martedì 9 giugno 2020

La lettera G e lo swastika – Da Simboli di Scienza Sacra (René Guénon)

Squadra e Compasso” – vito ditaranto

Nella Grande Triade, a proposito del simbolismo polare e della parola cinese i, che designa l’unità (la Stella polare è chiamata Tai-i, cioè “Grande Unità”), siamo stati condotti a fornire alcune indicazioni sul simbolismo massonico della lettera G, la cui posizione normale è ugualmente “polare”, e a fare un accostamento con la lettera I, che rappresentava “il primo nome di Dio” per i “Fedeli d’Amore”.(1) Questo accostamento si giustificava col fatto che la lettera G, che non potrebbe di per se stessa essere considerata un vero e proprio simbolo in quanto appartiene alle lingue moderne in cui non c’è nulla di sacro né di tradizionale, ma che stands for God nei rituali inglesi ed è infatti l’iniziale della parola God, è stata ritenuta, almeno in certi casi, sostitutiva dello iod ebraico, simbolo del Principio o dell’Unità, in virtù di un’assimilazione fonetica fra God e iod.(2) Queste brevi osservazioni hanno costituito il punto di partenza di ricerche che hanno dato luogo a nuove constatazioni assai interessanti;(3) per questo crediamo utile tornare sull’argomento per completare quel che abbiamo già detto.

Anzitutto, si deve notare che, in un antico catechismo del grado di Compagno,(4) alla domanda: What does that G denote? si risponde espressamente: Geometry or the Fifth Science (cioè la scienza che occupa il quinto posto nella enumerazione tradizionale delle “sette arti liberali”, di cui abbiamo segnalato in altre occasioni la trasposizione esoterica nelle iniziazioni del Medioevo); questa interpretazione non contraddice d’altronde in alcun modo l’affermazione che questa stessa lettera stands for God, essendo Dio specificamente designato in questo grado come “Grande Geometra dell’Universo”; e, d’altra parte, le conferisce tutta la sua importanza il fatto che, nei più antichi manoscritti conosciuti della massoneria operativa, la ” Geometria” è costantemente identificata con la massoneria stessa; vi è quindi in ciò qualcosa che non può essere considerato trascurabile. Risulta inoltre, come vedremo subito, che la lettera G, in quanto iniziale di Geometry, ha preso il posto del suo equivalente greco Γ, il che viene giustificato sufficientemente dall’origine stessa della parola “Geometria” (e, almeno qui, non abbiamo più a che fare con una lingua moderna); inoltre, la lettera Γ presenta di per sé un certo interesse, dal punto di vista del simbolismo massonico, per via della sua forma che è quella di una squadra,(5) cosa che non accade evidentemente per la lettera latina G.(6) Ora, prima di spingerci oltre, ci si potrebbe domandare se questo non sia in contrasto con la spiegazione della G come sostitutiva dello iod ebraico, o almeno, visto che anche questa sostituzione ha avuto luogo, se non sarebbe il caso di pensare, in tali circostanze, che essa sia stata operata solo a posteriori e più o meno tardivamente; di fatto, siccome la lettera G pare esser stata propria del grado di maestro, questa deve essere la spiegazione accettata da coloro che seguono l’opinione corrente su quest’ultimo grado. Per contro, per quelli che come noi si rifiutano, per diverse ragioni, di considerare questo grado il prodotto di un’elaborazione “speculativa” del secolo XVIII, e che vi scorgono una specie di “condensazione” del contenuto di certi gradi superiori della massoneria operativa, destinata a colmare nella misura del possibile una lacuna dovuta all’ignoranza in cui si trovavano riguardo a questi i fondatori della Grande Loggia d’Inghilterra, la cosa appare sotto una luce assai diversa: si tratta allora di una sovrapposizione di due significati diversi, ma che non si escludono per nulla, fatto che non ha sicuramente niente di eccezionale nel simbolismo; inoltre, quel che nessuno sembra aver osservato finora, è che le due interpretazioni, rifacendosi rispettivamente al greco e all’ebraico, si accordano perfettamente con il carattere proprio dei due gradi corrispondenti, “pitagorico” per il secondo, e “salomonico” per il terzo, e forse è soprattutto questo, in fondo, che permette di comprendere realmente la questione. Detto ciò, possiamo tornare all’interpretazione “geometrica” del grado di Compagno; quel che ne abbiamo detto finora non è ancora la parte più interessante riguardo al simbolismo della massoneria operativa. Nello stesso catechismo sopra citato, si trova anche questa specie d’enigma: By letters four and science five, this G aright doth stand in a due art and proportion.(7) Qui, science five designa evidentemente la “quinta scienza”, cioè la Geometria; in quanto al significato di letters four, si potrebbe, a prima vista e per simmetria, esser tentati di supporvi un errore per cui occorra leggere letter al singolare, di modo che si tratterebbe della “quarta lettera”, cioè, nell’alfabeto greco, della lettera Δ, che è infatti simbolicamente interessante per la sua forma triangolare; ma, siccome questa spiegazione avrebbe il grande difetto di non presentare alcun rapporto intelligibile con la lettera G, è molto più verosimile che si tratti realmente di “quattro lettere”, e che l’espressione d’altronde anormale science five, invece di fifth science, sia stata messa lì intenzionalmente per rendere l’enunciato ancor più enigmatico. Ora, il punto che può sembrare più oscuro è questo: perché si parla di quattro lettere, o, se è invece sempre dell’iniziale della parola Geometry che si tratta, perché deve essere quadruplicata to stand aright in due art and proportion? La risposta, che deve trovarsi in rapporto con la posizione “centrale” o ” polare” della lettera G, può essere data solo per mezzo del simbolismo operativo, ed è qui d’altronde che appare la necessità di prendere questa lettera, come indicavamo sopra, nella sua forma greca Γ. Infatti, l’accostamento di quattro Γ posti ad angolo retto gli uni rispetto agli altri forma lo swastika, “simbolo, come lo è pure la lettera G, della Stella polare, che è essa stessa il simbolo, e per il massone operativo la sede effettiva, del Sole centrale nascosto dell’Universo, Iah“,(8) il che richiama evidentemente molto da vicino il Tai-i della tradizione estremo-orientale.(9) Nel passo della Grande Triade che richiamavamo all’inizio, abbiamo già segnalato l’esistenza, nel rituale operativo, di uno strettissimo rapporto fra la lettera G e lo swastika; tuttavia, non eravamo allora a conoscenza delle informazioni che, facendo intervenire il Γ greco, rendono questo rapporto ancor più diretto e ne completano la spiegazione.(10) è opportuno notare anche che la parte ricurva dei bracci dello swastika è considerata rappresentare l’Orsa Maggiore, vista in quattro posizioni diverse nel corso della sua rivoluzione intorno alla Stella polare, alla quale naturalmente corrisponde il centro in cui si uniscono i quattro gamma, e che queste quattro posizioni sono messe in relazione con i quattro punti cardinali e le quattro stagioni; è noto quale sia l’importanza dell’Orsa Maggiore in tutte le tradizioni in cui interviene il simbolismo polare.(11) Se si considera che tutto ciò appartiene a un simbolismo che può veramente dirsi “ecumenico” e che indica per ciò stesso un legame abbastanza diretto con la tradizione primordiale, si può capire senza fatica perché “la teoria polare sia sempre stata uno dei più grandi segreti dei veri maestri massoni”.(12)



Note

1. La Grande Triade, cap. XXV.

2. L’autore di un’opera sul simbolismo massonico ha creduto di doverci rivolgere a questo proposito una critica, formulata anche in termini assai poco cortesi, come se noi fossimo responsabili di questa assimilazione fonetica; ma noi non abbiamo tuttavia a questo riguardo una responsabilità maggiore di quella dei massoni inglesi che un tempo identificarono le tre lettere della medesima parola God con le iniziali delle tre parole ebraiche GamelOzDabar (Bellezza, Forza, Saggezza); checché si pensi del valore di tali accostamenti (e ve ne sono altri ancora), si è in ogni caso obbligati a tenerne conto almeno storicamente.

3. Marius Lepage, La Lettre G, in “Le Symbolisme”, numero del novembre 1948; articolo nello “Speculatiie Mason”, numero del luglio 1949, scritto in occasione del precedente, e da cui è tratta la maggior parte delle informazioni che utilizziamo qui.

4. Prichard, Masonry Dissected (1730).

5. Ricordiamo che la squadra a bracci disuguali, che è più precisamente la forma di questa lettera, rappresenta i due lati dell’angolo retto del triangolo rettangolo 3-4-5, che ha, come abbiamo spiegato altrove, un’importanza tutta particolare nella massoneria operativa (si veda Parole perdue et mots substitués, in “études Traditionnelles”, dicembre 1948).

6. Tutte le considerazioni che alcuni hanno voluto trarre dalla forma della lettera G (somiglianza con la forma di un nodo, con quella del simbolo alchemico del sale, ecc.) hanno manifestamente un carattere del tutto artificiale e anche piuttosto fantasioso; esse non hanno il minimo rapporto con i significati riconosciuti di questa lettera, e non poggiano d’altronde su alcun dato autentico.

7. Non dobbiamo dimenticare di menzionare per inciso che, in risposta alla domanda Who doth that G denote? (who e non più what come in precedenza quando si trattava della Geometria), questo catechismo contiene ancora la seguente frase: The Grand Architect and contriver of the Universe, or He that was taken up to the Pinnacle of the Holy Temple; si osserverà che il “Grande Architetto dell’Universo” viene qui identificato con Cristo. (dunque col Logos), messo a sua volta in rapporto con il simbolismo della “pietra angolare” inteso secondo il senso che abbiamo spiegato; il “pinnacolo del Tempio” (e si noterà la curiosa somiglianza di questa parola con l’ebraico pinnah che significa “angolo”) è naturalmente il vertice o il punto più elevato, e, come tale, equivale a quel che è la “chiave di volta” (Keystone) nell’Arch Masonry.

8. Nell’articolo dello “Speculative Mason”, da cui è tratta questa citazione, lo swastika è chiamato inesattamente gammadion, designazione che, come abbiamo segnalato a diverse riprese, era in realtà applicata anticamente a tutt’altre figure (si veda in particolare El-Arkân, in cui ne abbiamo dato la riproduzione), ma non è men vero che si può ritenere che lo swastika per quanto non abbia mai portato questo nome, sia formato da quattro gamma, di modo che questa rettificazione di terminologia non cambia nulla alla nostra argomentazione.

9. Aggiungeremo che il nome divino Iah, appena menzionato, è messo più specificamente in rapporto con il primo dei tre Grandi Maestri nel settimo grado della massoneria operativa.

10. Si potrebbe forse obiettare che la documentazione inedita fornita dallo “Speculative Mason”, e che concerne lo swastika, proviene da Clement Stretton, e che questi si dice sia stato il principale autore di una “restaurazione” dei rituali operativi nella quale certi elementi, perduti in seguito a circostanze mai completamente chiarite, sarebbero stati sostituiti da “prestiti” tratti dai rituali speculativi di cui nulla garantisce la conformità con ciò che esisteva anticamente; ma questa obiezione non vale nel nostro caso, poiché si tratta qui di cosa di cui non si trova la minima traccia nella massoneria speculativa.

11. Si veda ugualmente La Grande Triade, cap. XXV, a proposito della “Città dei Salici” e della sua rappresentazione simbolica con uno staio pieno di riso.

12. Può essere interessante segnalare ancora che, nella Cabala, lo iod si considera formato dall’unione di tre punti che rappresentano le tre middoth supreme e sono disposti a squadra; quest’ultima è d’altronde volta in senso contrario a quella che forma la lettera greca G, il che potrebbe corrispondere ai due sensi opposti di rotazione dello swastika.

LAM - Colui che va - Aleister Crowley e il fenomeno UFO





LAM - Colui che va


Lo scopo di questo articolo è quello di esaminare l’idea che il fenomeno UFO, iniziato “ufficialmente” nel 1947 con l’avvistamento di Kenneth Arnolds sulle Cascade Mountains, fu causato deliberatamente da una serie di operazioni magiche compiute da alcuni occultisti. Più di cinquant’anni dopo, il fenomeno UFO è ancora attivamente incoraggiato da alcune società iniziatiche al fine di utilizzare la conoscenza extraterrestre per guidare il corso dell’evoluzione umana.

L’Operazione Amalantrah
Il nome Aleister Crowley è sinonimo di società segrete ed operazioni magiche. Riverito nei circoli occultistici come maestro di Alta Magia e materie occulte, il suo nome ancora evoca veementi orrori nelle menti di alcuni, che vedono Crowley come la personificazione dell’Anticristo. Sicuramente maestro nel pubblicizzare se stesso e nelle sue posizioni anti-establishment, egli adottò il 666 come proprio numero magico ed abbracciò positivamente l’epiteto greco di “To Mega Therion”,  (La Grande Bestia), termine del resto che fu usato nella sua infanzia anche dalla madre membra come tutta la sua famiglia dei Plymouth Brethren, una setta inglese fondamentalista cristiana, per definire il figlio degenere, e poi dall’opinione pubblica e dall’ignorante e bigotta stampa Britannica che si scagliarono contro le sue idee ed i suoi comportamenti rivoluzionari, marchiandolo come “The wickedest man in the world”(L’uomo più vizioso del mondo).
Poeta, Autore, Mago, Yogi, Filosofo, Alpinista, utilizzatore di droghe e Satiro, la produzione magica, artistica e letteraria di Crowley fu straordinariamente prolifica e la sua esistenza assolutamente edonistica.
La sua eredità attrae tutt’oggi molti nuovi adepti ed alla sua immagine irriverente è rivolta ancora la fedeltà e la fede di molti.

Aleister Crowley e Sirio, la stella del Cane • Altrogiornale.org
Vi potete chiedere cosa abbia a che fare con gli extraterrestri un Mago Ermetico e membro di alto rango di diverse società iniziatiche (Massoneria, Golden Dawn, A.’.A.’., O.T.O.).

La risposta si trova in un disegno realizzato dallo stesso Crowley nel 1918. Esso mostra un’intelligenza aliena con cui egli entrò in contatto durante una serie di evocazioni magiche chiamate “Operazioni Amalantrah” e realizzate a New York durante tre mesi del 1918.

Crowley era solito abbozzare le sembianze degli esseri che incontrava durante le sue evocazioni per aggiungerle ai dettagliati diari scritti che compilava per tutte le sue operazioni magiche.

Le Operazioni Amalantrah furono parte di ciò che Crowley definì “La grande Opera”; la coltivazione volontaria della crescita spirituale. Secondo lui parte della Grande Opera implicava “l’instaurazione di contatti con intelligenze non umane” – in altre parole, con esseri che non erano di questo mondo – o ciò che noi oggi definiremmo extraterrestri.

Lo scopo delle invocazioni Amalantrah, per ammissione dello stesso Crowley, fu quello di aprire un portale interdimensionale che gli avrebbe permesso di accedere ad esseri di altre dimensioni. Uno degli esseri che venne attraverso questo portale, quello che Crowley descrisse nel suo disegno, fu chiamato LAM. Come si può notare, Lam è considerato dagli occultisti come un’entità generica piuttosto che un essere individuale. Il volto descritto nel disegno ha una sorprendente somiglianza con l’odierno e popolare concetto di Alieno Grigio.

L’immagine di Lam può certamente essere considerata genuina in quanto ha una storia verificabile. Effettivamente Crowley incluse il ritratto di Lam nella sua rappresentazione “Esibizione delle Anime Morte”, tenuta al Greenwich Village, a New York, nel 1919. Esso fu anche usato come illustrazione nel libro di H.P.Blavatsky “La Voce del Silenzio”, pubblicato nello stesso anno.

Sotto l’immagine Madame Blavatsky scrisse: “Lam è la parola Tibetana per Via o Sentiero, e LAMA è Colui che Va, il titolo specifico per gli Dei dell’Egitto, Colui che percorre il Sentiero, nella fraseologia Buddhista.”

Quando l’Operazione Amalantrah fu completata Crowley si assicurò di sigillare il portale che aveva usato per permettere l’accesso di Lam al nostro mondo.

 LAM: The Gateway

Il disegno originale di Lam fu affidato, nel 1945, a Kenneth Grant, uno dei più brillanti studenti di Crowley e suo successore come Capo dell’OTO nello stesso anno. L’interesse di Grant per il fenomeno CETI (Contatto con Intelligenza Extraterrestre) è stato duraturo e la sua posizione come capo dell’O.T.O. lo ha reso in grado di perseguire e sviluppare questo interesse tra i membri della sua organizzazione.

Nel 1955 Grant annunciò la scoperta di un pianeta trans-plutonico chiamato Iside. Fu in questo tempo che stabilì un ordine chiamato Loggia Nu-Iside con lo scopo (tra gli altri) di contattare le più elevate intelligenze non umane.

La storia procede fino al 1980, quando Grant sostenne di aver ricevuto dei “messaggi” che lo portavano a concludere che il ritratto di Lam realizzato da Crowley poteva essere usato per fornire un punto focale per l’energia extraterrestre originariamente invocata nel 1918.
Non è chiaro perché a Grant servì così tanto tempo per realizzare ciò, quando è comune, nei circoli occultistici, utilizzare tali oggetti come punto di focalizzazione. Probabilmente la scala delle attività realizzate da Grant doveva essere aumentata per permettere al potenziale Lam di essere pienamente realizzato.

Per promuovere e regolare l’utilizzo del ritratto tra i membri della sua società Grant scrisse un testo chiamato “The Lam Statement”. Lo scopo di ciò era “regolarizzare il modo di rapporto e costruire una formula magica per stabilire una comunicazione con Lam”. Questo coincideva con la creazione di Grant di una seconda suddivisione dell’O.T.O., “Il Culto di Lam”. L’invocazione di Lam o degli esseri che noi conosciamo come Alieni Grigi fu così ufficialmente approvata dall’O.T.O.
Nonostante Crowley sia stato meticoloso nel sigillare il portale aperto nel 1918, le entità Lam hanno continuato e continuano ad entrare attraverso il portale da lui creato. Come è possibile ciò? Per rispondere a questa domanda dobbiamo esaminare le attività di due altri occultisti molto noti.

Le Operazioni Babalon

Due studenti non ufficiali di Crowley durante i suoi anni finali furono L.Ron Hubbard che più tardi fondò il movimento di Scientology ed il carismatico Jack Parson che fondò il “Jet Propulsion Laboratories”.

Entrambi studiarono estensivamente l’opera di Crowley, specialmente quella in relazione ai portali interdimensionali che il Maestro aveva creato usando la sua enorme conoscenza occulta.

Crowley era preoccupato dell’avventatezza della coppia nel trattare con energie così elevate. Avendo impiegato l’intera vita per dominare la sua interazione con le forze supernaturali li considerava troppo fiduciosi e privi di esperienza e dopo averli avvertiti, cessò definitivamente tutte le comunicazioni con loro. Nessuno dei due fu dissuaso dal fatto ed entrambi continuarono ad operare con il portale dormiente che Crowley aveva lasciato quasi 30 anni prima.

Così nel 1946 Hubbard e Parson iniziarono ciò che nei circoli occultistici è conosciuto come “Le Operazioni Babalon”.  L’intenzione era quella di usare la “magia sessuale” per creare un “figlio” nei reami spirituali. Essi avrebbero poi “richiamato” il bambino spirituale e lo avrebbero diretto nell’utero di una femmina volontaria (Marjorie Cameron che successivamente divenne moglie di Parson) in cui si sarebbe manifestato come “umano” dopo l’usuale periodo di nove mesi di gestazione. Nascendo, questo bambino avrebbe incarnato le forze di Babalon – la Donna Scarlatta della Rivelazione che nei circoli occultistici simboleggia l’alba dell’Eone di Horus, la nuova era.
Le Operazioni Babalon non solo riaprirono il portale, ma ne aumentarono l’intensità rendendolo altamente instabile. Esse furono ben documentate in diari dalla cui lettura molti desumono l’incapacità dei due a chiudere il portale che avevano riaperto e che sembrava essere sfuggito al loro controllo.
E’ interessante considerare la concomitanza tra la riapertura del portale interdimensionale da parte di Hubbard e Parson e l’onda di attività extraterrestre ed avvistamenti UFO che iniziarono con l’avvistamento di Kenneth Arnolds di nove “dischi volanti argentei” sulle Cascade Mountains nel Giugno del 1947 e l’incidente di Roswel, accaduto un mese dopo, e dove si suppone che alieni presumibilmente di tipo Grigio si siano schiantati in un disco volante. L’attività UFO è immutata da allora. Sebbene tale affermazione non è certa, potrebbe essere che questi visitatori extraterrestri stiano accedendo al nostro pianeta attraverso questo portale riaperto ed altamente instabile.

Interessante è anche il fatto che tutti questi avvenimenti, le Operazioni Amalantrah del 1918 e le Operazioni Babalon del 1946 come l’avvistamento di Arnolds e l’incidente di Roswell nel 1947 avvennero in America.



Il Culto di Lam

Il Culto di Lam, a tutt’oggi, continua ad incoraggiare i suoi membri ad invocare Lam.
Kenneth Grant ha dichiarato: "Lam è un Grande Antico il cui archetipo è riconoscibile nei racconti sugli occupanti degli UFO."  Il Lam (o Grigio) continua ad essere evocato dal Culto del Lam ed incoraggiato ad interagire con l’umanità al fine di favorire lo sviluppo spirituale del genere umano. Sul tema dell’invocazione a Lam, Grant dichiara: “Fissare gli occhi di questa entità è invitare un potente contatto. Si avverte un’immediata sensazione di leggerezza, di assenza di peso, e poi una sensazione di caduta… di essere risucchiati in un vortice…”. Queste esperienze sono molto simili alle testimonianze fornite dai contattati che hanno avuto incontri con Alieni Grigi.

Grant ha anche dichiarato:

- Lam è un collegamento tra il sistema solare di Sirio e quello di Andromeda
- Lam è la via d’accesso al Vuoto. Il suo numero, 71, è quello del “Nulla”, un’apparizione
- Lam è l’energia occulta portante le vibrazioni di Maat e può procedere da quell’eone futuro

- Lam, come un Grande Antico, il cui archetipo è riconoscibile nei racconti sugli occupanti degli UFO
- "...e in ciò io sono come un bambino in un uovo" AL.II.49
- Lam è stato invocato per compiere il lavoro in atto stabilito da Aiwass; come un riflesso di Aiwass
- Lam come il trasmettitore ad AL delle vibrazioni di LA attraverso MA ovvero la chiave dell’Eone di Maat
- Crowley considerava Lam come l’anima di un defunto Lama di Lêng, tra la Cina ed il Tibet



Lo Stargate o apertura stellare tra tempo e spazio, prodotta dalle Operazioni Amalantrah di Crowley crearono un portale attraverso il quale Lam ed altre influenze extra-cosmiche hanno potuto entrare nell’universo conosciuto. Sebbene lo stesso Crowley, al completamento delle operazioni, fu attento nel sigillare il portale, altre operazioni successive hanno riaperto il portale e lo hanno lasciato in uno stato che permette a qualsiasi essere extraterrestre di accedere al nostro mondo. Che ciò sia vero o meno, è chiaro che molti nei circoli occultistici credono che sia questo il caso e che l’essere conosciuto come Lam sia in effetti un Grigio. E’ del resto ferma volontà di alcuni occultisti incoraggiare l’interazione dei Grigi con il genere umano, essendo convinti che essi detengono la chiave dell’evoluzione spirituale dell’umanità.
La mia osservazione dell'Universo mi convince che ci sono esseri d'intelligenza e potere di gran lunga più elevati di qualsiasi cosa che  possiamo concepire come esseri umani; che essi non sono necessariamente basati sulle strutture cerebrali e nervose che conosciamo, e che la sola ed unica possibilità per il genere umano di avanzare nell'insieme è che gli individui prendano contatto con tali esseri." A. Crowley, 1944

Jet Propulsion Laboratories : Laboratorio Missilistico di Pasadena in California

Maat : La Dea Egiziana della Verità e della Giustizia. Il suo nome significa “misura” o “verità”. “Ma”, la Figlia.

Eone : termine gnostico per la Divinità Suprema, anche ciclo di tempo indicante un periodo di circa 2000 anni (nel culto di Crowley). L’attuale Eone è quello di Horus iniziato nel 1904. Esso succede all’Eone di Osiride, caratterizzato dal sorgere e tramontare di religioni quali il giudaismo ed il cristianesimo. Ancora precedente all’Eone di Osiride fu l’Eone di Iside, l’era pagana di cui molti elementi stanno riapparendo nell’Eone attuale, il prossimo Eone, per alcuni già in fase di manifestazione parallela a quella dell’attuale Eone di Horus, è l’Eone di Maat, l’Eone della Verità e della Giustizia.

Aiwass: un’Intelligenza preterumana con cui Crowley è stato in contatto in varie epoche della sua vita. Nel 1904, Aiwass comunicò il “Libro della Legge” che costituisce la base del culto di Crowley.

AL : Letteralmente “Il”, Tutto, un termine che significa Dio, Grande, Onnipotente, Hadit (nel culto di Crowley) cioè il punto infinitamente piccolo eppure supremamente potente, che in unione con Nuit (LA) genera l’universo manifesto.

LA  : Letteralmente “Non”, Nulla, Nuit (nel culto di Crowley) lo spazio infinito e le infinite stelle in esso. E’ la circonferenza infinita che contiene il punto infinitamente piccolo.

Finalità occulte del rito nell’ermetismo magico

La Teurgia - esoterismo -

Il Rito: parola densa di significati che evoca immediatamente scenari avulsi dalle attuali apparenze di una dominante realtà, al cui suono affiorano immediati richiami a un passato recondito, a simboli e reminiscenze di un immaginario ancestrale eppure sempre profondamente presente nel tessuto spirituale dell’uomo. E’ facile correre col pensiero a segrete cerimonie medievali, compiute nottetempo in luoghi appartati, nelle campagne o in antri oscuri e vetusti, illuminati dalla fiamma incerta e tremolante di torce e candele. Potremmo figurarci al centro della scena, all’interno del cerchio magico, il classico mago, altero, imponente, immerso nella propria veste rituale e avvolto dai fumi degli incensi che salgono lenti e sinuosi dai bracieri, contornato dagli strumenti dell’Arte: la spada, il pugnale, la bacchetta, i talismani, le pergamene e…l’indispensabile libro del comando. La lama della spada, brandita dalla mano del magister, sembra animarsi al luccichio delle ondeggianti lingue di fuoco che riflette, mentre i rapidi movimenti delle ampie maniche della tunica irrompono in quelle lente colonne di fumo, creando strane volute, evanescenti spirali, arabeschi danzanti…I suoni sono quelli di un silenzio irreale, interrotto soltanto dal timbro ritmato e incalzante della voce del mago che recita strane litanie in latino, invocazioni scandite da fonemi astrusi e seguite da antichi salmi, o carmi, e nomi di potenza pronunciati con tono solenne e severo. E infine, di nuovo il buio, splendente di luci diafane; e ancora il silenzio, carico di presenze invisibili e dialoghi che non hanno bisogno di parole.
Al di là dell’importanza strutturale che il rito assume nel circoscritto spazio religioso, è innegabile che uno dei capisaldi più suggestivi e interessanti dell’ermetismo magico si manifesti anche e soprattutto in quegli aspetti misterici e sacrali, a volte complessi, a volte più semplici ma sempre coinvolgenti e ammantati di fascino arcano, che ne caratterizzano la rituaria.
Le numerose edizioni dell’Opera di Agrippa1, dal 1535 c. in poi (in forma manoscritta tuttavia già circolante da alcuni lustri), nella quale troviamo testi di esplicito carattere rituale, quali “il Quarto Libro delle Cerimonie Magiche” (attribuito allo stesso Agrippa), l’”Heptameron” di Pietro d’Abano e l’”Arbatel”, stanno significativamente a confermare, nonostante i tempi non certo propizi alla pubblicazione di simili scritti, quanto fosse conosciuta e diffusa una letteratura di importante spessore esoterico incentrata sulle pratiche magiche, presso classi socialmente elevate e di notevole livello culturale. Il che ci dà la misura del valore e dell’interesse attribuiti a cerimonie e rituali anche in periodi storici decisamente ostili a tali materie, condannate sistematicamente dalla demonomania isterica degli zelanti figli di troppi padri di santa madre chiesa. E gli esempi potrebbero essere certamente più numerosi.
Ma è soprattutto dal XIX secolo, epoca in cui il mondo occidentale vede risorgere e fiorire, o manifestarsi liberamente, finalmente affrancati dal giogo plurisecolare di iniqui patiboli e persecuzioni, confraternite e ordini magici ed ermetici di ogni genere2, che si rende sempre più evidente e chiara l’importanza del rito, inteso non solo quale singolo o isolato contributo operativo inserito in un più esteso corpus dottrinale e cerimoniale, ma anche e più precisamente quale componente strutturale e specifica dell’organismo iniziatico del quale esprime natura, valori e finalità. 
Il rito svolto all’interno dell’ordine, caratterizzato da elementi spesso sincretici ma comunque strettamente peculiari, costituisce la piattaforma operativa di base e l’anello di congiunzione tra gli affiliati3, il vertice della struttura medesima e l’entità collettiva, o eggregore del gruppo, risultante dalla somma dei valori energetici o psicoanimici individuali confluenti – come pile isolate ma unite nel comune obiettivo – nella “batteria” o “serbatoio” centrale.
Per fare in modo che il rito esplichi la massima virtù realizzante si rende necessario un ritmo costante4, preferibilmente quotidiano, come richiesto a esempio per l’omonima pratica5 in ambito rituario kremmerziano, così come avviene per la maggior parte delle società esoteriche tradizionali6.
Troviamo la stessa cadenza, basata sugli identici principi e sul valore occulto della ripetitività7 - con tutti i debiti distinguo naturalmente - nella messa cattolica: vero e proprio atto rituale nel cui simbolismo originario non è difficile individuare evidenti riferimenti esoterici e alchimici, che soprattutto nella sua forma tradizionale in latino costituiva un potente e profondo sistema di “nutrimento” per l’eggregore corrispondente e un vigoroso “collante” per i membri della stessa istituzione (gerarchie, officianti e fedeli), specialmente se rapportato al numero incalcolabile di cerimonie compiute ogni giorno nel mondo e alla massa notevole di credenti, operanti all’unisono collegati dal comune e importantissimo denominatore della lingua latina.
La dinamica e gli scopi del rito sono semplici quanto efficaci, se svolto correttamente: il sacerdote o officiante, specie se solennemente e legittimamente consacrato tale, rappresenta il “pontefice” o “ponte”, o soggetto attivo di congiunzione con l’eggregore; i fedeli partecipano con preghiere e atti rituali alla cerimonia, veicolando la propria energia verso il medesimo8 (e di conseguenza verso l’eggregore), il quale “dirige” l’operazione creando un massimo comune denominatore energetico, che “ridistribuisce” poi (coadiuvato peraltro dall’atto della “comunione”) sui singoli fedeli, realizzando, in linea teorica, quella funzione anagogica che assume un ruolo di primaria importanza - se non il principale - all’interno del rito.
Allo stesso modo, nel rito di natura magica o ermetica inserito nella pratica quotidiana di un organismo esoterico, si verifica un contributo da parte dei singoli aderenti che operano ogni giorno alla stessa ora, nei confronti dell’eggregore dell’organismo medesimo del quale fanno parte. Ogni praticante attiva ed esprime con e durante il rito un quid energetico pari al proprio coefficiente qualitativo animico, che in parte confluisce nell’eggregore stesso. Quest’ultimo realizza la “summa” di tutti gli apporti individuali in un’unica entità o anima collettiva, qualitativamente formata dalla somma dei valori delle singole specificità o peculiarità degli aderenti9, sui quali ripartisce poi equamente, moltiplicato in termini esponenziali, il valore energetico che esprime. In sintesi quindi, il soggetto da una parte dà e dall’altra riceve10. Per comprendere più chiaramente il concetto possiamo proporre l’esempio di musicisti isolati, i quali uniti in un unico scopo e diretti da un maestro d’orchestra, producono una sinfonia che corrisponde alla risultante perfetta e armoniosa di tutti i singoli interventi soggettivi. Naturalmente per raggiungere un risultato eccellente, o quantomeno apprezzabile, è necessario che ogni strumentista, così come il direttore, siano validi, efficienti e preparati, e che riescano a dare il meglio di sé nel momento della prova. Non è difficile dedurne, tornando al rito, che se gli affiliati e/o i vertici della struttura, o una parte preponderante di essi, non rispettano o non seguono le regole etiche dell’iniziazione rivolte unicamente verso il bene assoluto e l’ascenso - requisiti e prerogative che dovremmo considerare fondamentali e scontati almeno in una struttura iniziatica o religiosa, anche se parliamo in termini puramente teorici -, e “inquinano” l’eggregore (e di conseguenza tutti i membri che ne fanno parte) con i loro contributi aurici mediocri o negativi, si ottiene un effetto esattamente inverso e contrario a quanto previsto, vale a dire un’azione catagogica e un livellamento verso il basso dell’intero eggregore e di coloro che lo nutrono, con riflessi involutivi imprevedibili ed esiti o ripercussioni spesso alquanto spiacevoli se non disastrosi. Nel migliore dei casi l’auspicabile effetto benefico, positivo, terapeutico e protettivo della “catena” è decisamente nullo. Ben diverse e assai più insidiose nelle conseguenze, le circostanze in cui le gerarchie della stessa struttura, o il capo riconosciuto della medesima, animati da sentimenti di natura egoistica o addirittura maligna, svolgono una vera e propria azione vampirica, nei confronti dei propri seguaci (e solo in parte dell’eggregore), trovando un pretesto di vita (simbiotica) nei simulacri del potere che alimentano e dai quali sono alimentati11. Ma l’analisi più dettagliata di possibilità di questo genere, purtroppo non rarissime, andrebbe ben oltre le nostre intenzioni.
Nel rito kremmerziano, adottato peraltro anche da altri ordini ermetici12, troviamo elementi simbolici e operativi di varia natura ed estrazione, come la croce essenica, l’esagramma di Salomone, la veste e il “cordone” con tre nodi, che costituiscono la “formula” di collegamento con l’eggregore e l’anello di unione con la “catena” e i tre mondi superiori13, oltre che, in riferimento più specifico alla tunica e al cordone, uno strumento isolante dalle influenze esterne. Da sottolineare inoltre la presenza di alcuni salmi, ovviamente non scelti a caso14. Anche su questi ultimi occorrerebbe un’ampia digressione, per tentare di metterne in luce il reale valore magico-ermetico e l’importanza che hanno assunto nel tempo, non solo in termini mistico-religiosi, ma anche e soprattutto esoterici15. 
L’uso dei salmi, applicati a determinate realizzazioni, ben al di là dunque del semplice valore a se stante affidato alla preghiera, è senza dubbio antichissimo e comprovato dalla presenza di esplicite tracce in proposito già nei “breviari” e nei “benedizionali” cristiani del XVI secolo, oltre che in una serie importante e cospicua di manoscritti e documenti ermetici, spesso corredati di cifre, figure talismaniche e nomi di entità angeliche ad essi attribuite. 
In una nota del 1921, lasciata a commento del testo interno “De occulta sapientia seu philosophia Salomonis”, risalente probabilmente al XVI o XVII sec., il Kremmerz scrive: “La chiave dei salmi che qui do ad uso dei novizi dell’Or+Eg+ è completa ed integra per ciò che riguarda il carattere dell’Intelligenza di ciascun Salmo ed il nome di essa. Sono parziali e relativi, invece, gli scopi e gli usi di ogni Salmo essendo essi molto più vasti ed importanti di quelli qui riportati. E’ compito precipuo di ogni novizio che avrà raggiunto il primo separando, di scoprire l’uso integrale e vero di ogni Salmo o di gruppi di essi. Il carattere attribuito ad ogni Salmo è da ritenersi la chiave unica e vera per giungere a tanto. Né si reputi poca cosa ciò che qui è dato perché il novizio ne faccia ampio uso pel solo fine di bene”. In effetti, in annotazioni personali presenti in un esemplare del “Liber Psalmorum” appartenuto a un discepolo diretto del Kremmerz, troviamo indicazioni preziose sulle possibili combinazioni e relative applicazioni dei salmi e dei loro singoli versetti, assieme alle rispettive proprietà e cifre.
Seguendo lo stesso principio, il Kremmerz volle applicare una parte del magnetismo sviluppato dal rito e dalla “catena orante” alla nobile e disinteressata causa della terapeutica diretta o a distanza, per alleviare le sofferenze e le malattie del prossimo. Il che, al di là dei risultati (lo stesso Kremmerz, confidandosi con l’amico Rocco in una lettera del 1921, ebbe a scrivere: “[…] abbiamo risultati strabilianti e qualche volta per una ragione o per altro facciamo fiasco”)16, costituisce oggettivamente una delle più alte e lodevoli forme di adattamento del sistema rituario all’interno di un’organizzazione iniziatica.
Ma ciò che per comprensibili motivi non è mai stato dichiarato apertamente, riguarda il fatto tutt’altro che secondario, che lo scopo del rito non era e non è circoscritto unicamente entro il pur fondamentale postulato relativo alla cura dei malati a distanza. Un’altra e non ultima delle sue funzioni e finalità, certamente non meno importante, era e rimane lo sviluppo e il perfezionamento delle “latenti facoltà occulte” del cosiddetto “corpo sottile” (in termini qualitativi e quantitativi) e della capacità da parte dell’operante di esteriorizzarne e proiettarne volontariamente l’essenza fluidica, o forza magnetica, all’esterno. 
Il “rito quotidiano”, sostenuto dalle tecniche di catena e integrato da altri rituali specifici di ascenso e realizzazione, svolge dunque tra l’altro – come qualunque altro rituale valido, attentamente e intelligentemente mirato e formulato, compiuto con regolarità, costanza e intenti seri – una importantissima azione di “nutrimento” nei confronti del proprio “corpo lunare” e di risveglio ed espansione di quel potenziale interiore di valori strutturali e ausiliari, di interesse basilare per ulteriori passaggi e obiettivi nel percorso magico-ermetico.
Esattamente come un atleta, il quale basandosi su un preciso e corretto allenamento psicofisico graduale e continuo, riesce a potenziare e ampliare muscolatura, capacità tecniche e controllo per raggiungere esiti e traguardi sempre più impegnativi, ugualmente l’”aspirante ermetista” deve coltivare altrettanto gradualmente, con volontà, pazienza, determinazione, costanza, ma soprattutto umiltà e disciplina, il proprio essere, la propria unità psicofisica, animica e spirituale, integralmente, per conseguire e consolidare progressivamente, nei tempi utili e necessari (estremamente soggettivi ovviamente) risultati di maggiore o minore entità in relazione al proprio ascenso17, al proprio livello di “coscienza” e alle estesissime possibilità di applicazione di quanto acquisito e realizzato, distinguendo esattamente gli effetti (di un particolare stato di essere) dalle cause. La qual cosa, si badi bene, per non cadere negli insidiosi labirinti dell’ego e nelle frequenti trappole del Glyndon di “Zanoni”, significa semplicemente che i possibili “contatti con l’invisibile” e le eventuali manifestazioni di speciali potestà e “doni”, che in base alle attitudini soggettive possono emergere evidenti e tangibili fin dall’inizio delle pratiche, devono essere sempre e soltanto interpretate e vissute unicamente come un mezzo ed eventualmente una conferma della validità del lavoro compiuto, o tuttalpiù un valore aggiunto e decisamente consequenziale, nei primi passi del tragitto di conoscenza e conquista del Vello d’Oro, di quella realtà interiore luminosa e creativa che annuncia con l’Hermes alato l’apparizione del Nume e l’inizio dell’integrazione dell’Essere nella libertà realizzante.


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1 Discepolo di quell’Abate Trithemius, autore della Poligraphia e della Steganographia, che ben conosceva le Clavicole di Salomone.

2 Solo nella Francia fin de siécle se ne contano più di duecento.

3 I quali “anelli”, uniti tra loro da comuni ideali, intenti e pratiche rituarie, formano appunto la cosiddetta “catena” (“catena orante”, “catena dei praticanti” ecc.).

4 “I riti magici di formazione e concezione scientifica quanto più antichi e usati tanto più hanno valore, come se il loro ripetersi meccanizzasse potentemente la virtù della prima e originale intenzione” (Kremmerz, fasc. C).

5 Il cosiddetto rito quotidiano.

6 Il rito è in genere composto da segni o frasi di apertura, particolari invocazioni e/o preghiere o salmi, ai quali seguono eventuali applicazioni (terapeutica a distanza, purificazioni, richieste personali ecc.) e segni o parole di chiusura. Il tutto di norma corredato da incensi adatti al periodo e possibili complementi rituali quali candele, veste, cordone ecc. Escludendo altri riti, periodici, individuali, speciali e collettivi di catena ecc., il rito giornaliero è inoltre sovente integrato da altri simili, ma caratterizzati da più specifiche componenti analogiche di carattere calendariale e astrologico e differenti finalità, da svolgersi nel giorno della luna nuova (o delle quattro fasi lunari) e in particolari ricorrenze di valore solare (solstizi ed equinozi ecc.).

7 Ben conosciuto peraltro dai dirigenti della “Compagnia di Gesù” e dalle “SS” di Himmler.

8 Precedentemente alla attuali norme conciliari collocato giustamente “di spalle” rispetto all’assemblea dei partecipanti: particolare apparentemente irrilevante, ma in realtà di determinante importanza, come i più elementari precetti di magnetismo insegnano.

9 Le cui gerarchie dovrebbero svolgere, nei loro confronti, la stessa funzione anagogica alla quale abbiamo precedentemente accennato

10 “L’effetto del rito generale e comune a tutti si deve riflettere sulla grande catena delle anime oranti componenti la Myriam (nome attribuito dal Kremmerz all’eggregore della catena stessa – n.d.r.). Più forte è la corrente di tutti i fattori e più potenti sono gli aiuti terapeutici che da essa emanano e di cui può fin dall’inizio giovarsi ogni praticante, appena a conoscenza dei primi rudimenti di medicina integrale” (Kremmerz, fasc. C).

11 Da cui si deduce molto chiaramente l’esigenza di una verifica attenta e costante dell’assoluta serietà e della cristallina irreprensibilità dal punto di vista umano e morale delle gerarchie o delle guide di un gruppo che si definisce iniziatico, le quali devono responsabilmente costituire un solido e sicuro esempio e modello di vita a 360°.

12 A.e. nel Martinismo e nella Chiesa Gnostica.

13 Oltre l’unione con i “tre mondi” simbolici, i tre nodi sanciscono il legame con i confratelli, il capo della catena e l’eggregore.

14 In particolare, più precisamente, il “rito quotidiano” comprende i salmi 19, 21 e 101, i quali uniti, stando ai maggiori repertori tradizionali e ai classici che trattano specificamente il tema, assolvono un compito tanto propiziatorio quanto terapeutico e protettivo, risultando utili rispettivamente: per la riuscita in ogni impresa, per la prosperità, per il buon esito di un progetto, per la guarigione delle più difficili malattie fisiche e morali, per la difesa da nemici ed entità maligne e per una sana longevità.

15 Alcuni settori di un certo tipo di tradizionalismo che negano o eludono l’importanza dei salmi “anche se recitati in latino” e inorridiscono alla prospettiva del loro uso a causa del “marchio di fabbrica”, dovrebbero riflettere – anche ma non solo – sul precipuo valore tecnico ad essi attribuito in ambito rituale e al coefficiente energetico o “magnetico” ai quali si può attingere proficuamente, almeno a certi livelli, indipendentemente da qualunque matrice, implicazione o “contaminazione” di carattere ideologico o religioso, ovvero senza rischiare di alimentare alcun ente “contrario” al proprio credo o alle proprie idee. Tutto questo presuppone naturalmente una conoscenza altrettanto “tecnica” della materia e l’uso intelligente dei medesimi. Va sottolineato comunque che, pur se comprensibili, certe pregiudiziali in ermetismo non hanno senso.

16 “Elixir” n° 4, Viareggio, Ed.Rebis, 2006.

17 E in stretto rapporto con i limiti, le possibilità e le potenziali prospettive o “talenti” del proprio “individuo storico”, risultante dalla somma delle esistenze precedenti per chi crede nella reincarnazione, o dalla combinazione di attitudini, predisposizioni e componenti naturali ed ereditarie, per chi non vi crede.

L’Androgino Alchemico di Elémire Zolla


Il Rebis, Androgino Ermetico |
Ermete Trismegisto, il leggendario fondatore dell’alchimia, addita il mistero primordiale della natura, il principio del fuoco, che avvolge nella sua quadruplice fiamma gli opposti essenziali: sole e luna, maschio e femmina, zolfo e mercurio, che danno luogo all’unità androgina in ogni atto di concezione e nascita in natura. Essi circondano la terra concentrando su di essa le influenze astrali, e nel centro della terra si combinano in un triangolo, o piuttosto, tridimensionalmente, in una piramide, che è la forma del cristallo di sale (sia dei sali marini, sia degli allumi minerali, femminili). Il lato destro del triangolo corrisponde al principio sulfureo maschile, il lato sinistro al principio mercuriale femminile e la base del triangolo al principio salino. La figura contenuta all’interno allude alla quadratura del cerchio, simbolo dell’androginia. La progressione va perciò dal triangolo al quadrato e infine al cerchio. La natura opera nello stesso modo in tutti e tre i regni, quello aereo, quello vegetale e animale, e quello minerale, perché in ciascuno di essi l’armonia deriva dallo stesso accoppiamento di opposti, dalla stessa congiunzione dei principi solare e lunare. La congiunzione può essere raffigurata da un serpente (la natura) con la testa di leone (che divora il fuoco e la putrefazione) e la coda a forma di testa d’aquila (volatilità), nell’atto di estrarre da se stesso l’invisibile e impalpabile rugiada interna che dà compattezza agli elementi più sottili del corpo. In essa è racchiuso il potere del sole e della luna, che il serpente stringe fra le sue spire.
Il processo è triplice. Esso inizia con una fase androgina embrionale che, nel caso dei metalli, corrisponde all’impregnazione di un terreno nitroso e salino da una parte di un vapore corrosivo e acre (Zolfo e Mercurio). I due principi vengono raccolti insieme dalla luce solare che penetra nel terreno sotto forma di rugiada. La stessa rugiada che nutre la vita delle piante attiva questo processo di volatilità sotterranea. Il prodotto è detto “materia prima”, o “Rebis”, o “Androgino di Fuoco” (poiché entrambi i principi sono acri e brucianti), o “Adamo” (poiché entrambi sono il principio primo della generazione nel mondo minerale).
Isaac Newton preferiva chiamarlo “Caos”. Paracelso, scherzando, lo chiamava l’”Albero-con-la-Mela” o “Seme Ragazza (sale) e Polpa Ragazzo (zolfo)” (il re e la regina accanto all’albero). La polpa col tempo marcirà o brucerà, per essere infine ricreata della sostanza della Ragazza (le lune). La radice di questo processo viene spesso indicata come il Drago Velenoso. Nell’Androgino vediamo una nuvola di teste caprine, dalle cui barbe si innalzano un ragazzo e una ragazza che si avvolgono a spirale intorno alle gambe dello stesso. Tale significato simbolico viene associato alla capra in India, dove la parola aja (“capra” in sanscrito) significa anche “non ancora nato” e dunque “natura” (che sottoterra è fetida e ribollente).
Perché non è possibile identificare questa sostanza con un unico nome? Perché essa non è necessariamente cinabro, o antimonio solforato, o alcun’altra sostanza in quanto tale. Cercare l’equivalente chimico dell’Androgino di Fuoco è dar la caccia ai fantasmi. L’androgino è una situazione globale, che “accade” quando il principio della luce, del sole e della luna, viene catturato da un terreno aspro e velenoso e comincia a fermentare. Nella seconda fase entrano in opera i vapori di salnitro, che corrodono e affinano l’androgino. L’androgino ora gonfia la terra e soffia via i vapori che l’hanno penetrata, purificandoli nel corso del processo e rendendoli fluidi. Questa fase viene detta il “bagno dell’androgino” o della coppia regale. Essa è seguita dalla terza e ultima fase, in cui dal marasma emerge una pasta vitrea e viscosa, detta la “Pietra dei Filosofi”, o la “Perla”, o l’”Occhio del Pesce”, o il “Primo Magnete”, perché attrae dal terreno circostante tutto ciò di cui abbisogna.
Gli alchimisti danno alla sostanza che compatta i principi femminile e maschile in natura il nome di “resina”, e ritengono che essa sia la forma energizzata del principio sulfureo. August Strindberg, nel suo trattato Antibarbarus (Berlino, 1894), descrive come individuare la resina nella trementina, nella guttaperca, nello zolfo comune riscaldato in una padella, e nell’oro nascente. La resina è semplicemente la dimostrazione di una perfetta amalgamazione dell’androgino, che dà luogo alla pura essenza fluida dell’oro (non si tratta dell’oro comune, che non è altro che la traccia nella materia inerte di una perfetta amalgamazione resinosa androgina). La figura tratta da Urbigerus mostra la sostanza androgina a sinistra nella sua prima fase, e a destra nella sua seconda fase dopo un bagno in quella che sembra essere resina che cola da un buco dell’albero (l’analogo dell’albero della vita nel mondo dei metalli). Il buco dell’albero può essere rappresentato anche come un leone verde che morde il sole, specialmente quando l’opera di trasformazione è compiuta sul regulus di antimonio. I vapori dell’androgino vengono raccolti allo stato fluido da una fornace in cui sono riprodotte le condizioni della seconda fase. Il processo è raffigurato da un uomo fiammeggiante (il minerale) e da una donna che addita il leone e il sole simbolici, e paragona l’estrazione dei fluidi all’ascesa della linfa in un albero.
La terza fase può essere rappresentata dalla nuova sostanza che riposa in grembo alla madre, da un embrione che gonfia il ventre dell’androgino dopo le abluzioni della seconda fase, o da un figlio androgino.
Si fornisce un’immagine globale della visione alchemica dell’operato della natura, sotto forma di due processi principali: a sinistra la calcinazione dei corpi e a destra la distillazione delle essenze (anime e spiriti). Ciò vale per tutti i regni naturali, ma è particolarmente facile da illustrare nel caso di una pianta. Gli oli eterici sono l’anima solare (zolfo) della pianta, l’alcol ne è lo spirito lunare (Mercurius). Questi due principi sono mostrati come maschio e femmina che entrano nella caverna di Ermes accompagnati dai loro leoni. La pianta viene schiacciata, gli oli vengono separati e gli spiriti vengono distillati in una storta (il pellicano). I vapori che s’innalzano sono rappresentati da un’aquila in volo verso il cielo, che li porta negli artigli come mondo dell’anima e mondo dello spirito. Nell’alto dei cieli, nella fase finale dell’opera, essi si fondono e formano la Colomba dell’amore perfetto.
Alla sinistra dell’albero della vita, il residuo oscuro della pianta, che resta sul fondo dell’alambicco (il corvo), viene cotto dal fuoco di marte, U, finché perde il proprio carattere plumbeo (il segno di Saturno W) e acquista una sfumatura di stagno (il segno di Giove V) il colore argenteo della cenere (il cigno bianco). Le ceneri sono trattate con resine e fuoco, finché il loro sale libera la propria “umidità radicale” (come avviene per le ceneri usate nella produzione del vetro). Questa è rappresentata dal pavone con la coda costellata di occhi, e in maniera ancor più appropriata dalla Fenice, che si nutre di resine e si brucia per poter rinascere. La Fenice risorge dalle proprie ceneri portando negli artigli due mondi (la terra e il fuoco del processo) e, nella fase finale che ha luogo nell’alto dei cieli, diviene il puro agnello del sacrificio. Qui il corpo calcinato (la Fenice morta) viene saturato dalla tintura fluida (la Colomba morta), finché le due essenze si fondono nella Pietra della Pianta (la Pietra Filosofale), che è la pianta nella sua forma più pura ed essenziale. Shakespeare scrisse una poesia su questo tema, The Phoenix and the Turtle (La Fenice e la Colomba), in onore dei due uccelli morti e divenuti un’unica essenza.
Un disegno indiano allude all’eterno processo di androginizzazione vivificante che avviene nell’atmosfera, mostrandoci il congiungimento a mezz’aria dell’acqua e del fuoco. Secondo l’alchimia, l’umidità terrestre, sospesa nell’aria e impregnata dei raggi della luna, si scioglie nei raggi del sole dando vita a due essenze androgine sottili: Mercurius, l’essenza delle trasmutazioni, e il sale, agente della fissazione. Insieme, dopo aver dato vita alle piante sotto forma di rugiada, esse penetrano nella terra, dove diventano il seme dei metalli. Vale la pena di notare che il fuoco e l’acqua nel disegno hanno otto braccia: la fusione può avvenire solo tramite un doppio incrocio. In una società stabile i matrimoni incrociati fra cugini tendono ad essere istituzionalizzati, e corrispondono al passaggio di un’affermazione superficiale dell’androginia a una più radicale e totale. Ciò spiega forse anche perché l’anomalia dei gemelli siamesi ermafroditi, con i loro doppi organi sessuali in ordine scambiato, non è del tutto sgradevole all’occhio.
Anche l’immagine rinascimentale dell’androginizzazione c’insegna la fusione tramite incrocio. La reciproca bramosia dei due opposti (simboleggiata dal cane) genera una spirale (rappresentata dalle spire del serpente, dalla catena tirata in direzioni opposte dai due cupidi e dal motivo delle viti avvolte sui loro sostegni nello sfondo). Ciò è possibile perché, mentre la spinta solare, raffigurata dai piedi alati dell’uomo, mantiene il maschio contratto nello sforzo (a ciò allude l’uccello con le ali chiuse che la donna innalza sopra la sua testa), la donna diviene volatile (com’è indicato dall’uccello con le ali spiegate che l’uomo regge sopra la testa di lei). La fusione androgina s’innalza a spirale solo in presenza di correnti incrociate, proprio come avviene per l’effettivo chiasma dei nervi ottici nel cervello. C. G. Jung ha sottolineato che in ogni intimo incontro fra un uomo e una donna vi è sempre uno scambio incrociato, che coinvolge l’uomo e la sua anima femminile, Anima, da una parte, e la donna e la sua anima maschile, Animus, dall’altra.
La Brhadaranyaka Upanishad (IV.3.21) dice che “come nelle braccia di una donna amata perdiamo ogni distinzione fra l’esterno e l’interno, così l’essere umano (purusha) abbracciato dall’assoluto onniscente (prajnatmana) è soddisfatto in ogni suo desiderio (kama); solo il desiderio dell’assoluto persiste, ogni altro sparisce, così come sparisce ogni dolore”.
La rappresentazione simbolica del matrimonio in Picta poesis di Barthélemy Aneau ci mostra quanto queste idee fossero vive nel Rinascimento europeo. Il marito e la moglie sono uniti da un nodo d’amore e si fondono nell’albero della vita, che è rappresentato anche dalla croce che essi formano con le braccia (Mosè e il satiro, sullo sfondo, rappresentano forse il controllo e gli impulsi, la Legge e la Natura). D. Cheney ha notato che la scena assomiglia all’incontro fra Amoret e il marito (che ci ricordano Salmacide ed Ermafrodito) in La regina delle fate di Edmund Spenser (libro III, ed. 1590). Britomart li osserva, “per metà invidioso della loro beatitudine” e “molto toccato dai loro spiriti gentili”: per metà Mosè approvante, per metà satiro adocchiante, ovvero, nel linguaggio di Spenser, in parte devoto di Diana, in parte donna tentata da Venere.
La fusione perfetta era simboleggiata dall’amore fra Ermes e Afrodite , dal quale nacque Ermafrodito. Michael Mayer commenta la stampa dicendo che Ermafrodito corrisponde al Parnaso, la montagna dalla doppia vetta dove Apollo soggiorna con le Muse e attraverso la quale passa l’asse del mondo. Ciò suggerisce la colonna vertebrale dell’Uomo Cosmico e il serpente Kundalini che snoda in essa le sue spire. Queste correlazioni fra unione sessuale ed essenza del cosmo in Occidente sono evocate solo tramite velate allusioni in trattati alchemici, come appunto quello di Mayer, ma nei templi dell’induismo esse erano insegnate apertamente.
Su un’incisione, Alberto Magno, maestro di Tommaso d’Aquino, indica un androgino che regge una Y. Alberto, ci dice il testo, rappresenta qui la suprema autorità sia spirituale sia temporale. La Y, come insegna Filone, è simbolo del Verbo che penetra l’essenza di tutti gli esseri. Gli gnostici Naasseni insegnarono che esso rappresenta l’intima natura dell’essere, che è insieme maschile e femminile e, in quanto tale, eterna.
Il globo di Khunrath rappresenta simbolicamente gli insegnamenti fondamentali dell’alchimia. Centro ed essenza della terra è il Caos, che qui appare come androgino (Rebis) che combina contrazione ed espansione, femminile e maschile in una spirale unificata. Esso è la forza creatrice della realtà. Gli opposti vengono agganciati e messi in movimento dall’essenza della luce, che prende la forma del principio della Salinità, di una bruciante acredine nelle viscere della terra. La spirale dell’androgino attivato produce la “Coda di Pavone” o “Arcobaleno”: materia fecondata ed energizzata, pronta a generare il seme dei corpi minerali e vegetali.
L’applicazione pratica di questa teoria viene suggerita dall’immagine dell’androgino sul fuoco. La materia prima androgina del regno minerale giace in uno stato di latenza, sotto un sole eclissato e una luna nuova. Per risvegliarsi e crescere, per ricevere i raggi invisibili del sole e della luna, e per trasformarsi in un seme minerale, l’androgino richiede il fuoco della fermentazione. Questo è il precetto generale. Nell’effettiva preparazione dei farmaci alchemici ciò significa che due sostanze opposte, come il mercurio e lo zolfo, devono venir saturate con certi succhi e poi macinate fino a formare una polvere nera e fine. Tale polvere viene racchiusa in un vaso sigillato e riscaldata a fuoco lento finché fermenta. In questa stampa i corpi congiunti rappresentano le due sostanze, l’oscurità che li circonda è il vaso alchemico, la graticola il “calore di fermentazione” necessario perché la trasformazione possa avvenire. Ancora oggi è possibile vedere questo processo in atto in ogni laboratorio per la produzione di medicine ayurvediche in India. Gli addetti praticano di quando in quando un’apertura nel recipiente per esaminare il grado di trasformazione delle sostanze in esso contenute, indicato dai cambiamenti di colore. Nei testi alchemici occidentali questa fase del processo è simboleggiata dalla Coda di Pavone che si dispiega sopra l’androgino. Per il mistico, ciò che accade nel recipiente sigillato è la Genesi stessa in scala ridotta. Il processo fu visualizzato in questi termini da Jacob Boehmen in Von der Gnadenwahl (1623): “Adamo, rivestito della suprema Gloria, né uomo né donna, bensì entrambi, temperato con entrambe le tinture, sia come Matrice Celeste nel fuoco procreatore dell’amore, sia come Mascolinità affine al fuoco essenziale” (5:35).Il processo alchemico di fusione tramite fermentazione è qui rappresentato da un re e una regina che giacciono fianco a fianco, con le loro anime che si librano sopra i corpi nudi. Il fine del processo è lo stesso che si proponevano le coppie di asceti del cristianesimo primitivo: liberare i principi che animano l’essere umano tramite fermentazione e fusione dei corpi sottili.
La materia prima androgina è rappresentata sopra un’urna, le cui quattro sezioni rappresentano i quattro elementi. Le ali ne denotano l’incipiente volatilità, dovuta alla reazione che coinvolge l’energia solare, centripeta, e l’energia lunare, centrifuga (il re e la regina), in un processo spirale di fermentazione. Riassumendo il simbolismo del disegno: i principi solare Q e lunare R, compenetrandosi sopra la croce degli elementi + , formano il segno di Mercurio S con le ali della volatilità rivolte verso l’alto.
Le illustrazioni dei testi alchemici ci indicano come gli alchimisti interpretassero l’operato segreto della natura. Questo va dalla fase di ingiallimento (citrinitas) della materia prima alchemica o Uovo Filosofico al regulus (“reuccio”) di antimonio. Il regulus è il metallo purificato per riduzione, che si deposita sul fondo del crogiolo. Ilregulus stellare di antimonio è noto per la facilità con cui si combina con l’oro. Il disegno alchemico ne riproduce la struttura, associandola allo spirito dell’oro che anima il regulus a livello sottile, rappresentato dai movimenti del serpente. La forma a stella del regulus di antimonio evoca la stella Regulus, situata nel cuore della costellazione del Leone. È perciò forse l’antimonio il leone, il re dei metalli?
Isaac Newton lavorò con il regulus di antimonio, confidando che esso contenesse un forte principio sulfureo, lo Zolfo Filosofico. Lo mescolò con l’argento, ottenendo una massa plumbea che egli ritenne essere una materia prima androgina. A questa massa aggiunse mercurio, affinché estraesse dall’aria Mercurius, lo spirito liberamente fluttuante di ogni trasmutazione.
Newton si attenne scrupolosamente alle criptiche istruzioni dei testi: “dovrai passare attraverso il ferro”, “il ferro era presente nel minerale grezzo originario”, “dovrai usare un magnete”. Mediante una coppa di antimonio è possibile preparare un farmaco in quantità illimitata, semplicemente versando acqua nella coppa: l’antimonio, come un magnete, s’impregna delle influenze libere, vivificanti dell’aria. “Dovrai usare del piombo”: Newton ottenne un Piombo Filosofico. Quando alla fine mescolò dell’oro al suo preparato, all’interno dei vasi sigillati posti sulla fiamma vide alberi ramificarsi, apparire e scomparire, e divampare colori iridescenti, che nel disegno alchemico sono rappresentati dai movimenti circolari del serpente.
B.J.T. Dobbs (The Foundations of Newton’s Alchemy, or the Hunting of the Greene Lyon, Cambridge/New York, 1975) spiega l’esperienza di Newton dicendo che egli vide formarsi e dissolversi “composti intermetallici instabili”. Gli alchimisti invece avrebbero descritto la stessa esperienza dicendo che Newton aveva lavato l’Androgino di Fuoco, il quale dispiegò quindi il suo “arcobaleno” o “Coda di Pavone”.
Unità: la nascita e il serpente
William Blake diede voce a una tradizione diffusa e particolarmente viva presso gli alchimisti, immaginando che la materia visibile sia preceduta da una fermentazione invisibile, nel corso della quale il principio maschile della luce e del tempo ruota come una “spada fiammeggiante” entro il velo di neve e ghiaccio del principio femminile, che rappresenta l’essenza dello spazio. Il gelido velo o la solida crosta dell’aspetto femminile della materia primordiale costituisce l’aspetto visibile del reale, l’illusione cosmica o maya. Tutto ciò può essere rappresentato come un uovo, il cui tuorlo corrisponde al principio maschile del sole e del tempo (che altro non è che l’ombra gettata dal sole su un quadrante), mentre l’albume e il guscio visibile corrispondono al principio femminile dello spazio. Nel disegno alchemico l’uovo diventa il globo, l’albume la polpa vegetale, il tuorlo il sole, raffigurato qui come la testa maschile dell’androgino, i cui piedi femminili sono immersi nell’elemento acqua, in fondo alla valle, o utero, situata fra le due colline del fuoco (la salamandra) e dell’aria (le aquile). L’Uomo Cosmico appare come il bambino, replica del globo androgino.
La stampa di Blake tratta da For the Children: The Gates of Paradise (Per i bambini: le Porte del Paradiso), ci mostra l’Uomo Cosmico o Uomo Eterno come Eros alato che esce dal guscio dell’uovo, riecheggiando la tradizione greca che vede in Eros il dio dell’origine della vita . Blake gli mette in bocca queste parole:
“I rent the Veil where the Dead dwell:
When weary Man enters his Cave
He meets his Savior in the Grave.
Some find a Female Garment there,
And some a Male, woven with care”.
“Io squarcio il Velo che avvolge i Morti:
lo stanco Uomo, entrando nella sua Caverna
incontra il suo Salvatore nella Tomba.
Colà alcuni trovano un Abito Femminile,
altri un Abito Maschile, tessuti con cura”.
L’incontro con due serpenti accoppiati è presso molti popoli il più favorevole degli auguri. Nel mito di Tiresia un tale incontro segna l’inizio del destino di androgino e veggente del protagonista. Nello yoga e nel tantrismo il motivo dei serpenti allacciati rappresenta il perfetto equilibrio delle energie interne. Formicolii della spina dorsale, serpenti eretti e falli in erezione sono fenomeni imparentati fra di loro. Una nota acuta produce un brivido lungo la spina dorsale; e una melodia che si snoda a spirale, suonata da un flauto, ritmata da un tamburo o ballata da agili e leggiadre membra, fa alzare sia i serpenti sia i falli. La particolare e completa estasi dell’androginia è simboleggiata dal caduceo che, in quanto rappresentazione dell’accoppiamento di serpenti, denota la corrispondenza, sezione per sezione, dell’essere androgino con il cosmo.
Nella tradizione occidentale, Giordano Bruno, in De immenso et innumerabili (VI,5), descrive la compenetrazione di serpenti accoppiati come emblema dell’amplesso fra il Sole-Dioniso e la Terra-Cerere. I raggi solari, egli dice, penetrano nell’utero dell’umidità terrestre per raggiungere eternamente il femore stesso della madre cosmica. Il femore è l’osso con cui si fanno i flauti.
Entrare in rapporto con questo nucleo della vita cosmica è il fine dell’adepto, sia come alchimista sia come mistico. L’adepto s’identifica con Mercurio, il fluido principio androgino della realtà. Mercurio dapprima è assopito e si astrae dal mondo della veglia per sognare i giusti sogni. Il suo corpo sottile emerge dal suo inguine come un caduceo (indicazione anche del sonno REM, in cui si producono erezioni). Sopra di lui aleggia il principio della luce e del calore. Nella fase successiva lo vediamo incoronato, con il caduceo perpendicolarmente eretto che va a toccare il centro del cuore, dove il sole e la luna si congiungono androginamente. Un piede poggia sulla terra, l’altro sul fuoco. Nella terza immagine la trasformazione è compiuta: Mercurio è ora il perfetto androgino e regge il globo imperiale nella mano sinistra e il caduceo nella destra. Il caduceo è ora esternato e conferisce armonia non solo all’uomo interiore, ma anche al mondo esterno. Saturno e la Luna, Giove e Mercurio, Marte e Venere si fondono finalmente l’uno nell’altro e tutti insieme in un’unità, e Mercurio li porta, come un mazzo di fiori, dentro le viscere della terra, dove diverranno le anime rispettivamente del piombo e dell’argento, dello stagno e del mercurio, del ferro e del rame, formando una spirale che culmina nell’oro solare.
Il Mercurio di Agostino di Duccio ci appare all’apice del suo potere. I dettagli di questa immagine devono essere stati suggeriti dagli ermetici che si erano raccolti alla corte di Sigismondo Malatesta. Le stelle sullo sfondo alludono all’armonia delle sfere; il bastone magico guida le anime nella discesa e nella risalita dalle profondità della terra; il gallo della vigilanza è appollaiato sul piede sinistro; il cappello conico della magia s’innalza verso il cielo sul capo dell’androgino, e le nubi che gli fluttuano intorno alle ginocchia suggeriscono, come ha osservato Adrian Stokes (The Stones of Rimini) il moto elicoidale di un vortice che s’innalza. Il piede destro, maschile, poggia sulla roccia con cui è possibile accendere il fuoco, mentre il piede sinistro, femminile, è immerso nelle femminili acque.
La saggezza, in greco sophia, rappresenta il legame fra l’Unità Divina e gli archetipi ideali della Creazione. Certi teologi russi hanno ravvisato in Santa Sofia la Quarta Persona di Dio. Come esperienza di vita, in tutta la storia del cristianesimo, dai primi gnostici ai recenti sofianisti russi, Sofia rappresenta lo struggente desiderio di una pace e di una grazia oltremondane, simile, secondo il tradizionale paragone degli gnostici, all’indefinibile nostalgia provata dal figlio di un re che vive, ignaro delle sue origini, in povertà.
Teologicamente Sofia è lo specchio di Dio e, nel contempo, lo specchio della pura consapevolezza per gli uomini. Essa è femmina in rapporto a Dio, ma androgino in rapporto all’umanità. Vladimir Solovev, il grande sofianista russo dell’Ottocento che evocò Sofia come sfida allo Spirito dell’Umanità del pensiero positivista, vedeva la mascolinità di Sofia manifestarsi in Gesù e la sua femminilità in Maria.
L’immagine di Sofia compare a Novgorod nel Mille, ma può forse provenire da Bisanzio. Il suo aspetto infuocato deriva forse dalle descrizioni dell’Arcangelo Purpureo della Suprema Illuminazione contenute negli scritti dei neoplatonici persiani. Nella mano sinistra tiene il caduceo e con la mano destra si stringe al seno una pergamena contenente i segreti esoterici. Alla sua destra è la Vergine incinta del Bambino, alla sua sinistra san Giovanni Battista. Questi due assistenti, i due canali che trasmettono la sua influenza al livello della effettiva manifestazione, sottolineano entrambi la trascendenza delle divisioni sessuali.
L’androgino, o Rebis alchemica, è alato come Sofia ed è in tal senso una personificazione della saggezza cosmica. Un’ala è rossa e l’altra bianca, a indicare gli spiriti dell’oro e dell’argento, del sole e della luna, del sangue e del latte del corpo vivente della natura. Indossa un abito nero bordato di giallo, che suggerisce il nero della materia prima androgina in cui tuttavia sono presenti in potenza le correnti della vita metallica aurea. Il verde del paesaggio è il prodotto della mescolanza dei colori di Rebis. Egli/ella regge con la mano destra un cristallo, in cui i suoi colori appaiono in successione convergente al centro, dove va collocato l’uovo o seme minerale che l’Androgino porta nella mano sinistra, lunare. Secondo la teoria alchemica, lo spirito lunare agirà nell’uovo, provocando la putrefazione della calce spenta della terra, fino ad attivare in essa il nucleo solare latente che risorgerà allora in un corpo cristallino vivo e capace di crescita, così come l’acredine del fuoco provoca la putrefazione delle morte ceneri e della sabbia in un fluido vivente che diviene infine vetro.