domenica 12 gennaio 2025

IL CELEBRE TRATTATO DELLA JETTATURA DI NICOLA VALLETTA parte VII

 

11.E dagli occhi.
Circa la iettatura dagli occhi scagliata, oltre delle storie rapportate di sopra da Gellio, ed oltre di alcune donne iettatrici della Scizia, chiamate Bythiae, e di un genere Thibiorum in Ponto, reco in mezzo i noti versi di Virgilio.
His certe neque amor causa est, vix ossibus haerent: Nescio quis teneros oculus mihi fascinat agnos.
E credeano jettatori gli antichi, specialmente coloro; che aveano doppia pupilla.
Oculis quoque pupilla duplex Fulminat, et geminum lumen in orbe manet.
Quindi il nostro elegantissimo Jacopo Sannazzar, che alle Camene Lasciar fra i monti, ed abitar le arene
scrisse così;
Guarda i teneri agnelli dal fascino de' malvagi occhi degl'invidiosi.
E altrove:
E si dilegua, come agnel per fascino.
È antico adagio:
ti ha veduto qualche jettatore; Mantis te vidit; di cui fa menzione Celio Rodigino: mentre dice, mautin essere un genere di locusta, che se guarda qualche animale, subito gli produce del male. Tra' più recenti, Geronimo Vida descrive elegantemente un vecchio iettatore cogli occhi. L'invidia specialmente consumando se stessa, offende ancora l'avversario, e produce la iettatura per gli occhi. Quindi fu l'uso antico, che se alcuno mangiava, dicea, come oggi diciamo, a chi guardasse, restate servito, prendete acciò non me la iettate:
ne me fascines
.
Il Veronese Triumviro di amore, dico Catullo, nell'Endecasillabo V. a Lesbia, che incomincia
vivamus, parlando di moltitudine di baciozzi, conchiude,
Dein quum millia multa fecerimus,
Conturbabimus illa, ne sciamus,
Aut ne quis malus invidere possit,
Quum tantum sciat esse basiorum.
Sulle quali parole i dotti notano: Putabatur fascinatio
iis rebus nocere non posse, quarum vel nomen, vel numerus ignoraretur
. Ed il dotto Mureto aggiunge, Nostrates quidem rustici poma in novellis arboribus crescentia numerare hodieque religioni habent. Quindi diceano gli antichi, che chi è grande nelle sue cose, soffra non so quale occulta invidia. Ecco quel che scrisse Quintiliano:
Quod observatum fere est, celerius occidere festinatam maturitatem, et esse nescio quam, quae spes tantas decerpat, invidiam; ne videlicet ultra quam homini datum est, nostra provehantur. E volevano gli antichi, che per timore della iettatura non molto si lodasse, nè si esponesse soverchio ciò ch'è grande, e bello. Marziale:
Immodicis brevis est aetas, et rara senectus.
Quicquid amas, cupias non placuisse nimis.
Qui appartiene un bello epigramma greco di Platone, rapportato da Laerzio, e da Apuleio nell'Apologia, sulla bellezza di Alessi, acciò non troppo si fosse mostrata; sull'esempio di Fedro che perciò ne morì. Gli Ateniesi erano infallibilmente jettatori tremendi: perciocchè Eliano parlando della satira di Aristofane contra Socrate,
scrisse:
Athenienses ad invidendum optimis proclives.

12.E dalle parole e dagli occhi insieme.
Unisce la jettatura della lingua, e degli occhi il Venosino, quando nelle Pistole dice:
Non isthaec obliquo oculo mea commoda quisquam Limat, non odio obscuro, morsuque venenat.
Questa doppia, e con ciò più potente jettatura,vien riportata ancora da Plinio.


Nessun commento:

Posta un commento