sua morte. Alcuni affermano che nel 1797 un comandante francese bevve dal suo teschio, ma qualora questa leggenda non fosse vera probabilmente come tutte le persone uccise per eresia il suo corpo fu bruciato perché simbolo del peccato, del maleficio e del male. 

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